Archive for Novembre, 2014

Bond contro Act

Domenica, 23 Novembre 2014

 

Il fortunato personaggio lanciato da Fleming il secolo scorso, avrà una nuova possibilità e l’avrà in Italia. Infatti, è notizia abbastanza recente, il Bel Paese ospiterà la troupe cinematografica e tutto quello che concerne il remake di un film su James Bond.  Questo vorrà dire capitali investiti in terra italica. Sicuramente è una delle poche notizie che provano a tirare su il morale della Nazione in ginocchio. Tuttavia, anche ad essere forzatamente positivi, nell’anno nuovo James Bond potrà poco contro l’agente Jobs Act. A gennaio, così pare, questo nuovo “agente” entrerà in azione. Niente corse con macchine speciali o tentativi di salvare il pianeta da qualche bomba atomica. Se niente si opporrà, il Jobs Act farà sparire con un colpo di spugna il cnl, il contratto nazionale del lavoro. È probabile che la cosa riesca, visto che Act non può disubbidire al suo capo diretto, Matteo Renzi, suo creatore.

Ma quando è iniziata la decadenza del cnl? Già dal 1990 la parte di reddito destinata ai lavoratori ha iniziato ad assottigliarsi. Da quel fine millennio la quota è diminuita di circa 7 punti, dal 62 per cento al 55. Nel giugno 2011 e nel novembre 2012, tale esito nefasto ha ricevuto ulteriore forza dagli accordi interconfederali, anche se bisogna riconoscere che la Cgil non ha firmato. Quindi la funzione storica del cnl, ovvero la difesa della quota salari sul Pil, stante così i fatti, nel nuovo anno cesserebbe. Per mano di Jobs Act, l’agente con licenza di cancellare il cnl. Ora, lo capirebbe chiunque, se il denaro si sposta dal lavoratore, è perché raggiunge altri lidi. Più precisamente va a rimpinguare, ad esempio, il top manager che gode di maggiori introiti. Tuttavia, non è la stessa cosa il denaro in tasca ad uno o a tanti.

Il problema è che, in un organismo economico, duecento operai rappresentano una domanda, appunto, di duecento; uno rappresenta il consumo di uno. Non ci vuole molto per capire dove vuole andare a parare questo punto di vista: alla contrazione della domanda interna. Jobs Act in azione significherà non solo impari livello tra classe possidente e lavoratori, ma anche differenza all’interno di quest’ultimi. Infatti gli accordi sindacali locali permetteranno alle imprese uno spazio operativo che per forza creerà squilibri stipendiali. Nel 2013 la soglia della povertà relativa è stata fissata in circa 1.300 euro per una famiglia di tre persone. C’è il pericolo che la soglia si abbassi di più. Ovviamente, col Jobs Act agente, le imprese che vanno bene e quelle che arrancano creeranno differenze stipendiali.

Si attuerà una reazione a catena, verosimilmente: alle disuguaglianze stipendiali tra azienda e azienda, seguiranno le differenze territoriali. Il Jobs Act è un incognita: i bassi salari rischiano di danneggiare l’economia ostacolando la modernizzazione delle imprese. La ricerca e lo sviluppo, in Italia, non segnalano un Paese proiettato verso il futuro. Fin dagli anni ’90 gli investimenti in questo senso ammontano a un afflitto zero virgola qualcosa. Senza contare l’età delle strutture che doppiano quelle presenti negli altri Stati europei. Le imprese italiane non sono sfavillanti, anzi. Senza giri di parole, rischiano di essere le ultime della classe. Ma qui entra in azione Mr. Jobs Act: offre loro la possibilità di conservare questo status.

Il fatto è che, là dove la legge permetta alle imprese di forgiare salari su misura, ovvero da lavoratore povero, quattro imprese su cinque tenderanno a farlo. Ancora, non è verosimile che spendano soldi in ricerca, né in sviluppo o investimenti. Di impianti rinnovati non se ne parla nemmeno: insomma l’aumento annuo della produttività del lavoro, che è strettamente collegato ai punti appena citati, resterebbe nelle vicinanze dello zero.

Diego Romero, webber

Jennifer Lopez con Antonio Banderas nel film ‘The 33′

Domenica, 16 Novembre 2014

 

Jennifer Lopez con Antonio Banderas nel nuovo film 'The 33'
 
A distanza di un anno Jennifer Lopez  e Antonio Banderas tirano le somme, positive, del loro film in coppia, “The 33″. La pellicola narra la storia dei 33 minatori cileni che, nel 2010, tennero il mondo col fiato sospeso; come forse si ricorderà, presso la miniera San José nei pressi di Copiapó nel deserto dell’Atacama 33 lavoratori rimasero sepolti per 69 giorni a 700 metri dalla superficie. Per J.Lo, 43 anni, si tratta del primo film di quest’anno dopo il thriller d’azione “Parker”. Quest’ultimo ,per la regia di Taylor Hackford, ha debuttato negli uSA lo scorso 25 gennaio ma è stato un mezzo flop e dal 21 maggio è già disponibile su DVD. Con Jennifer, il cui ottavo disco di studio dovrebbe uscire nel corso del prossimo novembre, reciterà Antonio Banderas. Il 52enne attore spagnolo in questo periodo è di casa sui piccoli schermi italiani in una pubblicità in cui, tra le altre cose, si rivolge ad una gallina. Il copione è a cura di Mikko Alanne e Jose Rivera.
 
Daniela Diaz (a cura di)

“Sonic Highways”, il cd targato Foo Fighters 2014

Domenica, 16 Novembre 2014

Dave Grohl e i Foo Fighters, con “Wasted Light”, nel 2011,  atterrarono sul pianeta rock lasciando il segno. Volarono in vetta alle classifiche di mezzo mondo e conquistarono quattro Grammy. Sbalorditivo, per una band alternativa, quando alternativa è diventata parola vuota. Oggi che tutto pare alternativo, niente lo è. Comunque i Fighters sono veramente altro nel marasma di note e parole che soffiano in giro e il loro nuovo cd promette di raggiungere le stesse vette di “Wasted Light”. I Foo sono rock e raggiungono un pubblico enorme senza modificare il loro suono.
 
Grohl è il deus ex machina dei Foo Fighters, ma prima di essere l’inventore di questa band, vale la pena ricordarlo, era il batterista dei Nirvana. Ora suona la chitarra, ma questo probabilmente è solo un particolare. Per Grohl usare bacchette e tamburi o le corde di una Fender è la stessa cosa. L’importante è il risultato artistico non il mezzo. “Sonic Highways”, il nuovo album uscito in novembre, è un lavoro profondo e articolato. Grohl ne parla con impeto e passione ed è super attivo: l’anno scorso ha pure realizzato un film, “Sound City”, dove ha avuto come attore sua maestà Paul McCartney.
 
“Sonic Highways” è un’avventura artistica centrata sull’esperienza fatta dai musicisti in otto città americane. In ognuna di queste sono stati intervistati personaggi e artisti che hanno contribuito al loro nuovo album. Di conseguenza le tracce del cd sono spuntate come funghi fioriti nel sottobosco dopo la prima pioggia di settembre. Fra i nomi degli intervenuti non può non fare scalpore quello di Obama. Grohl ha dichiarato di essersi stupito per il cordiale coinvolgimento del Presidente. Infatti quest’ultimo, dopo la premiazione di un soldato, si è dedicato ai Foo con tranquillità assoluta. Dare una medaglia al valore militare e discutere di musica era sembrato a Grohl un binomio azzardato, ma i 15 minuti che il Presidente aveva promesso sono diventati tre quarti d’ora a dialogare su Stevie Wonder .
 
Anche la figlia dell’ispiratore di Dylan, quel Woody Guthrie spesso citato nei suoi ricordi giovanili, ha partecipato agli incontri. I nomi contattati sono stati tanti: Roky Erickson, Willie Nelson, Dolly Parton e altri. “Gli artisti fanno musica, che sia country come quella di Nelson o rock psichedelico in stile 13th Floor Elevator, poco importa: l’importante è che sia sincera e senza sovrastrutture”, hanno detto i Foo. Una tappa di particolare importanza emotiva è stata Seattle. La città dei Pearl Jam e di Jimi Hendrix, certamente, ma, soprattutto per Grohl, è il luogo dei Nirvana: “In questi studi i Nirvana hanno inciso il loro ultimo album e i Foo Fighters hanno registrato il loro primo cd”, ha specificato il chitarrista. Chicago è citato per l’intervento di Buddy Guy, guida artistica di Tom Morello e grande maestro blues. I Bad Brains e Henry Rollins sono accomunati nella puntata della capitale, Washington, indecisa tra monumenti scintillanti e sobborghi diseredati. Insomma un album, quello dei Foo, con un percorso emozionale come pochi. Alle otto città sono quindi dedicate le otto canzoni che costituiscono l’album:
 
Something From Nothing – Guest Rick Nielsen
The Feast And The Famine – Guest
Bad Brains Congregation – Guest Zac
Brown What Did I Do? / God As My Witness – Guest Gary Clark, Jr.
Outside – Guest Joe Walsh
In the Clear – Guest Preservation Hall Jazz Band
Subterranean – Guest Ben Gibbard
I Am a River – Guest Joan Jett
 
Diego Romero (a cura di)

Jeff Buckley, il mito che incise Grace

Venerdì, 14 Novembre 2014
Jeff Buckley
 Jeff Buckley stava per diventare un mito con un solo disco, Grace, destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni ’90, quando una morte assurda lo portò via. Ma tutta la sua vita è segnata da un destino negativo.
 
Jeff Buckley

Jeffrey Scott Moorhead nasce il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, iniziava proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim morì per overdose all’età di 28 anni, entrando nella leggenda della musica americana e trascinando suo malgrado il figlio, che vide per la prima volta poche settimane prima di morire, inconsapevole di un destino altrettanto avverso che si prospettava anche per Jeff.

A 17 anni Jeff forma il suo primo gruppo, gli Shinehead, a Los Angeles. Nel 1990 ritorna a New York e con l’amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i dissidi interni portano il progetto ben presto al fallimento. Jeff Buckley inizia allora una carriera solista suonando nel circuito del Greenwich Villane e rendendosi noto soprattutto per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre, di cui interpreta “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”). Le sue prime esibizioni avvengono in un piccolo club dell’East Village di New York chiamato Sin-E’. Nel 1993, dopo alcuni anni di gavetta, Jeff ha la possibilità, tramite la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel “suo” club. Live at Sin-E’, contiene solo quattro pezzi, due dei quali sono cover, una di Edith Piaf e l’altra di Van Morrison, e due suoi pezzi, “Mojo Pin” ed “Eternal Life”.

Per promuovere il disco Jeff e la sua band partono per una tournée nel Nord America e in Europa. Visto il discreto successo, la sua casa discografica avvia una campagna promozionale per il suo primo disco completo Grace, pubblicato negli Usa nell’agosto del 1994. Nell’album si rivela tutto il talento di Jeff: la sua voce invocante sembra prendere coraggio per strada, finendo in un crescendo, intenso e doloroso. I testi – veri tormenti dell’anima e del profondo — pescano nel repertorio del padre Tim, ma anche di Bob Dylan, Leonard Cohen e Van Morrison. Il lavoro contiene dieci tracce: tre composte da Jeff, due in collaborazione con l’amico Gary Lucas, una con Michael Tighe e una con Mick Grondahl e Matt Johnson, più tre cover, tra le quali, da brivido, la meravigliosa “Halleluja” di Cohen.

Nell’album, Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, accompagnato da Mick Grondahl al basso, Matt Johnson alla batteria e percussioni, Michael Tighe e l’amico Gary Lucas alle chitarre. Grace risulta davvero un’opera carica di grazia, eseguita da un gruppo di tutto rispetto, con pezzi che esaltano le doti vocali di Jeff (in particolare le altre due cover, “Liliac Wine”, “Corpus Christi Carol”) tali da raggiungere una struggente intensità. Il canto di Buckley parte piano, modulando le inflessioni nello stile dei folk-singer, ma finisce sempre in un crescendo drammatico e “mistico”, lambendo blues e gospel. Uno stile ad effetto, che lascia senza fiato in ballate come “Lover”, “Ethernal Life” e “Dream Borother”, oltre che nella struggente title track. Musicalmente, sono il tintinnio della chitarra di Gary Lucas e i soffici sottofondi delle tastiere di Buckley a esaltare il senso di religiosità dei brani (meta’ dei quali sono di ispirazione liturgica). Arrangiamenti eleganti, a volte sinfonici, in bilico tra folk e rock, pop e soul, si combinano bene con l’esile trama delle melodie.

Nel 1997 viene avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco My sweetheart the drunk, che uscirà postumo, in una veste piuttosto grezza e visibilmente incompleta, con il titolo di Sketches (for my sweetheart the drunk).

La notte del 29 maggio l’artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), dove decide di fare una nuotata nel Mississippi e si getta nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall’ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, ma senza risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Aveva solo 30 anni. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l’effetto né di droghe né di alcol.

Nel 2000, la Columbia, dietro la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, pubblica Mistery White Boy, una raccolta dal vivo, e Live in Chicago (su dvd e vhs), concerto del 1995, registrato al Cabaret Metro di Chicago. Nel 2001, esce invece Live à l’Olimpya, ritratto del giovane Jeff nella sua Parigi, contenente brani del primo disco e qualche cover.

Emerso dal circuito folkie e bohemien newyorkese, Jeff Buckley si è dimostrato musicista di razza nonché musa ispiratrice di molti artisti rock, anche in epoca recente. Seppur meno geniale del padre, ha saputo in qualche modo tramandarne lo spirito fragile e disperato, rivelandosi uno dei “personaggi” di culto del decennio Novanta.

 
Gloria Carter, webber

 

In onore di Rubin Carter

Venerdì, 14 Novembre 2014

 

In onore di Rubin Carter

'Hurricane', la canzone di Bob Dylan in onore di Rubin CarterNel 1975 il cantautore dedicò una canzone alla storia del peso medio ingiustamente accusato d’omicidio che era in carcere da alcuni anni. Ecco la canzone, la traduzione e il testo originale

 

20 aprile 2014

 

 

 

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Colpi di pistola risuonano nel bar notturno
Pistol shots ring out in the barroom night
entra Patty Valentine dal ballatoio
Enter Patty Valentine from the upper hall.
vede il barista in una pozza di sangue
She sees the bartender in a pool of blood,
grida “Mio Dio! Li hanno uccisi tutti!” 
Cries out, “My God, they killed them all!”

Ecco la storia di “Hurricane”
Here comes the story of the Hurricane,
l’uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin’ that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

Patty vede tre corpi giacere a terra
Three bodies lyin’ there does Patty see
ed un altro uomo di nome Bello muoversi attorno in modo misterioso
And another man named Bello, movin’ around mysteriously.
“Non sono stato io” dice l’uomo alzando le mani
“I didn’t do it,” he says, and he throws up his hands
“Stavo solo rubando l’incasso, spero che tu comprenda.
“I was only robbin’ the register, I hope you understand.
Li ho visti uscire”, dice concludendo,
I saw them leavin’,” he says, and he stops
“Meglio che uno di noi chiami la polizia”
“One of us had better call up the cops.”
E così Patty chiama la polizia
And so Patty calls the cops
che arriva sulla scena con i suoi lampeggianti rossi
And they arrive on the scene with their red lights flashin’
Nella calda notte del New Jersey
In the hot New Jersey night.

Intanto lontano in un’altra parte della città
Meanwhile, far away in another part of town
Rubin Carter ed un paio di amici stanno facendo un giro in auto
Rubin Carter and a couple of friends are drivin’ around.
sfidante numero uno per la corona dei pesi medi
Number one contender for the middleweight crown
non aveva nessuna idea di che tipo di guaio stava per succedere
Had no idea what kinda shit was about to go down
quando un poliziotto lo fa accostare al lato della strada
When a cop pulled him over to the side of the road
proprio come la volta prima e la volta prima ancora
Just like the time before and the time before that.
a Paterson questo è il modo in cui vanno le cose
In Paterson that’s just the way things go.
se sei negro è meglio che non ti faccia nemmeno vedere per strada
If you’re black you might as well not show up on the street
o ti incastrano
‘Less you wanna draw the heat.

Alfred Bello aveva un socio e aveva un conto in sospeso con la polizia
Alfred Bello had a partner and he had a rap for the cops.
Lui ed Arthur Dexter Bradley vagavano in cerca di preda
Him and Arthur Dexter Bradley were just out prowlin’ around
disse “Ho visto due uomini uscire di corsa, sembravano pesi medi,
He said, “I saw two men runnin’ out, they looked like middleweights
sono saltati su una macchina con targa di un altro stato”
They jumped into a white car with out-of-state plates.”

E miss Patty Valentine fece solo di sì con la testa
And Miss Patty Valentine just nodded her head.
Il poliziotto disse “Aspettate ragazzi, questo qui non è morto!”
Cop said, “Wait a minute, boys, this one’s not dead”
Così lo portarono al pronto soccorso
So they took him to the infirmary
e sebbene quell’uomo vedesse a fatica
And though this man could hardly see
gli dissero che avrebbe potuto identificare il colpevole
They told him that he could identify the guilty men.
 
Alle quattro del mattino fermano Rubin
Four in the mornin’ and they haul Rubin in,
e lo portano all’ospedale, gli fanno salire le scale
Take him to the hospital and they bring him upstairs.
il ferito gli dà un’occhiata mentre sta per morire
The wounded man looks up through his one dyin’ eye
e dice “Cosa lo avete portato a fare qui? Non è lui l’uomo!”
Says, “Wha’d you bring him in here for? He ain’t the guy!”

Ecco la storia di “Hurricane”
Here comes the story of the Hurricane,
l’uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin’ that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

Quattro mesi più tardi i ghetti sono in fiamme
Four months later, the ghettos are in flame,
Rubin è in Sud America a combattere per il suo nome
Rubin’s in South America, fightin’ for his name
mentre Arthur Dexter Bradley è ancora in ballo per l’affare della rapina
While Arthur Dexter Bradley’s still in the robbery game
E i poliziotti gli stanno alle costole
And the cops are puttin’ the screws to him,
cercando qualcuno da incolpare
lookin’ for somebody to blame.

“Ricordi quell’omicidio avvenuto in un bar?”
“Remember that murder that happened in a bar?”
“Ricordi di aver detto di aver visto la macchina fuggire?”
“Remember you said you saw the getaway car?”
“Pensi di voler collaborare con la legge?”
“You think you’d like to play ball with the law?”
“Credi che potrebbe essere stato quel pugile
“Think it might-a been that fighter
Quello che tu hai visto scappare quella notte?”
“That you saw runnin’ that night?”
“Non dimenticare che tu sei un bianco!”
“Don’t forget that you are white.”

Arthur Dexter Bradley disse “Non ne sono veramente certo”
Arthur Dexter Bradley said, “I’m really not sure.”
I poliziotti dissero “Un povero ragazzo come te
Cops said, “A poor boy like you
Potrebbe avere un’occasione”
Could use a break
“Noi ti abbiamo in pugno per quell’affare del motel
We got you for the motel job
E stiamo discutendo col tuo amico Bello”
End we’re talkin’ to your friend Bello
“Ora tu non vorrai dover tornare in prigione, fai il bravo”
Now you don’t wanta have to go back to jail, be a nice fellow.

“Farai un favore alla società,
You’ll be doin’ society a favor.
Quello è un figlio di puttana”
That sonofabitch is brave and gettin’ braver.
“Vogliamo mettere il suo culo in prigione”
We want to put his ass in stir
“Vogliamo affibbiargli questo triplice omicidio”
We want to pin this triple murder on him
“Non è mica Gentleman Jim”
He ain’t no Gentleman Jim.
 
Rubin avrebbe potuto far fuori un uomo con un pugno
“Rubin could take a man out with just one punch
ma non gli era mai piaciuto parlare troppo di questo
But he never did like to talk about it all that much.
“È il mio lavoro”, diceva “E lo faccio per i soldi”
It’s my work, he’d say, and I do it for pay
“E quando sarà finito me ne andrò veloce per la mia strada
And when it’s over I’d just as soon go on my way

su in qualche paradiso della natura
Up to some paradise
dove nuotano branchi di trote e l’aria è limpida
Where the trout streams flow and the air is nice
e dove si può fare una corsa a cavallo lungo i sentieri”
And ride a horse along a trail.
Ma poi lo hanno messo in prigione
But then they took him to the jail house
dove cercano di trasformare un uomo in topo
Where they try to turn a man into a mouse.

Tutte le carte di Rubin erano segnate fin dall’inizio
All of Rubin’s cards were marked in advance
il processo fu una farsa, egli non ebbe mai una sola possibilità
The trial was a pig-circus, he never had a chance.
il giudice fece passare i testimoni per Rubin per ubriaconi degli “slums”
The judge made Rubin’s witnesses drunkards from the slums
Per la gente bianca che osservava lui era un vagabondo rivoluzionario
To the white folks who watched he was a revolutionary bum

e per i negri era solo un negro pazzo
And to the black folks he was just a crazy nigger.
nessun dubbio che fosse stato lui a premere il grilletto
No one doubted that he pulled the trigger.
e sebbene non fosse stato possibile produrre l’arma del delitto
And though they could not produce the gun,
il Pubblico Ministero disse che aveva compiuto lui l’omicidio
The D.A. said he was the one who did the deed
e la giuria composta esclusivamente da bianchi fu d’accordo
And the all-white jury agreed.

Rubin Carter fu processato con l’imbroglio
Rubin Carter was falsely tried.
l’accusa fu omicidio di primo grado, indovinate chi testimoniò?
The crime was murder “one,” guess who testified?
Bello e Bradley ed entrambi mentirono sfacciatamente
Bello and Bradley and they both baldly lied
e tutti i giornali si gettarono a pesce sulla notizia.
And the newspapers, they all went along for the ride.

Come può la vita di un tale uomo
How can the life of such a man
essere nelle mani di gente così folle?
Be in the palm of some fool’s hand?
Nel vederlo così palesemente incastrato
To see him obviously framed
mi sono vergognato di vivere in un paese
Couldn’t help but make me feel ashamed to live in a land
dove la giustizia è un gioco
Where justice is a game.

Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta
Now all the criminals in their coats and their ties
sono liberi di bere Martini e guardare l’alba
Are free to drink martinis and watch the sun rise
mentre Rubin siede come Budda in una cella di pochi metri
While Rubin sits like Buddha in a ten-foot cell
un innocente in un inferno vivente
An innocent man in a living hell.

Ecco la storia di “Hurricane”
Here comes the story of the Hurricane,
l’uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin’ that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

 
Ilenia Distante (a cura di)

Luigi Schiavone, il chitarrista di Ruggeri ma non solo

Lunedì, 3 Novembre 2014

Luigi Schiavone nasce a Roma l’8 settembre 1959, unico figlio maschio, con tre sorelle (tutte con la passione per la musica). Fin da piccolo, dimostra il suo interesse per la musica e grazie a un regalo del padre, una chitarra, inizia a strimpellare da autodidatta lo strumento che diventerà poi il suo strumento ‘principe’.

Dagli inizi al Punk: i Kaos Rock

Dopo aver suonato come chitarrista in alcune band scolastiche, entra nei Kaos Rock, band molto conosciuta nell’underground milanese della fine anni ‘70, che aveva come base il centro sociale ‘Santa Marta’; la band aveva partecipato allo storico concerto del giugno ’79 dedicato a Demetrio Stratos appena scomparso (documentato dal doppio LP 1979 – Il Concerto - Cramps); Luigi nel 1980 pubblica con i Kaos Rock due 45 giri e il mitico album W.W. 3 per la storica etichetta Cramps.

Periodo post punk – Enrico Ruggeri


La fine dei Kaos Rock coincide con il periodo in cui Enrico Ruggeri lascia i Decibel ed è alla ricerca di nuovi collaboratori. Si ricorda del magro chitarrista Luigi Schiavone, che frequenta le stesse sue  amicizie ed ecco che nel 1981, quando inizia a lavorare al suo primo album da solista, decide di coinvolgere Luigi che in quel periodo lavora in un negozio di elettrodomestici. Il primo disco di Ruggeri, Champagne Molotov viene così principalmente registrato di notte per far sì che anche Luigi possa partecipare. Nasce così in quel periodo la coppia Ruggeri-Schiavone, che tanti successi porterà negli anni successivi. È di questi anni il primo brano composto da Ruggeri-Schiavone, Non finirà che vedrà la luce solo nel 1986 nel disco Enrico VIII.

Polvere e gli Champagne Molotov, passando per Sanremo

Il primo disco prodotto della coppia Ruggeri-Schiavone non ha un grande riscontro di vendite, ma è il preludio al disco successivo di Ruggeri, Polvere (1983), il cui brano trainante, che dà il titolo all’album, ha la musica composta proprio da Luigi, e permette a Ruggeri di iniziare a farsi conoscere al grande pubblico; con questo LP nasce anche il nucleo storico degli Champagne Molotov: Luigi Schiavone e Renato Meli (che proveniva dai Jo Squillo Eletrix, band del giro Kaos Rock). In questi inizi Luigi collabora a qualche progetto dance in cui Enrico è coinvolto, fra cui il primo disco di Den Harrow.

Si arriva così al 1984, anno in cui oltre alla collaborazione classica con Enrico Ruggeri, Luigi pubblica C’è la neve, il primo 45 giri degli Champagne Molotov, band che accompagna Ruggeri in tour ed è composta nella line-up definitiva da: Luigi Schiavone (chitarre), Renato Meli (basso), Stefania Schiavone (pianoforte), Alberto Rocchetti (tastiere) e Luigi Fiore (batteria). La band, oltre a proporre i due brani del 45 giri nel tour di Enrico, partecipa al Festivalbar dove si afferma vincendo il Disco Verde, riconoscimento assegnato al miglior artista giovane, e che li vede esibirsi nella finale all’Arena di Verona, in una performance di grande impatto. Nel 1985 gli Champagne Molotov partecipano al Festival di Sanremo, nei giovani, con il brano (sempre composto tra l’altro da Luigi) Volti nella noia. Purtroppo il brano, di non facile presa al primo ascolto, non permette agli Champagne di accedere alla serata finale.

Negli anni seguenti Luigi e gli Champagne Molotov continuano ad affiancare Enrico in tour e in studio, contribuendo al successo e al sound di Enrico, soprattutto grazie al suono caratteristico di Luigi che inizia a essere considerato fra i migliori chitarristi italiani.

Nazionale Cantanti, Premio della critica e produttore.

Nel 1986 Luigi e gli Champagne Molotov partecipano al tour Confusi in un playback-Live di Ruggeri-Locasciulli (durante questo tour, il 24 gennaio 1986, Luigi ha la gioia di diventare padre per la prima volta con la nascita di Giuseppe, seguita qualche anno più tardi, il 16 gennaio del 1990 dalla nascita di Chiara). Nel 1987 al Festival di Sanremo, mentre Ruggeri si afferma insieme a Morandi e Tozzi con il brano Si può dare di più (il lato B del 45 giri, venduto in tutto il mondo, vede un brano composto da Luigi, La canzone della verità), il duo Ruggeri-Schiavone come autori ottiene il prestigioso riconoscimento ‘Premio della critica’ con la canzone Quello che le donne non dicono cantata da Fiorella Mannoia.

Dopo il fortunato e ‘all sold-out’ tour documentato nell’album Vai RRrouge, in cui Enrico e gli Champagne Molotov sono accompagnati dall’Orchestra Filarmonica di Alessandria, Luigi mette ancora più in risalto le sue dote chitarristiche, soprattutto nel tour estivo dello stesso anno, in cui le sonorità rock la fanno da padrone (ricordiamo la cover dei Deep Purple Highway star). Il tour si conclude nel settembre del 1987 con un sold-out di altri tempi al Palatrussardi di Milano.

In questi anni Luigi entra anche a far parte della Nazionale Cantanti, come portiere.

Nel 1988 Luigi è impegnato per la prima volta in veste di produttore: infatti è in sala per il primo disco della rock-band italiana Sharks dal titolo Notti di fuoco. Negli anni seguenti produrrà il disco di una rock band milanese, i Black Rose Kingdom.

Con l’album di Enrico La parola ai testimoni (in cui Luigi ‘scopre’ il computer) e il successivo tour, arriva la fine del periodo Champagne Molotov: infatti, con la fine del 1988, la band si scioglie.

Gli anni 90: gli album da solista, nuove collaborazioni e il progetto Sinergia.

Negli anni 90, oltre a continuare la collaborazione con Enrico Ruggeri come autore, arrangiatore e musicista, sia in tour che in studio (sono gli anni dei grandi successi di vendita de Il falco e il gabbiano e di Peter Pan), Luigi dà vita anche al suo progetto solista. Infatti, nel 1991 pubblica per la CGD il suo primo album La spina nel fianco in cui inizia, timidamente, ad apparire oltre che in veste di autore e musicista, anche in veste di cantante. Il disco, composto da brani di alto livello compositivo, ottiene un discreto successo di pubblico, grazie anche a canzoni quali Prima del temporale (cantata da Enrico Ruggeri, e fino a quel momento ancora inedita) e Pellerossa (in cui Luigi canta con Enrico e Massimo Riva).

Segue poi il disco Animale (1993) dove Luigi dimostra di aver maggior padronanza con il cantato; l’album ottiene un buon successo, grazie al video e alla promozione, partecipando al Cantagiro di quell’anno con il singolo Animale.

Il 1993 è stato anche l’anno del trionfo di Ruggeri al festival di Sanremo con la canzone Mistero: Enrico ha voluto condividere questo successo con il suo amico-collaboratore di sempre, Luigi, che è sul palco dell’Ariston a suonare la chitarra; il sorriso di Luigi nell’esecuzione del brano dopo la proclamazione di Baudo, dimostra come quella fosse anche una sua vittoria. Luigi accompagna Enrico anche all’Eurofestival dello stesso anno, viaggiando fino in Irlanda in automobile, data la sua avversione per gli aerei.

Nel 1994 Luigi, per la prima volta, pubblica un brano senza il testo di Enrico Ruggeri, nel disco del Progetto Sinergia, super-band composta da Luigi, Antonio Aiazzi (Litfiba,) Fabrizio Palermo (Sharks, Clandestino), Lio Mascheroni e Pino Scotto (ex Vanadium). In questi anni partecipa anche al tour europeo di Marco Masini.

Gli anni ’90 si concludono con il terzo disco di Luigi come interprete. L’album s’intitola III ed è il più rock dei tre dischi, ma anche il meno fortunato nelle vendite (nel CD troviamo una cover di Tom Waits e una di Billy Idol).

Il nuovo millennio: Ruggeri, Riff raff e la Notte delle Chitarre.

Luigi continua, anche nel nuovo millennio, a collaborare con Enrico Ruggeri, dando vita a uno dei sodalizi più longevi della musica: inizia ad avvicinarsi anche a nuove sonorità, al jazz, al folk, grazie anche ai nuovi musicisti che sono entrati nella band di Ruggeri in tutti questi anni, ove Luigi è rimasto l’unico punto fermo.

Gli ultimi anni vedono Luigi fondare la cover band Riff-Raff, tributo agli AC-DC perfettamente riuscito secondo il cantautore Mimmo Parisi che li ha ascoltati  e apprezzati, con la quale suona per qualche anno per puro diletto; inoltre Luigi è uno dei chitarristi che partecipano, in giro per l’Italia, alle serate La notte delle Chitarre, insieme a Maurizio Solieri , Cesareo, Ricky Portera, Max Cottafavi, Luca Colombo, Mario Giuseppe Scarpato e Fabrizio Consoli.

Nuove avventure e progetti musicali attendono Luigi nei mesi che verranno, prima tra tutte l’uscita del suo nuovo CD, 16 steps to the sky, il suo primo lavoro interamente strumentale.

Ricordiamo che in tutti questi anni Mr Guitar Man, insieme a Enrico Ruggeri, ha composto brani per tantissimi interpreti, fra i quali Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Anna Oxa e Loredana Bertè. Inoltre come musicista, ha suonato nei dischi di Gianna Nannini, Clandestino, Spagna, ecc ecc…