Archive for Settembre, 2014

Luciano Onder, ti seguiremo su Mediaset

Domenica, 28 Settembre 2014

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33: Laura Berti è la nuova conduttrice

Si conclude così (per ora) l’annosa vicenda: ecco la soluzione interna Rai

Di Raffaele Di Santo Martedì 23 Settembre 2014
 
 
 
 

Luciano Onder, dopo esser stato licenziato dalla Rai per Medicina 33, si è ritrovato da ieri Laura Berti nuova conduttrice della storica appendice del Tg2. Ad accogliere la soluzione “interna” scelta dal telegiornale per Medicina 33, sono stati un nuovo studio e una grafica rinnovata. Rompere il ghiaccio è stato più semplice di quanto si pensasse. La giornalista si è presentata al pubblico, ringraziando chi l’ha preceduta.

Come vedete – ha detto Laura Berti – questa è la prima puntata senza Luciano Onder. Permetteteci di salutarlo con affetto per aver permesso la realizzazione di questa rubrica che da tanti anni è il fiore all’occhiello del Tg2 e un pilastro del servizio pubblico. Diciamo che noi raccogliamo quest’eredità, sappiamo che è una grossa responsabilità, cercheremo di mantenere qualità e interesse, ce la metteremo davvero tutta“, ha concluso.

Articolo aggiornato da Raffaele Di Santo, in data 23 settembre 2014

Luciano Onder verso Mediaset

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33, ma a Mediaset potrebbe ben presto rifarsi. Parola de Il Secolo XIX che oggi riporta l’indiscrezione sul presentatore tv di Rai Due: “Mediaset – scrive il quotidiano – sarebbe già pronta a offrirgli una nuova collaborazione“. (continua…)

I grandi film proiettati nel 2014

Domenica, 28 Settembre 2014
 
 
Film più belli del 2014

  • 1. Grand Budapest Hotel
  • 2. Il Capitale Umano
  • 3. Anime nere
  • 4. Dallas Buyers Club
  • 5. Lei
 

Mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno, ma per noi della redazione di NanoPress è già tempo di classifiche: tra le tante quella dei migliori film del 2014 è sicuramente la più gettonata, visto che più o meno in questo periodo gli appassionati di cinema cominciano a chiedersi quali siano state le pellicole più belle viste da gennaio in poi. Noi vi proponiamo i nostri 10 titoli preferiti, fatta salva la solita premessa secondo cui la classifica è stata redatta seguendo logiche assolutamente soggettive, senza alcuna pretesa di infallibilità.

 

 

 

1° Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson

 

 

Grand Budapest Hotel arriva nelle sale. All’interno di questo albergo, situato nell’immaginaria Repubblica di Zubrowka, si alternano le vicende di Gustave H, custode, e del suo aiutante, Zero Moustafa in un intarsio di intrighi e terribili segreti.

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Regia: Wes Anderson.
Cast: Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe.
Trama: Negli anni ’30 monsieur Gustave è il concierge ma di fatto il direttore del Grand Budapest Hotel, collocato nell’immaginario stato di Zubrowka. Gode soprattutto della confidenza delle signore attempate e una di queste, Madame D., gli affida un prezioso quadro. In seguito alla sua morte il figlio Dimitri accusa M. Gustave di averla assassinata. L’uomo finisce in prigione, ma la stretta complicità che lo lega al giovanissimo portiere immigrato Zero gli sarà di grande aiuto.

2° Il Capitale Umano

Regia: Paolo Virzì
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Luigi Lo Cascio.
Trama: I progetti faciloni di ascesa sociale di un immobiliarista, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice, il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. E poi un misterioso incidente, in una notte gelida alla vigilia delle feste di Natale, a complicare le cose e a infittire la trama corale di un insolito noir che si compone come un mosaico.

3° Anime nere

Regia: Francesco Munzi.
Cast: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Barbora Bobulova, Anna Ferruzzo.
Trama: E’ la vicenda di tre fratelli figli di un pastore, coinvolti dalla malavita dell’Aspromonte. Il più giovane, Luigi, è un trafficante internazionale di droga; Rocco vive a Milano con la moglie Valeria e la loro bambina, non accetta lo stile di vita del fratello minore ma è imprenditore grazie a denaro illecito, riciclato in campo immobiliare. Il maggiore dei tre, Luciano, allevatore di capre, si illude di poter vivere della sua terra, fino al giorno in cui suo figlio Leo con una bravata scatena una guerra tra famiglie rivali.

4° Dallas Buyers Club

Jared Leto non ha visto Dallas Buyers Club

 

 

Jared Leto non ha visto Dallas Buyers Club. La ragione per cui l’attore non ha ancora visionato la pellicola che gli è valsa il premio Oscar 2014 come miglior attore non protagonista è l’immenso sforzo psicofisico per calarsi nei panni del personaggio da lui interpretato ‘È un’esperienza che per il momento preferisco lasciare andare’ ha dichiarato, tuffandosi nei festeggiamenti del premio Oscar. Ammette però che probabilmente guarderà la pellicola in futuro.

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Regia: Jean-Marc Vallée.
Cast: Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Dallas Roberts, Denis O’Hare, Steve Zahn.
Trama: Ambientato nel 1985 e ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia sulla tenacia di Ron Woodroof, un elettricista texano e cowboy da rodeo che un giorno scopre di essere sieropositivo, con una prognosi che lo condanna a soli trenta giorni di vita. Ron però rifiuta di accettare questa sentenza di morte e si mette in cerca di una cura alternativa.

5° Lei

Regia: Spike Jonze
Cast: Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Scarlett Johansson (solo voce).
Trama: A Los Angeles, in un futuro non troppo lontano, Theodore è un uomo sensibile e complesso, distrutto però dalla fine di una lunga relazione. A rivitalizzarlo ci pensa un nuovo e sofisticato sistema operativo che promette di essere uno strumento unico, intuitivo e ad altissime prestazioni e che comunica attraverso ‘Samantha’, una voce femminile sintetica ma vivace, empatica, sensibile e sorprendentemente spiritosa. Tra i due nasce un’amicizia che diventa sempre più profonda fino a sfociare in vero e proprio amore ‘impossibile’.

6° American Hustle

Gli anti-eroi di American Hustle corrono verso l’Oscar

 

 

Con il suo ultimo film, il regista David O. Russel, gia’ autore di The Fighter, si guadagna i favori della critica e del pubblico. Grazie a una sceneggiature accattivante e a un cast stellare.

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Regia: David O. Russell.
Cast: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner, Jennifer Lawrence.
Trama: Il film è incentrato su eventi reali e racconta l’operazione Abscam, creata dall’FBI verso la fine degli anni ’70 per indagare sulla corruzione dilagante nel Congresso degli Stati Uniti d’America e in altre organizzazioni governative. L’operazione andò a buon fine anche se non soprattutto grazie all’aiuto di una coppia di noti truffatori.

7° 12 Anni Schiavo

Regia: Steve McQueen.
Cast: Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti, Brad Pitt, Lupita Nyong’o.
Trama: Film tratto dall’omonima autobiografia di Solomon Northup, un talentuoso violinista di colore che vive libero nella cittadina di Saratoga Springs con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo, ma che ingannato da due falsi agenti di spettacolo viene rapito, picchiato e frustato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato in Louisiana, dove rimane in schiavitù per ben 12 anni.

8° Smetto quando voglio

Regia: Sydney Sibilia.
Cast: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Pietro Sermonti, Neri Marcorè.
Trama: In Smetto Quando Voglio, il protagonista Pietro Zinni ha 37 anni, fa il ricercatore ed è molto brillante nel suo lavoro, ma quando arrivano i tagli all’università viene licenziato. Per sopravvivere gli viene un’idea drammaticamente semplice: mettere insieme una banda criminale molto particolare, reclutando alcuni suoi ex colleghi universitari che, a causa della crisi, vivono ormai tutti ai margini della società, facendo chi il benzinaio, chi il lavapiatti, chi il giocatore di poker. I soldi incominciano a piovere a palate, ma…

9° Ida

Regia: Paweł Pawlikowski.
Cast: Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik.
Trama: Nella Polonia comunista del 1962, Anna è una giovane orfana che vive in convento. Poco prima di prendere i voti viene convinta dalla madre superiora ad andare a far visita alla sua unica parente in vita, zia Wanda, che in passato non ha mai cercato di contattare la nipote. Ritrovatesi, le due intraprendono un viaggio per scoprire come sono morti i genitori di Ida (così si chiamava in realtà la giovane), durante il quale il cinismo e la spregiudicatezza della donna si scontrano con la frugalità e la spiritualità della ragazza.

10° Le Meraviglie

Regia: Alice Rohrwacher.
Cast: Maria Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher, Sabine Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci.
Trama: Gelsomina è un’adolescente introversa che vive nella campagna umbra con i genitori e le sorelline. La ragazza è inquieta e vorrebbe andare via, scoprire il mondo che comincia dopo il suo casale, ma a trattenerla è il rigido padre, che guarda a lei ancora come a una bambina. La loro routine, scandita dalle stagioni e dall’impollinazione delle api mellifere, è interrotta dalla presenza di una troupe televisiva e dall’arrivo di Martin, un ragazzino con precedenti penali che deve seguire un programma di reinserimento.

A parte queste 10 pellicole, che abbiamo selezionato non senza difficoltà a causa della vasta scelta, vanno citati nella lista dei migliori film del 2014 anche Saving Mr. Banks, Lucy, Maze Runner, The Stalker, Nymphomaniac, The Wolf of Wall Street, Edge of Tomorrow, The Lego Movie, Captain America – The Winter Soldier, Quando C’era Berlinguer, Colpa delle Stelle e X-Men – Giorni di un futuro passato. Ma i posti in classifica erano soltanto 10!

A Milano ci sono gli Sheppard

Martedì, 23 Settembre 2014

 

Il 28 ottobre in uscita l’album d’esordio della band australiana

 (foto: ANSA)

(ANSA) – ROMA, 22 SET – Arrivano al Tunnel di Milano gli Sheppard, in concerto il prossimo 12 novembre, per la prima volta in Italia. Il gruppo australiano, autore della hit mondiale Geronimo, è formato dai tre fratelli George, Amy ed Emma Sheppard e da Jay Bovino, MichaelButler e Dean Gordon. Il 28 ottobre uscirà il loro album d’esordio Bombs Away, per la Decca Records (Universal). “Vogliamo rendere la gente felice – dice George – evocando il pop dei nostri genitori, roba tipo Beatles, Cat Stevens e Van Morrison”.

Il 10 novembre esce il nuovo album dei Pink Floyd. Mimmo Parisi: “Album da 21esimo secolo”

Martedì, 23 Settembre 2014

 

Raccolta del materiale registrato durante le sessioni di The Division Bell: è prevalentemente strumentale con una canzone, ‘Louder Than Words’

La copertina del nuovo album dei Pink Floyd, 'The Endless River', in uscita il 10 novembre (foto: Ansa) FOTO
La copertina del nuovo album dei Pink Floyd, ‘The Endless River’, in uscita il 10 novembre

“The Endless River nasce dalle sessioni musicali per Division Bell nel 1993. Abbiamo ascoltato oltre 20 ore di musica suonata da noi tre e abbiamo selezionato ciò su cui volevamo lavorare per questo disco, un nuovo album dei Pink Floyd da 21° secolo”. A spiegarlo è il chitarrista e cantante David Gilmour, che commenta così il nuovo album di inediti dei Pink Floyd: ’The Endless River’, in uscita il prossimo 10 novembre.

Come si legge anche dal sito ufficiale, ‘The Endless River’ è composto da materiale registrato durante le 1.993 sessioni di Division Bell (l’ultimo album prodotto in studio), quando David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason suonarono liberamente insieme al Britannia Row e Astoria Studios, così come ai tempi delle sessioni negli anni settanta, che portarono a ‘Wish You Were Here’.
 
Nel 2013 David Gilmour e Nick Mason hanno rivisitato quel materiale ed è nato ’The Endless River’: un omaggio a Rick Wright, il tastierista dei Pink Floyd scomparso alcuni anni fa. Si tratta di un album prevalentemente strumentale, con una sola canzone, ‘Louder Than Words’, (nuovi testi di Polly Samson). La produzione è di David Gilmour, Phil Manzanera, Youth e Andy Jackson.

L’album è disponibile in versione ‘ cd standard’, doppio vinile o ‘deluxe box’ (con dvd, nuove immagini e contenuti extra).

Ascolta l’anteprima del brano dal sito ufficiale

Ecco la tracklist: 

Things Left Unsaid
It’s What We Do
Ebb and Flow

Sum
Skins
Unsung
Anisina

The Lost Art of Conversation
On Noodle Street
Night Light
Allons-y (1)
Autumn ’68
Allons-y (2)
Talkin’ Hawkin’

Calling
Eyes to Pearls
Surfacing
Louder Than Words

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Gli Spandau prodotti da Trevor Horn

Giovedì, 18 Settembre 2014
 
La formazione recente degli Spandau Ballett
 

Era il 1989 e il Muro veniva giù sotto le aggressioni, la rabbia e i sorrisi di speranza di improvvisati picconatori. Le speranze, così pare, ad occhio e croce, non sono state esaudite. Alla libertà di andare dove il cuore porta e dove le scarpe conducono, non è seguita per tutti la possibilità di fare un lavoro decente e una vita decente. La polizia sovietica non spiava più, anche perché c’era ben poco da scoprire tra la gente disoccupata e allo sbando psicologico.

Su quelle mura passate su tutti i canali tv possibili pareva di sentire la voce di “Trough the Barricades”. E forse qualcuno, insieme allo sguardo spinto verso il futuro, aveva portato con se veramente un transistor che trasmetteva gli Spandau Ballet con la loro miglior canzone, per l’appunto “Trough the Barricades”. Il brano prende lo spunto da un evento tragico. Più precisamente, nell’Irlanda del nord, due ragazzi di religione diversa tentano di fregarsene della divisione ideologica e religiosa e cercano di guardare nella stessa direzione comunque. La coppia non avrà purtroppo un futuro coi fiori d’arancio. Gli unici fiori presenti saranno posati, nel loro biancore, sulle loro tombe. Una chitarra evocativa funge da supporto all’intero brano scritto dal chitarrista (Gary Kemp) che, da poco, aveva iniziato lo studio del fingerstyle sulla chitarra acustica. Il 1989 non è solo la caduta del Muro, ma anche la caduta degli Spandau Ballett.

Con le dovute distanze che lo spessore storico impone, anche l’annientamento di una band (non è dimenticabile l’ennesima divisione dei fans tra quelli Duran Duran/fever e quelli Spandau Ballett/comestomalesenzaloro!) è un evento che segna (chiedetelo alle ex teen di allora che, ora madri e padri di fan di artisti(?) made in De Filippi), hanno assistito ai concerti di Tony Hadley, il quale, nella migliore delle tradizioni delle band sciolte, ha continuato anche imbolsito a fare concerti. Il gruppo si mette insieme nel 1976. Gary Kemp si dedica al canto e alla compositore. Steve Norman, più interessato ai suoni , si alterna alla chitarra, al sassofono e alle percussioni). Gary e Steve sono sostanzialmente coloro che danno il la a tutta la storia degli Spandau. Frequentavano la Dame Alice Owen’s School, ad Islington, quando decisero di formare una band per inseguire il successo. Poi fu la volta di John Keeble. John e Steve si incontrarono quando entrambi scoprirono la batteria elettronica nell’aula di musica scolastica, vedendosi regolarmente durante la pausa pranzo per fare pratica. Quindi arrivò il bassista Michael Ellison. L’ultimo ad aggiungersi fu il cantante Tony Hadley. L’album con il quale chiudono i battenti è «Heart Like a Sky». Questo 25 anni fa. Ora, nell’anno di grazia 2014, gli Spandau Ballet sono tornati in studio per un nuovo album di inediti, come riporta l’”Independent”. La notizia è passata attraverso Twitter, annunciando che al nuovo lavoro parteciperà il produttore Trevor Horn. Gli Spandau, per quanto portatori di (ex) ragazzine urlanti, rappresentano anch’essi la possibilità di attirare l’attenzione sulle cose che contano oltre l’intrattenimento di marca esclusivamente ludica. Come in Italia Venditti, De Andrè, o Guccini, Mimmo Parisi (del quale ricordiamo la canzone a tema “A Berlino”) e Gaber, anche gli internazionali cantori di “Trough the Barricades” hanno saputo dare le coordinate giuste.

 
 

“Et c’est passé”, l’album del cantautore Mimmo Parisi

Giovedì, 18 Settembre 2014
 

Et C’Est Passe

Copertina
Links: 

TrackList

1. Et C’Est Passe

2. Qui Ci Vorrebbe John Wayne

3. Il Grande Cielo

4. Tempi Duri

5. Arrendetevi Siete Circondati

6. Il Dolce Tempo di Maria

7. Non Faccio Prigionieri

MIMMO PARISI – Et C’Est Passe

(2014 – Autoprodotto)

voto: 9/10

Il cantautore Mimmo Parisi ha presentato da qualche tempo il suo nuovo cd, ‘Et c’est passè’, scaricabile, fra l’altro, in perfetto free download, su Jamendo al seguente link, http://www.jamendo.com/it/list/a133344/et-c-est-passe.

Parisi è un autore sui generis, in quanto non limita il proprio operato all’interno del binomio parole/musica, ovvero il classico sentiero percorso dal cantautore di marca classica, ma spazia, complice anche la possibilità offerta dalla registrazione digitale, verso tutti gli aspetti strumentali dei quali è costituito un album di canzoni. Mimmo Parisi ha una naturale predisposizione per il rock, un rock che sfuma attraverso i colori del pop, del hard rock e, perfino, e a sconfinare, nel metal. E’ autore di due precedenti cd usciti solo in forma digitale dal titolo ‘Quando Non 6 Totti o Ligabue‘ e ‘Non Faccio Prigionieri‘, qui si ripresenta con sette brani (non tutti inediti) racchiusi in un cd che si chiama, per l’appunto, ‘Et C’Est Passe‘.

Quindi, quello che ci propone potremmo definirlo un cd rock  dove la sua chitarra dirige le trame. I testi sono interessanti, sicuramente hanno quel quid che potrebbe portare in emersione il nome di questo autore: nel marasma musicale italiano, dove chi è arrivato pensa a conservare il posto al sole facendo magari canzoni che non hanno bisogno di grandi riflessioni, la sua proposta risulta invece chiaramente frutto di una voglia di raccontare il personale punto di vista sul mondo. D’altra parte, basta chiudere gli occhi e l’alta tensione presente all’interno dei brani più critici, si fa spazio con naturalezza e spontaneità. Apre la title track ,che risulta un brano che rimanda al mondo dei cantautori francesi, ma con arrangiamenti hard rock. Veramente centrata ’Qui Ci Vorrebbe John Wayne‘ con un testo molto diretto e mirato all’attualità della nostra derelitta Italia e non da ultimo, una buona prova alla chitarra.

Con ‘Il Grande Cielo‘, siamo in pieno trip azzurro. Il brano è molto intimistico ed è una sorta di soliloquio, arpeggiato e cantato con passione; forse, per chi è abituato a ragionare per categorie a compartimenti stagno, potrebbe risultare staccato dai canoni rock: è un errore interpretativo/ermeneutico, forse che ‘Yesterday’ è inquadrabile in qualcosa di non rock? Quando un brano è bello, basta dichiararlo e non etichettarlo, e ‘il grande cielo’ è bello. Il rock continua la sua corsa in ‘Tempi Duri‘, composizione dal riff scintillante e che calamita  l’attenzione. Più incazzosa ‘Arrendetevi Siete Circondati‘ molto politicizzata e dai ritmi più serrati. Gli interventi di tastiera segnano con decisione la temperie sciorinata dal testo.

Con ‘Il Dolce Tempo di Maria‘ si vira verso una ballatona rock. La canzone mette in mostra l’ottimo potenziale che Mimmo Parisi ha nel disegnare una ballad di spessore.  Chiude ‘Non Faccio Prigionieri‘ che, come concetto ideologico, ricorda ‘Combat Rock’ dei Clash, come aspetto… notarile (n.d.r. da nota: croma, semibiscroma, etc.), invece rimanda, con il suo carico metal al rock fatto con le chitarre e non con le nacchere o qualsiasi altro strumento spacciato per ‘nuovo linguaggio rock’: il rock va fatto con le chitarre, altrimenti è altro, magari più bello, ma altro.

Insomma, giusto per ricollegarmi a quanto appena detto, se vi piace il rock, qui c’è il rock. Fatto con le chitarre. Va detto che Parisi lavora nel suo piccolo studio, chiamato romanticamente Stelledicarta, interessandosi in prima persona della distribuzione (sui digital store che sostengono la sua musica), della promozione (i classici amici blogger, i giornalisti di larghe vedute, il passaparola) e, dulcis in fundo, della produzione fatta all’insegna di Sparta. Quindi se ci si aspetta la produzione di Danger Mouse, Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood, ovvero quelli che hanno prodotto l’ultimo degli U2, ‘Songs of innocence’, be’, bisogna attendere: nel disco di Mimmo Parisi c’è solo del ottimo rock sincero… ed arrabbiato.

Massimo Albertini

Quando i chitarristi si arrabbiano

Mercoledì, 17 Settembre 2014

 Ospitiamo in questa occasione un articolo di Diego Romero pubblicato su YastaRadio 

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Due chitarristi arrabbiati

Scritto da: diegoromero

Questo utente ha pubblicato 8 articoli.

In questo fine primavera/inizio estate di un altro annus horribilis (per fortuna che il signor Renzi, coi suoi 80 euro, ha offerto la pizza…!), qualcuno prova a dire la sua, come i due chitarristi/cantautori di questo articolo. Il primo a essere citato è, va da se, visto il contributo emotivo che ha dato alla musica italiana e, ma è solo una precisazione tautologica, alla chitarra intesa come possibilità di pronunciare il futuro a sette note, è Ricky Portera. Questo visionario straordinario, a distanza di 7 anni dalla sua ultima pubblicazione ritorna sul panorama musicale internazionale con “Fottili”, un album di rabbia e all’insegna del “non ho più niente da dimostrare”. Ricky Portera, non è una novità, è un artista che per molto tempo ha caratterizzato il suono e i palchi del gigante Lucio Dalla. Un mito della chitarra per genialità ed espressività , che ha saputo in questo nuovo lavoro, dal titolo goliardico, confezionare e realizzare sapientemente un progetto per certi versi temerario. La sua voce, forse occultata dal personaggio legato allo strumento a 6 corde, avrebbe dovuto avere, nel passato, più attenzione perché particolare e, miscelata ad arrangiamenti calibrati, non sarebbe passata inosservata in altre mani e in altri tempi. Forse questa è la volta buona. Come sempre, anche per la squisitezza dei testi, questo nuovo album dovrebbe attirare l’attenzione di un pubblico largo, per non parlare dei suoi assoli, sempre sopra le righe. Ospiti importanti hanno dato il loro prezioso contributo : Gaetano Curreri , PierDavide Carone, Pino Scotto, Andrea Innesto (Cucchia), Claudio “Gallo “ Gollinelli…. solo per citarne alcuni. La produzione discografica è a cura di Beppe Aleo.

Per i più appassionati, a seguire, c’è una sintesi del cammino artistico di questo personaggio sempre in movimento. Il primo approccio di Ricky Portera con il panorama musicale risale al luglio 1969, quando entra a far parte dei Club72, gruppo nato alcuni anni prima a Castelfranco Emilia del quale fanno parte Danilo Bastoni (tastiere), Augusto Menozzi (voce), Renato Tabarroni (percussioni), Gianni Suzzi (basso), Gabriele Mattioli (sax tenore e baritono), Dino Melotti (sax tenore) e Portera (chitarra solista). È fondatore con Gaetano Curreri degli Stadio, coi quali si è cimentato anche in vesti di cantante nei brani Un fiore per Hal (presente nel primo album del gruppo e nella colonna sonora di Borotalco) e La mattina (presente nel Q Disc Chiedi chi erano i Beatles). Storico collaboratore di Lucio Dalla, è stato anche chitarrista di Ron e altri autori italiani come Eugenio Finardi e Loredana Bertè. Lucio Dalla ha scritto e dedicato a Portera il brano Grande figlio di puttana, che divenne, nel 1982, il primo grande successo degli Stadio. Ha scritto per Vasco Rossi Una nuova canzone per lei (1985). Uscito dagli Stadio ha continuato la carriera di session man collaborando con Nek, Massimo Bozzi, Robert & Cara (prodotti da Dalla). Ha partecipato al Festival di Sanremo nel 1996 al fianco di Paola Turci per il brano Volo così e nel 2006 con Anna Tatangelo per il brano Essere una donna. Nel 1990 realizza il suo primo album da solista omonimo. Al disco collaborano il sassofonista James Thompson e Giovanni Pezzoli degli Stadio.
Nel 1996 torna a lavorare con Lucio Dalla in studi e dal vivo, dopo quasi dieci anni di distacco. Nel 2007 esce il secondo album solista, Ci sono cose, nel quale riprende anche il classico degli Stadio Canzoni alla radio, scritta nel 1986 insieme a Luca Carboni. Per l’occasione ricompone il nucleo originale degli Stadio,Giovanni Pezzoli alla batteria, Roberto Costa al basso e Gaetano Curreri. Lo stesso anno riceve la cittadinanza onoraria di Mistretta, in provincia di Messina, paese di origine del padre. Su iniziativa di una associazione giovanile locale, è stata inaugurata una scuola di chitarra per principianti e non, tenuta dallo stesso artista. Ha svolto insieme al gruppo Custodie Cautelari un tour con sei chitarristi italiani; da questa esperienza è nato anche un CD live dal titolo La notte delle chitarre. Nell’aprile del 2010 ha partecipato come solista all’album Piano Car del compositore minimalista Stefano Ianne, insieme a Trilok Gurtu e a Nick Beggs dei Kajagoogoo. Ha poi affiancato Ianne nel tour di promozione dell’album. Sempre nel 2010 ha fatto parte del GIG (Genuine Italian Guitars) assieme a Luca Colombo, Maurizio Vercon e Peppe Scarciglia.

Di Mimmo Parisi, invece, citiamo il suo ultimo album digitale titolato “Et c’est passé”, rintracciabile per il free download su Jamendo e altri internet store. Parisi è un artista sintetizzabile con la definizione originale di rockantautore. Rockantautore perché, pur avendo nella sua cultura importanza straordinaria l’epopea cantautorale di tutte le varie scuole italiane (genovese, milanese, romana, bolognese etc.) e internazionali, come Dylan, Springsteen o Jeff Buckley, o la scuola de chansonnier, giusto per citarne alcune, ha sempre avuto grande attenzione all’impatto chitarristico (è lui stesso chitarrista che ha sempre ammirato, neanche a dirlo, il grande Portera) e al sound da band del brano da presentare. D’altra parte i suoi testi, come “…Qui ci vorrebbe John Wayne” o “Arrendetevi siete circondati” o, ancora, “Tempi duri”, rimandano a un atteggiamento di protesta e rabbia verso una società che si fa plagiare e che accetta acriticamente chi si arroga il Potere. Il “gregge” teorizzato da Friedrich Wilhelm Nietzsche, secondo Mimmo Parisi, rappresenta in modo raccapricciante e realistico, purtroppo, coloro che accettano senza il minimo segno di critica i masnadieri del Potere: “Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi; salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo, e così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno”. Di questo artista è sicuramente apprezzabile la capacità di autogestirsi. Parisi opera rigorosamente in home recording, quindi senza gli “effetti speciali” del grande produttore o la promozione della pluripremiata major di turno. Del resto bisognerebbe smetterla di pensare all’artista come marketing e basta, non è più tempo. Se qualcuno ha qualcosa da dire, ammesso che ce l’abbia, lo metta giù se sa scrivere, lo disegni se sa disegnare, lo canti se sa cantare, lo componga se lo sa fare. Bisogna iniziare ad allontanarsi dal mondo greve dove la vita è tutta in un tweet: breve, senza contenuto e con la testa che ritorna a brucare.
Diego Romero, giornalista web

 

Remake di Un amore senza fine

Sabato, 13 Settembre 2014

 

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Un amore senza fine

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Di il 11 giugno 2014 Cinema, ENTERTAINMENT, Novecento – di Giulia Di Giovanni

La regia di Shana Feste, con Alex Pettyfer, Gabriella Wilde, Bruce Greenwood, Joely Richardson, Robert Patrick, propone una pellicola drammatica, in Italia da giovedì 5 giugno 2014 al cinema e in programmazione in 104 sale cinematografiche.

Il film è il remake dello sfortunato film Amore senza fine del 1981 diretto da Franco Zeffirelli, con Brooke Shields e Martin Hewitt, che vinse il Razzie Awards e si basava sul romanzo omonimo di Scott Spencer.

Nella nuova proposta di Shana Feste troviamo David, un ragazzo innamorato della vita, dell’amore e soprattutto di Jade, che ha desiderato avvicinare per tutto il corso della frequenza alle superiori ma lei gli è sempre sembrata tanto bella quanto scostante e apparentemente snob. Jade in realtà non lo è ma si è immersa nello studio per cercare di lenire il dolore per la morte del fratello, avvenuta qualche anno prima. Questo avvenimento terribile ha creato nel padre medico cardiologo un senso di colpa devastante che ha riversato sulla figlia cercando di proteggerla in tutto e per tutto.

Ma ora la bella protagonista ha finalmente incontrato il grande amore, nonché il primo. Sarà pronta a sfidare il genitore, con l’appoggio della madre, per difendere il suo futuro dai pregiudizi di appartenenze a classi sociali differenti, in cui lei è figlia di una famiglia benestante, e lui un semplice aspirante meccanico.

Il film diventa con il passare dei minuti sempre più qualcosa di già visto e molto noto, dalla tematica intramontabile, sullo schermo come nella letteratura, una tragedia alla Romeo e Giulietta.

È curioso però andare fino in fondo alla storia per vedere con quale chiusura originale si giungerà ai titoli di coda.

A Un amore senza fine si ispira una delle più appassionate canzoni del cantautore bolognese Mimmo Parisi, “Ma tutto cambia”,qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=du2fg1iYOpw

 

 

 

Tre cantautori con le loro storie

Sabato, 13 Settembre 2014
M. Ligabue, M. Parisi & G. Grignani
M. Ligabue, M. Parisi & G. Grignani
 
 
Marco Ligabue, fratello del più noto Luciano, ha rilasciato il primo singolo che farà parte del cd che sarà lanciato nel post estate. La canzone si chiama ‘Ti porterò lontano’ ed è disponibile sui principali digital store. Il brano si avvale di un videoclip diretto da Maurizio Bresciani e visibile su Youtube e realizzato negli Usa. Marco Ligabue ha dichiarato su Facebook che, in una società che vuol plagiarti, spesso gli succede di voler fuggire senza nemmeno la valigia. Il cantautore di Correggio fa notare come uno dei meccanismi che incatenano l’individuo in modo errato a questo mondo che passa il minimo sindacale, è il fatto che ‘qualcuno‘ ci convinca che esista un unico colore e un unico modo di intendere la vita. Questo porta la persona ad abbassare gli occhi. Ci vuole poco però, alzando gli occhi, per rendersi conto che mille sfumature sono pronte a colorare l’esistenza.
 

Per il cantautore Mimmo Parisi e per la sua Stratocaster Marshalldipendente è disponibile sui digital store ‘Dammi una mano’, brano che anticipa l’album d’autunno che titola ‘La polvere del ring’. Sul suo canale Youtube è possibile anche vedere il videoclip associato al brano. La canzone ha come tema il ‘curioso atteggiamento’, giusto per usare un eufemismo, di chi si interessa di fatti importanti usando una profonda superficialità. L’ossimoro si impone perché esistono personaggi che creano continuamente neologismi improbabili per indicare disturbi e patologie che avrebbero bisogno di altra attenzione. Cosa c’è di inaccettabile nelle parole cieco, sordo, zoppo o altro? Questi ‘studiosi’ apparentati all’Accademia della Crusca sono dei giocolieri della parola, essi inventano termini e perifrasi pensando di poter modificare la realtà. Così, dopo gli audiolesi, sono nati i visulesi! Le parole non possono modificare la sostanza delle cose: ciechi e non vedenti sono sinonimi e non muteranno di una virgola lo status dei fatti. Per contro, se qualcuno ha bisogno, diamoci da fare… ma per favore: non a parole! Ecco, questo è il filo conduttore della canzone “Dammi una mano” del cantautore bolognese Mimmo Parisi.

‘Io nella vita ho qualcosa da dire/ io nella vita non sono un bluff/ tu prendi il diavolo per la coda/ ma esser famosi è già fuori moda per me/ e non c’è più niente da dire/ e non c’è più niente da capire perché quando l’ostacolo è solo un nuovo gioco politico tutta la gente va in panico ed io mi agito e non mi va di essere normale’. Queste parole appartengono invece a Gianluca Grignani, cantautore appena assurto agli onori della cronaca per lo scontro con alcuni carabinieri. La canzone è “Non voglio essere un fenomeno“, brano apripista per il cd d’autunno “A volte esagero“. Che dire? Testo e titoli sembrano una premonizione di ciò che gli è capitato. Tuttavia e al di là della cronaca va detto che Grignani è un artista che ha fatto della sincerità la sua bandiera. Va ricordato come, tempo fa, ospite in una delle trasmissioni della De Filippi (quale? E chi lo sa… Tra amici, poste, uomini, donne, nonni ringalluzziti e talent per ogni uso ed evenienza, vai a capire quale fosse!), comunque in quell’occasione alla domanda su come cantare meglio, il cantautore rispose in modo spiazzante: ‘Ah, io faccio come mi viene, non sto mica lì a perdere ore’, concluse ridendo. A conti fatti, dopo questa estate tutto sommato scarsa di sole, si preannuncia l’arrivo di un autunno di cd roventi.

(A cura di Giovanni Contini)

Su iTunes ci sono i nuovi U2

Venerdì, 12 Settembre 2014

10 settembre 2014

11:30- E alla fine è arrivato, nella maniera che nessuno si aspettava. Il tanto atteso nuovo album degli U2 si intitola “Songs Of Innocence” ed è disponibile gratuitamente su iTunes fino al 13 ottobre, quando poi uscirà la versione fisica a pagamento. E’ stata la stessa band ad annunciarlo intervenendo alla convention Apple nella quale è stato presentato il nuovo iPhone 6.

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Una vera rivoluzione nell’ambito dell’industria musicale. Perché qui non si tratta di un gruppo emergente ma della band più famosa del mondo, che “regala” il suo nuovo album per un mese abbondante a 500 milioni di utenti, facendo così di “Songs Of Innocence” il disco con la ampia diffusione mai avuta.

E in quanto a Bono e soci, il ritorno oltre che di immagine è anche economico, dal momento che al di là dei ricavi futuri sulle copie delle varie special edition che verranno fatte del lavoro, a monte c’è un accordo con Apple di quelli importanti. Qualcuno sostiene che sia un accordo di due anni, che potrebbe riguardare anche iniziative future, forse anche la sponsorizzazione di un tour. Ma su questo non ci sono conferme. Sicuramente Bono ha fatto sapere che questo è solo “il primo tassello di una collaborazione che trasformerà il modo in cui la musica è ascoltata e vista”.

Il 13 ottobre uscirà sia la versione fisica standard che il vinile e una versione tradizionale deluxe che conterrà una sessione acustica di brani selezionati dall’album più quattro canzoni inedite. Anche la copertina sarà diversa. L’album, registrato a Dublino, Londra, New York e Los Angeles, è stato prodotto da Danger Mouse, Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood e stilisticamente incrocia le primissime influenze musicali della band, dal rock e punk-rock anni 70 alla prima elettronica e musica ambient anni 80.

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L’autunno 2014 porterà con se anche i lavori di Gianluca Grignani, Mimmo Parisi & Marco Ligabue, i quali hanno fatto girare i loro singoli nella bella stagione come avamposti pentagrammati ad annunciare, per l’appunto, i cd post estivi. L’album di Mimmo Parisi, dopo ripensamento, si chiamerà “Questa non è la mia guerra”, in perfetto stile battagliero/combat rock come, già da qualche tempo, questo cantautore bolognese ci ha abituati.