Articoli di Febbraio 2015 ↓

Sgarbi a Bologna: Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice

 

 

 

 

Dal 14 Febbraio 2015 al 17 Maggio 2015

 

Bologna

Luogo: Palazzo Fava

Curatori: Vittorio Sgarbi

Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9

Telefono per informazioni: +39 051.199.36.338

E-Mail info: info@genusbononiae.it

Sito ufficiale: http://www.genusbononiae.it/

 

Comunicato Stampa: A ottant’anni dalla celebre prolusione di Roberto Longhi all’Università di Bologna (1934, uscita l’anno successivo con il titolo Momenti della pittura bolognese) sulla tradizione artistica della città, grande, ma subordinata dalla critica a Firenze e a Venezia, la mostra, curata da Vittorio Sgarbi, intende riproporre non solo i principi e il metodo dell’illustre studioso, ma anche ripercorrere la storia dell’arte italiana, prima che bolognese, attraverso una serie di significative testimonianze dalla fine del Duecento al Novecentoda Cimabue a Giorgio Morandi, consacrato proprio da Longhi come più importante pittore italiano del suo tempo. Nelle sale affrescate dai Carracci e dalla loro scuola, sarà possibile seguire attraverso numerosissime opere provenienti da chiese, musei, istituzioni e importanti collezioni private, lo svolgimento della storia dell’arte a Bologna.
En passant, vale la pena ricordare che attualmente, pur tra sospiri e polemiche varie, l’evento sta ottenendo un’ottima attenzione. Fra gli altri, vanno ricordati alcune figure di artisti che – pur appartenendo al mondo della musica – , si son mostrati entusiasti della raccolta di opere presentate: ad esempio, il 17 febbraio il cantautore romano Antonello Venditti, ha visitato la mostra “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice”, accompagnato da Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, e da Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae Musei nella Città.
Aspetto una mostra sui rapporti artistici tra Roma e Bologna: sarà sicuramente un appuntamento da non perdere”, ha dichiarato il cantante all’uscita da Palazzo Fava.
Ricordiamo anche la presenza del cantautore bolognese Mimmo Parisi il quale, proprio nella città felsinea, ha frequentato il liceo artistico  e l’Accademia di Belle Arti, docente il professor Contini. Parisi, attualmente impegnato alla stesura di un brano particolarmente sentito - ha come tema la tragica vicenda della ragazza tedesca, ma di origini turche, ormai ricordata come “L’angelo di McDonalds” -, ha dichiarato che l’arco temporale scelto da Sgarbi per unire diacronicamente e sincronicamente il movimento dell’Arte italiana, è veramente di ottima fattura. 

Ma, tornando al tema principe, va quindi sottolineato che La mostra è dunque significativamente dedicata a Roberto Longhi, come il suo stesso titolo evidenzia citando quell’antologia – un volume di 1139 pagine stampate fitte – in cui Gianfranco Contini scelse e ordinò alcuni suoi saggi sulla storia della pittura italiana.  Il titolo della mostra rende omaggio al contempo a Carlo Cesare Malvasia e alla sua Felsina pittrice, la fonte più importante e autorevole per la storia della conoscenza della pittura bolognese dal Medioevo all’età barocca, pubblicata nel 1678.
 
Giorgia Conti, webber
 

 

Nick Drake, il songwriter incompreso

Nicholas Rodney (“Nick” Drake) è stato un cantautore inglese.

1 / 8

Con qualche mese di ritardo, ricordiamo uno dei più graditi testi pubblicati nell’anno 2014. Ci voleva un libro per tornare a parlare di Nick Drake. A raccontare, con i crismi dell’ufficialità, la sua storia, è Remembered for a while, in uscita a novembre in Inghilterra per John Murray, in occasione del quarantennale della scomparsa del songwriter britannico, ma la notizia già ha fatto parecchio rumore, accompagnata com’è da un ulteriore annuncio.
L’edizione deluxe del volume include un vinile con quattro brani tratti da una incisione per la Bbc – una delle leggendarie session radiofoniche trasmesse da John Peel – che si pensava perduta, risalente al 1969, anno in cui Drake debuttava con l’album Five Leaves Left e stava lavorando alle canzoni del disco successivo, Bryter Layter.
L’ARTISTA DI CULTO. Perché tanto interesse? Perché Drake, morto 26enne il 25 novembre 1974 a causa di una overdose – non si è mai riusciti a stabilire con certezza se volontaria o meno – da antidepressivi, pressoché sconosciuto in vita, è diventato nell’ultimo ventennio l’archetipo dell’artista di culto adottato progressivamente da un pubblico sempre più vasto.
SOLO TRE ALBUM IN VITA. La morte di Drake non fu che un trafiletto a margine – letteralmente – della vulgata musicale principale, visto che i tre album incisi in vita, incluso il commiato del 1972 Pink Moon, disco per sola voce e chitarra di rarefatta e rassegnata bellezza, vendettero pochissime copie: lavori penalizzati dall’attitudine appartata dell’autore, che non concedeva interviste e aveva smesso di fare concerti, perché, ipotizza qualcuno, le insolite accordature utilizzate rendevano le pause necessarie tra un pezzo e l’altro troppo vulnerabili al chiacchiericcio.
PARLÒ DELLA GENERAZIONE. Non accettava di misurarsi con un pubblico distratto Drake, ma allo stesso tempo era animato dal bisogno di parlare alla sua generazione, di tradurre in termini che fossero comprensibili al maggior numero di persone il proprio sguardo visionario e ipersensibile; e anche ai posteri, viste gli innumerevoli indizi disseminati nelle canzoni: quasi come se sentisse, si spinge a dire qualcuno, che la sua fama avrebbe avuto inevitabilmente un destino postumo. Un dissidio interiore, tra incomunicabilità e bisogno di riconoscimenti, che lo porterà sulla strada della depressione, con flebili tentativi di uscirne – incluso un viaggio parigino per incontrare senza esito la cantautrice Françoise Hardy – interrotti tragicamente una notte d’autunno del 1974.
LE CANZONI NEGLI SPOT. Poi, nel 1979, usciva Fruit Tree, un box antologico che incominciò a far crescere il culto. Un passaparola a lungo discreto, diffuso tra gli appassionati e i colleghi che non avevano potuto conoscerlo in tempo reale per motivi anagrafici (tra i fan Kate Bush, Robert Smith, Paul Weller, Beck), fino a quando la Volkswagen, nel 1999, scelse una sua canzone, Pink Moon, e la utilizzò per lo spot della Golf.

I suoi possibili eredi: da Elliott Smith a Sufjan Stevens

Nato il 19 giugno 1948, Nick Drake è morto il 25 novembre 1974.Nato il 19 giugno 1948, Nick Drake è morto il 25 novembre 1974.

Da quel momento in poi i tributi si sono moltiplicati, tributi in termini di discendenza artistica (l’acustico Pink Moon pietra di paragone per qualsiasi cantautore indipendente deciso a raccontarsi in intimo dialogo con la propria chitarra, e una serie sterminata di possibili eredi, consapevoli o meno di esserlo: Elliott Smith, Sufjan Stevens, Badly Drawn Boy), ma anche documentari (A Skin Too Few dell’olandese Jeroen Bervens, uscito nel 2000, e il televisivo Lost Boy del 2004, prodotto dalla Bbc con Brad Pitt, altro fan d’eccezione, nelle vesti di narratore) e, naturalmente, biografie, tra tutte quella imponente di Patrick Humphries.
PERSONAGGIO FRAGILE. Nel corso dell’ultimo decennio sono usciti anche materiali d’archivio, un paio di antologie pubblicate 10 anni fa, Made to love magic e A treasury, quest’ultima una raccolta di registrazioni adolescenziali casalinghe le quali hanno fatto venire il dubbio che ci si fosse spinti troppo in là nell’indagare la vita di qualcuno che aveva scelto di parlare solo attraverso le canzoni.
Un caso da manuale di sfruttamento mercantile del defunto? Non esattamente, poiché in ballo c’è senz’altro anche l’indecifrabilità e la fragilità del personaggio, l’enorme fascino esercitato da un animo imploso sul quale è stato (ed è) possibile fantasticare all’infinito.
SCONTRO SULLE INCISIONI. La fame di inediti non è comunque ancora cessata: è recente la notizia che alcuni nastri in possesso di Beverley Martin (vedova del folksinger John: entrambi furono tra i pochissimi confidenti di Drake), che avrebbero dovuto andare all’asta per alcune centinaia di migliaia di dollari, sono stati bloccati dai legali della famiglia del songwriter britannico, che hanno messo in discussione la proprietà delle incisioni.
Non sappiamo se quei nastri vedranno in qualche modo la luce, quel che è certo è che, per la prima volta, con Remembered for a while sembra palesarsi la necessità di ufficializzare il canone drakeiano.
LA SORELLA NEL PROGETTO. Gabrielle, sorella celebre negli Anni 60 per aver fatto parte del cast della serie televisiva Ufo, ha lavorato al progetto per sei anni, curando e selezionando i materiali inclusi testi di canzoni autografi e lettere alla famiglia, includendo le testimonianze del produttore-scopritore Joe Boyd e di Robert Kirby, il da poco scomparso arrangiatore dei primi due album.
Il tentativo di ‘storicizzare’ e canonizzare un lascito artistico che tuttavia molto difficilmente riuscirà a mettere la parola definitiva su una storia per sua natura sfuggente, enigmatica, aperta a molteplici chiavi di lettura.

 
 

Il Volo vincente

Come molti pensavano, la macchina messa in moto per lanciare verso il cielo… il Volo, ha funzionato. Pronostico rispettato. Super favoriti fin dall’apertura della kermesse, i ragazzi de Il Volo trionfano al 65° Festival di Sanremo, battendo, con il 39% dei voti, Nek e Malika Ayane. Quest’ultima si è aggiudicata il Premio della Critica Mia Martini, mentre l’artista modenese si è portato a casa il riconoscimento per il Miglior Arrangiamento, dato dall’orchestra, e il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla. Precedentemente, nel corso della lettura della classifica parziale si era verificato un vero e proprio giallo. Durante la lettura della graduatoria, la grafica è andata in tilt nell’annunciare la nona posizione, erroneamente attribuita a Nek anziché a Nina Zilli.

A quel punto Carlo Conti ha cercato di sdrammatizzare e prendere tempo, fino ad invocare un foglietto con la classifica trascritta a mano. Se la medaglia d’oro è finita al collo del trio figlio di “Ti lascio una canzone”, stupisce al contempo l’assenza sul podio dei cantanti reduci da “X Factor” ed “Amici”. Il talent di Maria De Filippi si è dovuto accontentare del quarto posto di Annalisa (miglior piazzamento), del settimo dei Dear Jack (ci si aspettava di più) e del penultimo di Moreno.

Da segnalare pure l’ultima posizione di Grazia Di Michele, che ad “Amici” è insegnante di canto. Sul fronte “X Factor”, sorrisi a metà per il quinto posto di Chiara. Decimo invece il campione dell’ottava edizione Lorenzo Fragola, che dai bookmakers veniva considerato un papabile vincitore. I due programmi avevano sfornato quattro vincitori negli ultimi sei anni (Carta nel 2009, Scanu nel 2010, Emma nel 2012 e Mengoni nel 2013).

Giudizio finale sulla musica presentata all’Ariston? Leggera, anzi, leggerissima. Così leggera che ha preso il Volo. Speriamo lontano.

Daniela Bersani, webber

Loro non ci vanno a Sanremo

Sanremo 2015Il cantautore Francesco Baccini è stato particolarmente pungente in riguardo a Sanremo. Ha rilevato che il criterio usato per forgiare i cantanti usa e getta che passano sotto le forche caudine dei talent, è del tutto fallibile. Infatti, con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook ufficiale, ha criticato duramente i cantanti che hanno raggiunto il successo grazie ad un talent show (ricordiamo che dei 20 artisti big ammessi Sanremo, ben 6 provengono da un talent): “Siamo l’unico paese al mondo dove prima fai successo (che dura mesi a volte un anno) poi dopo fai ‘la gavetta’. Ma dopo il breve successo diventi automaticamente un vecchio o ex giovane”, ha scritto Baccini, “a parte quei 15 circa che passano sui network tutti gli altri sono considerati ex cantanti (cioè il 90 per cento). Ecco questa è la percezione del pubblico quando si parla di musica…. Fare musica non è esattamente tutto ciò. Questo accade perché oggi la musica è un accessorio… Serve a ballare, serve a far gare o come simpatica suoneria. In realtà non interessa più a nessuno”. Poi, il commento lapidario: “Io mi riferisco ai talent… La Chernobyl della musica”.

Su un social media, Mariella Nava ha svelato di aver tentato di prendere parte al Festival di Sanremo anche quest’anno, per la tredicesima volta, ma senza successo: “Per l’onestà che cerchiamo di diffondere e riprenderci in questo Paese voglio notificare che per il tredicesimo anno la mia canzone per Sanremo era stata presentata. Per tredici anni non ho meritato un posto. Neanche questa volta”.

Leggermente polemica è stata Donatella Rettore, che sulla sua pagina Facebook ufficiale ha scritto: “Nessun dolore dopo aver letto la lista! Era scontato, ma non pensavo proprio così! I tempi sono questi, mediocri. Cerchiamo i colori dentro di no!”.

Tra i cantautori ‘dissidenti’ trova posto anche Mimmo Parisi, autore di alcuni album digitali rintracciabili e scaricati dagli amanti del rock made in Italy, sulla rete. Parisi, aveva proposto il brano Dammi un biglietto per Marte che, a causa, così pare, di una mancata major alle spalle, non ha potuto trovare posto nel carrozzone sanremese.

 Non è da considerarsi escluso dalla commissione musicale, Enrico Ruggeri; il cantautore (che, come riportato nelle scorse settimane dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, aveva presentato a Carlo Conti e ai suoi collaboratori una canzone dedicata ai compianti Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Giorgio Faletti) è stato costretto a ritirare la sua candidatura a causa di alcune problematiche relative alle lavorazioni del nuovo album: “Il lavoro sul nuovo album si sta rivelando più complesso del previsto. Non è conciliabile con tutto ciò che la preparazione di un Festival comporta”, ha scritto, in un post pubblicato su Facebook, Ruggeri, “sono molto dispiaciuto. Sono certo che Carlo farà un figurone. Magari andrò a trovarlo per fargli gli auguri di persona.. Intanto gli chiedo perdono…!”. Il post è stato accompagnato da una spiritosa immagine, che vi proponiamo qui sotto:

Più pacato, nell’annunciare la sua esclusione, è stato Marco Ligabue, che avrebbe dovuto calcare il palco dell’Ariston in trio con altri due artisti: “Dovete sapere che quest’anno mi sono candidato a Sanremo, in trio con altri due artisti amici. Non siamo stati presi. Ammetto che mi dispiace ma, come diceva quel tale, contano sempre quelle tre parole: si va avanti”.

Giorgia Conti, giornalista musicale

Lazzaro, il pittore del silenzio

“Per me che provengo dalla Accademia Clementina – questa l’antica definizione dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna -, Walter Lazzaro e il suo sguardo silenzioso sui paesaggi dell’anima, sono un vero sostegno psicologico. In un  mondo artistico dove le Avanguardie Storiche sono state usate come grimaldelli per aprire tutto, la sua barca dubbiosa, giusto per riferirmi a una delle sue più centrate tele, mette tutto a tacere e invita a riflettere sulle arti visivi.” Quello che avete appena letto, è il pensiero di uno dei nostri cantautori più appartati, ma anche più informati e critici su ciò che succede al di là della porta: Mimmo Parisi, un cantautore con uno sconfinato apprezzamento sull’Arte e sulla musica che non serva solo come tappeto sotto il quale nascondere il pensiero.

Walter Lazzaro, un altro grande maestro del Novecento, dopo Sassu, de Chirico, Migneco e Guttuso nel Salone espositivo e culturale della Società Bancaria Ticinese. Abbiamo colto atmosfere e stralci di grandissima arte e abbiamo cercato di portarli fino a voi con la fotografia.

“Dialoghi dal silenzio” questo il titolo della affascinante silenziosa mostra. Silenziosa perchè le opere esposte     raccontano in maniera semplice il percorso dell’artista tra realismo e metafisica Un racconto fatto di atmosfere malinconiche e silenzi abilmente dipinti. La sua pittura è poesia del silenzio. Un silenzio che racconta l’assenza dell’uomo e fa ritrovare il senso della vita.
Disse di lui De Chirico riguardo alle sue opere: “ Si sente la sottile presenza di questa vita che tace, di questa vita silente; che tace, ma che con il suo silenzio dice tante cose che, comunemente, non si possono udire”.

La mostra dedicata a Walter Lazzaro dal titolo “Dialoghi dal Silenzio” è stata organizzata dalla Sangiorgio International Art Gallery, in collaborazione con la Società Bancaria Ticinese che la ospita  nei saloni espositivi di Palazzo Chicherio a Bellinzona.
Per la comunicazione e l’allestimento la Sangiorgio International ha scelto l’agenzia di comunicazione italiana ZIPPITELLI- ADV. Durata della mostra 29 gennaio 2014 – 22 marzo 2015.

La mostra prima di arrivare a Bellinzona è stata esposta in italia a
SPOLETO • Manna d’Oro, Battistero del Duomo
FORTE DEI MARMI • Forte Lorense
ROMA • Chiostro del Bramante

I Toto e il loro album targato 2015

 

Mimmo Parisi, cantautore guitar oriented e grande estimatore dei Toto, ne parla con grande e rinnovato entusiasmo. In primis, si ringrazia il GGM Studios – Official TOTO Italian FanSite, per le puntuali informazioni che pubblichiamo per tutti i fans della band americana. I Toto ritornano in grande stile. Il 2015 è l’anno del loro ritorno. Dieci anni fa, l’ultimo album di inediti: “Falling in Between” (2006). il nuovo album, in studio, si chiama “Toto XIV”. Un titolo per niente casuale casuale: questo sarà il loro 14° album in studio contenente inediti, una carriera lunga circa 38 anni di musica, passione, lacrime, storie, ferite e nuove emozioni. Inoltre il numero romano “XIV” ricorda quel tanto fortunato “Toto IV” che tante gioie e fortune regalò alla Band negli anni ’80. L’intento dell’attuale line up è stato quello di tentare di fermare per un attimo il tempo cercando di ritornare proprio a quelle stagioni fantastiche. Così questi straordinari musicisti una volta riunitisi in sala di registrazione hanno proseguito con il capitolo che non era mai stato scritto del romanzo “Toto IV”, immaginando che potesse esserci anche il lato B di quel disco, condito dalle influenze acquisite dalla Band nel corso della loro lunga e gloriosa carriera.
Lead vocals affidate questa volta a Joseph Williams tornato in pianta stabile con la Band oramai dal 2010. Dalle tracce emerge quindi anche l’impronta e le influenze di “The Seventh One”, altro fortunatissimo album degli anni ’80.
Veniamo poi agli altri tre membri ufficiali della Band: Steve Lukather alla chitarra, basso e voci, David Paich tastiere e voci, Steve Porcaro tastiere e voci. Che dire, siamo di fronte a dei veri e propri mostri sacri della musica! Musicisti, arrangiatori, cantanti con anni ed anni di esperienza in studio con centinai di artisti e una vita passata sui palchi di tutto il mondo, Europa, America, Asia, Africa, Australia. Della mente e della genialità di Paich e Porcaro tutti i Toto fans ne sentivano un immenso bisogno! Aspettativa questa che non sarà tradita nel nuovo capolavoro.Gradito ritorno anche quello di David Hungate, storico bassista della Band che suonò nei primi album! Forse il modo migliore per sostituire il mitico Mike Porcaro. David si unirà alla Band anche per il prossimo Toto XIV World Tour 2015.
Alla batteria troviamo Keith Carlock batterista degli Steely Dan che ha suonato con i Toto nel Tour giapponese del 2014. Garanzia di un groove contagioso Keith si è subito ben amalgamato con il resto della Band cercando di unire groove, tecnica e musicalità. Per il prossimo tour i Toto porteranno con loro come batterista Shannon Forrest come nel tour nord americano del 2014, uno dei session-man più quotati di Nashville, già batterista di Michael McDonald, Boz Scaggs, Donald Fagen, ecc.
Altri ritorni graditi sono quelli di Lenny Castro alle percussioni e Tom Scott al sax e fiati. Questi musicisti hanno sempre rappresentato la cerchia degli amici stretti della Band ed hanno collaborato con i Toto ancora dagli album storici e fortunati degli anni ’80.
Al basso durante le registrazioni si sono alternati anche Leland Sklar, Tal Wilkenfeld e Tim Lefebvre, Martin Tillman invece al violoncello.
Alle background vocals troviamo poi Michael McDonald, Amy Keys, Mabvuto Carpenter, Jamie Savko, Amy Williams.
Infine una menzione particolare va fatta per CJ Vanston che ha curato le registrazioni ed ha preso parte alle registrazioni dei synths.
L’album sarà un mix tra differenti stili musicali, blues, funk, rock, pop, jazz……..tutto sotto il grande marchio “Toto”, sinonimo di eleganza, raffinatezza, tecnica e soprattutto gusto musicale!!
Ritmiche rock immancabili, un paio di ballads emozionantissime, parti solistiche di chitarra al punto giusto, percussioni travolgenti, arrangiamenti curati al dettaglio: questo è quello che la Band ci regalerà con il nuovo album.
Non crediamo di esagerare se ci esponiamo nel dire che Toto XIV sarà il miglior album dei Toto dai tempi di Toto IV, del resto quando musicisti di questo calibro si riuniscono in uno studio di registrazione non possono prendere vita che capolavori!!
Non perdetevi quindi l’occasione di ascoltare Toto XIV, l’ultimo capitolo del romanzo targato Toto, in uscita il prossimo 20 Marzo in Europa, 23 Marzo UK, Oceania e 24 Nord America, per Frontiers Records.

(A cura di Massimo Albertini)