Archive for Gennaio, 2015

Ecco come nasce una canzone leggendaria come “Stairway to Heaven”

Domenica, 25 Gennaio 2015
gennaio 24, 2015 Lascia un commento Modifica

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Jimmy page, il chitarrista dei Led Zeppelin, rivela come uno dei più struggenti brani abbia visto la luce. Page racconta: «Volevo mettere qualcosa insieme che iniziasse con una fragile chitarra acustica. Era il 1970 «e io stavo cazzeggiando con la chitarra acustica», dice lo storico chitarrista dei Led Zeppelin, «A un certo punto ero arrivato ad avere diversi blocchi di canzone che stavano bene insieme. Si univano con una certa fluidità. Non ci ho messo molto a capire che sarebbero stati i mattoni perfetti per costruire qualcosa che stavo aspettando da molto tempo: comporre una canzone che iniziasse piano piano, che lasciasse entrare la batteria nel mezzo e poi costruisse un grande crescendo. Sapevo anche un’altra cosa: volevo che il pezzo andasse sempre più veloce – una cosa che i musicisti non dovrebbero fare mai».

Page continua: «Quando la struttura è diventata chiara sono andato da John Paul Jones (bassista dei Led Zeppelin, ndr). Volevo che se ne facesse un’idea – era tardi, John Bonham (batteria) e Robert Plant (voce) erano usciti insieme. Ci abbiamo lavorato insieme il giorno successivo. Robert aveva iniziato a scrivere le parole e, con sua grande sorpresa, gli sono venute quasi tutte sul momento. In un attimo il 90 per cento del testo era fatto».

Stairway to Heaven, una delle canzoni più importanti della storia del rock, è stata pubblicata nel novembre 1971. Mimmo  Parisi, grande ammiratore dei Led Zeppelin, regala accordi e parole di questo brano senza tempo:

Mimmo  Parisi, grande ammiratore dei Led Zeppelin, regala accordi e parole di questo brano senza tempo:

LAm      SI7/SOL#   DO/SOL    RE/FA#   FA7     LAm/SI    LAm

 

FA7      LAm       SI7/SOL#       DO/SOL           RE/FA#

Pronto il Jack On Tour 2015

Sabato, 24 Gennaio 2015

Pronto il Jack On Tour 2015, un altro viaggio all’insegna della musica

Lo start ufficiale sarà dato il 30 gennaio a Livorno, si finisce a Catania il 28 febbraio. E poi ci si rivede in televisione a marzo, con un documentario in sei puntate

 

Fuori dal garage il furgone di Jack On Tour inizia a rombare: tra poco sarà pronto per il suo giro d’Italia. E’  la quinta volta. Andrà in quattro città, dove farà otto showcase, quattro concerti principali e farà suonare 14 artisti. Si inizia con tre gruppi: The Zen Circus, Pan Del Diavolo e His Clancyness a Livorno.

Foto di Vivastreet.it Vendo "Il grande cielo"

Mimmo Parisi, il cantautore bolognese, ha commentato l’evento affermando di essere un grande sostenitore di questa manifestazione: – Era ora che la musica riprendesse un modo di presentarsi diverso dai talent che, superata la prima impressione positiva legata alla novità e alla leggenda della serie americana di Fame (Saranno famosi), ora sembrano solo delle scuole per imparare un mestiere! – ha detto. Inoltre, ha concluso – il Jack On Tour è partecipato, oltre che da musicisti che hanno bisogno del contatto diretto con la gente, anche da quei ragazzi che hanno ben presente che Fame era un serial tv e andava bene come tale, nella realtà scuole del genere non fanno altro che appiattire ciò che, per sua natura ,ha bisogno di muri da rompere: l’Arte indica non è indicata!.

Ecco le tappe del Jack On Tour:

30 e 31 gennaio. Livorno
The Zen Circus, Pan Del Diavolo e His Clancyness

5 e 6 febbraio. Milano
Selton & Friends e Roberto Dellera
Special guest: Dente, G. De Rubertis (Il Genio), Ghemon, Walzer Carluccio, Davide “Divi” Autelitano (I Ministri)

18 e 19 febbraio. Roma
Bud Spencer Blues Explosion e Roberto Angelini

28 febbraio. Catania
Le Luci Della Centrale Elettrica e Nicolò Carnesi

I musicisti e il loro furgone sono i protagonisti del Jack On Tour, che vive di jam session e incontri imprevedibili con i fan. Il viaggio sarà raccontato in sei puntate su DMAX a partire da marzo.

Matite per la libertà

Sabato, 17 Gennaio 2015
 
Matite francesi, certo, ma anche italiane, spagnole, inglesi e di tutta quella parte della civiltà che cerca di argomentare con parole e immagini e, per quanto possano essere non gradite, le vignette son pur sempre carta disegnata. Non si è d’accordo con la rappresentazione? Bene, prendi un foglio di carta e sbattilo in faccia a chi ti ha offeso. Occhio per occhio, carta per carta. Non carta per piombo.

Alle 17 di venerdì 9 gennaio di questo 2015 ancora echeggiante di vagiti, si conclude la corsa di due francesi e di un immigrato. Il loro è un addio definitivo e irreversibile. Non avevano accumulato molto tempo su questo pianeta: i due fratelli franco-algerini Cherif e Said Kouachi, avevano circa 30 anni. Pochi per aver potuto realizzare un progetto di vita che ci si aspetta da qualunque individuo che calchi il suolo della Terra. Probabilmente il loro giudizio non collimerebbe con quanto appena detto. Forse avrebbero ragione. Chi lo sa. Alla fin fine, dopo lo scellerato Al Qaida dell’11 settembre, toccherà a loro essere ricordati nei libri di storia. Quell’11 settembre del 2001, quando c’era l’“America under attack”, così titolarono molti giornali; ora è la volta della Francia e dell’Europa a essere “under attack”. Ecco il progetto di vita realizzato da Cherif e Said Kouachi: coltivare per 30 anni i loro corpi e le loro menti per spargere il terrore in Occidente.

Come si può vivere e prepararsi alla semina del terrore? C’è una logica che può essere condivisa, perlomeno scientificamente, psicologicamente? Probabilmente esiste una risposta soddisfacente a questa domanda, ma al popolo, alla gente comune che si rattrista per un lavoro che tarda ad arrivare, che si appassiona a un gol mancato, che si preoccupa per la bimba con la varicella e per tante altre ‘banalità’ che costituiscono la vita che scorre tutti i giorni, questa risposta sfugge. D’altra parte, non solo la logica dei terroristi è avulsa dalla gente, ma, per ironia della sorte, il terrore va a battere cassa proprio a loro: ecco quindi, in questo contesto, entrare in scena un altro vissuto invano, Amedy Coulibaly.

Questi, a quanto pare, ha tentato di mediare una soluzione di salvezza per i due fratelli. L’8 gennaio aveva ammazzato una poliziotta, un gesto assassino che sembrava non aver collegamento con gli attentatori di Charlie Hebdo. Purtroppo, come si è visto, le cose non stanno così. Infatti il 9 gennaio è entrato in un supermarket, ha fatto degli ostaggi, e ha ammazzato ancora.

Un trio e una storia, quella dei fratelli Cherif e Said Kouachi, e Amedy Coulibaly che, quando le ombre della sera invernale hanno iniziato a disegnarsi su Parigi, improvvisamente si è trovata all’ultima pagina. La pagina della fine. Le forze di polizia, le teste di cuoio e i loro dirigenti hanno rotto gli indugi e hanno attaccato. Non si poteva più temporeggiare. Il sole calava e la notte non avrebbe portato consiglio, questo hanno pensato in Francia.

“Matite spezzate”, ecco il crimine di Cherif e Said Kouachi, e Amedy Coulibaly. Hanno preso le matite occidentali e le hanno rotte con i loro proiettili. Dal luttuoso 11 settembre il terrorismo di marca islamica ha fatto grandi passi. Per quanto l’argomento sia negativo, bisogna riconoscere che questi terroristi hanno messo a fuoco cosa veramente possa abbattere un popolo: la distruzione della loro cultura. Una cultura che sa di penne che scricchiolano e matite odorose di legno. Una civiltà avanza nella Storia con saggezza, circospezione. E scrive; prende appunti con i suoi pezzetti di legno con l’anima di grafite. E con quella stessa grafite fa schizzi e disegna.

E COSA FACEVANO I GIORNALISTI E I VIGNETTISTI DI CHARLIE HEBDO SE NON SCRIVERE E DISEGNARE?

Hanno voluto spezzarle quelle matite, hanno voluto spezzare la libertà d’espressione che simbolizzano. Ecco quindi l’Occidente ferito a morte da tre progetti di vita mancati, e plagiati da menti lontane che gestiscono scuole di terrorismo esotico.

Diego Romero, giornalista web

 

La nuova direzione del 2015: One Direction

Venerdì, 2 Gennaio 2015
I One Direction hanno salutato il nuovo anno da Los Angeles partecipando al “Dick Clark’s New Year’s Rockin’ Eve” con una live performance da brivido.
Iniziare l’anno con i One Direction è decisamente il miglior augurio per un 2015 fantastico. Harry Styles, Louis Tomlinson, Niall Horan, Liam Payne e Zayn Malik hanno partecipato alla diretta televisiva “Dick Clark’s New Year’s Rockin’ Eve” da Los Angeles. Il canale televisivo americano ABC ha organizzato due eventi live dalle due coste americane: mentre Taylor Swift ha fatto il botto a Times Square New York, i cinque ragazzi hanno salutato il nuovo anno dalla West Coast, dove si sono esibite anche Charli XCX e Iggy Azalea. I 1D sono saliti sul palco poco dopo la mezzanotte e sono stati presentati da Fergie, che ha scherzato con la band prima di farli esibire. I cinque ragazzi hanno conquistato il pubblico con hits come “Beautiful”, “Steal My Girl” e “Story Of My Life”.
 
Il cantautore bolognese Mimmo Parisi ha commentato che, mentre in Italia si festeggiava il Capodanno su RaiUno nel  modo classico, il pubblico americano ha iniziato il 2015 alla grande con i concerti organizzati dalla ABC sulle due coste americane. Da Los Angeles i One Direction, che sono anche stati brevemente intervistati prima di esibirsi – un’occasione in più per ringraziare i fan per il successo ottenuto fin’ora e per invitarli al nuovo On The Road Again Tour (dalla locandina equivoca), che per ora non tocca ancora l’Italia nonostante la mobilitazione dei Directioner italiani. I ragazzi sono apparsi molto rilassati, anche nel look. Mantenendo la loro solita armonia cromatica di base, ognuno ha sfoggiato il suo look affine alla personalità: Harry in total black slim fit come Zayn e Louis,Liam con un chiodo in pelle scamosciata grigia su nero e Niall con la camicia a quadri sulla canotta scollata. Non male come inizio d’anno, vero? Auguri! E auguri anche dal nostro connazionale Mimmo Parisi che annuncia, tra pochi giorni, l’uscita del suo nuovo album targato 2015.