Articoli di Agosto 2015 ↓

Dear Jack contro Kolors? Non scherziamo, c’è posto per tutti

(Da: http://www.vanityfair.it/show/musica/15/07/02/dear-jack-domani-e-un-altro-film-seconda-parte-tour-date-scaletta-foto-intervista-backstage?utm_source=vanity&utm_medium=NL&utm_campaign=confidential)

Si riparte da Roma il 3 luglio con Domani è un altro film (seconda parte) – il tour.
Un concerto questa volta tutto fatto solo di musica a canzoni. Non c’è più tempo per le chiacchiere: i Dear Jack suoneranno, e tanto, con la voglia di portare sui palchi più prestigiosi di Italia i loro strumenti e canzoni, accompagnati dalla voce di Alessio Bernabei.
Due settimane di prove intense, a casa, quella di Lorenzo, il chitarrista, dove hanno dormito tutti. E con tutti si intende anche fonici e tecnici, in un bellissimo clima di squadra per creare gli arrangiamenti, pensare alla scaletta, fare le ultime rifiniture, provarle in un teatro storico e adattare i cambi dell’ultimo minuto. Anche perché se Alex Britti decide di suonare con te nella data di apertura, l’ordine delle canzoni lo devi rivedere. «Glielo abbiamo chiesto quasi per scherzo», raccontano «Eravamo a Roma l’altro giorno e ci siamo ritrovati a suonare insieme. Ha detto vengo. E per noi è un onore». Non sarà l’unico ospite di questo tour.

Voci di corridoio parlano già di mega ospiti all’Arena di Verona (facile tirare a indovinare con il più noto, vuoi che Kekko non faccia un salto?) ma anche a Nola e Taromina potrebbero arrivare sorprese. Abbiamo parlato con Lorenzo Cantarini e Alessandro Presti, rispettivamente chitarra e basso, per capire come sarà questo tour. E soprattutto come sta andando l’effetto «un anno dopo» quando i vincitori di Amici non sono più loro! (Sì lo sappiamo che non lo erano neanche prima, sono arrivati secondi. Ma sfido chiunque a non considerarli i primi, della scorsa edizione).
Come salirete sul palco? Lorenzo: «Siamo carichi. Questa volta abbiamo scelto la formazione standard. Alessandro e Riccardo nella linea dietro, gli altri davanti. Non ci siamo occupati del palco, che sarà minimal e cambierà a seconda della location, abbiamo solo chiesto che ci siano delle pedane da cui poter fare grandi salti!»


Come avete pensato la scaletta?
Alessandro: «Abbiamo optato per un’idea molto più emozionale rispetto al primo tour. È un crescendo continuo emotivo. Sarà molto serrata, veloce, una canzone dietro l’altra, per travolgere la gente».
Lorenzo: «Nel primo tour parlavamo molto, avevamo lasciato spazio alle gag con il pubblico. Questa volta si suona tutto il tempo senza parlare per niente. Poi ogni volta potrebbe essere diverso perché iniziano a esserci ospiti qua e là».

Le prove come sono andate? Lorenzo: «Abbiamo fatto tutto da soli, abbiamo avuto tempo di concentrarci, scegliendo cosa fare e come farlo!»
Alessandro: «Durante le prove  sono Lorenzo e Riccardo a tenere le redini. Alessio è un’esplosione di idee, è il più emotivo e va alla ricerca delle emozioni. Il nostro ruolo è quello di tradurre in musica quello che dice».
Si può dire che il Coca Cola Summer Festival resgistrato nei giorni scorsi sia stato una prova generale?
Alessandro: «Abbiamo fatto due serate, è stato bello tornare nello stesso posto dove l’anno scorso è cominciato il percorso post Amici. Vedere come in dodici mesi siano successe tante cose e riuscire lo stesso a rapportarti alle situazioni come fosse la prima volta, senza perdere l’adrenalina che ti dà il pubblico, è fantastico». Lorenzo: «È passato un anno da che è finito Amici, c’è stata un’altra edizione, con nuovi finalisti e vincitori. Questo comporta una grande differenza in noi e sapevamo che avrebbe significato qualcosa anche nel nostro percorso. Invece ci siamo resi conto di quanto ci vogliono bene i nostri fan. Abbiamo fatto più che un bagno di folla e stentiamo a crederci».

Non vi fa un po’ paura che le nuove edizioni dei vari talent vi portino via pubblico? Lorenzo: «Quest’aspetto abbiamo cercato di tenerlo d’occhio da subito. Il talent show comporta una spinta pazzesca e ti butta subito sulla cresta dell’onda, ma eravamo consapevoli da subito della possibilità che il gioco si inverta. Noi vogliamo da sempre far vedere chi siamo e che ci meritiamo quello che è successo, senza adagiarci sul successo di Amici e basta».

A proposito di nuovi vincitori, in questi giorni avete fatto un sacco di selfie coi i colleghi, ma con i The kolors no! Lorenzo: «Già, abbiamo anche rincorso i Litfiba per fare una foto con loro, anche se non sono sicuro che Piero Pelù abbia capito chi eravamo! Con i The Kolors siamo stati nello stesso albergo, abbiamo trascorso serate insieme, pranzato, cenato, ma in effetti non abbiamo fatto neanche una foto! Almeno abbiamo fatto amicizia!»

Avete dato qualche consiglio, post vittoria?
Alessandro: «Consigli no, non ci siamo mai sentiti nella posizione di poter dare consigli a qualcuno. La realtà è che c’è uno scambio continuo. Noi possiamo dare qualcosa a loro, loro a noi». Lorenzo: «Mi hanno chiesto come era stato per noi l’anno scorso, ci siamo ritrovati in quei primi momenti, i primi eventi importanti, quando sei ovunque, la gente per strada inizia a riconoscerti. È stata una bella chiacchierata, piena di punti in comune, alla faccia di quei giornalisti, ma anche alcuni fan, che stanno solo aspettando la lite, che qualcuno dica che li temiamo o che loro temono noi. Non è così, fatevene una ragione!».

Quindi, buttiamola sul ridere, se non è una gara di musica, siamo sicuri che non sia neanche una gara di ciuffi? Alessandro: «No, no! (ride) Ognuno ha il suo ciuffo! E c’è spazio per tutti!»

Le date del tour: 3 luglio: Cavea – Auditorium Parco della Musica – Roma 24 luglio: Nola (NA) – Vulcano Live 25 agosto: Taormina – Teatro Antico 31 agosto: Verona – Arena

Iron Maiden negli store il 4 settembre

 

Ci si potrebbe chiedere come sarà questo lavoro musicale degli Iron che annuncia le porte dell’autunno 2015. Si potrebbe, magari con la fantasia lasciata a briglie sciolte, immaginare quali ingredienti abbiano usato questa volta per rendere appetibile il piatto musicale settembrino: un riff d’annata (o dannato…) a due/tre chitarre al fulmicotone, un urlo sovrumano di Dickinson che sovrasta i Marshall e i fill della doppia cassa, Harris con un basso accordato due toni sotto. E’ ovvio e giustificato che, sia i semplici estimatori o i fan più accaniti, possano dedicare la loro attenzione a questo pilastro del metal mondiale che risponde al nome, ormai mitico, di Iron Maiden.

Tuttavia, se ci si vuol risparmiare fatica e tempo, basterebbe guardarsi un po’ intorno. Dove? Ma direttamente sull’immagine che accompagna quest’aggiornamento sui Maiden. Insomma, se mai un’immagine è esplicativa degli intenti di una hard rock band votata al metal, in questo caso e con quel look facciale disegnato con dovizia di particolari, è questa cover di ‘The Book of Souls’! Eddie non è mai stato particolarmente portato per apparire sulla copertina di Vogue o sul Guardian, non è quello il suo destino, né la sua funzione. D’accordo, tuttavia, questa volta è particolarmente ghignante: la copertina di ‘The Book of Souls’ ritrae Eddie con indosso particolari disegni. Più precisamente, così pare, sembrano pitture tribali che ricordano quelle degli scimpanzé di Apes Revolution: a questo punto, ormai non c’è dubbio, si direbbe che avremo a che fare con un album piuttosto bellicoso!

A dirla tutta, in casa Maiden, il 2015 non si è presentato in modo particolarmente allegro o, sarebbe già da preferire, noioso. Bruce Dickinson, infatti, e proprio all’inizio dell’anno, ha annunciato di essere affetto da un problema di salute molto serio. Oggi, per sua fortuna, lo stesso frontman, ha dichiarato di aver terminato le terapie del caso e il cancro è stato debellato: una grande hard rock metal band non può farsi fermare dalle malattie.

Parlando dello specifico musicale, proprio Bruce Dickinson ci aggiorna sulla lavorazione di ‘The Book of Souls’. Il cantante dall’ugola potente ha sottolineato che registrarlo è stato molto piacevole e liberatorio. I Maiden hanno iniziato a lavorarci verso la fine dell’estate del 2014 a Parigi. Lo studio usato nella città francese, è lo stesso nella quale aveva visto la luce l’altro loro lavoro ‘Brave New World’, nel 2000. I musicisti erano così presi e creativi che, a un tratto, hanno iniziato a contare e si son ritrovati non con canzoni bastevoli per un cd… ma per due. Che fare? Saggiamente il combo metal ha optato per una pubblicazione doppia. Quindi, siete avvisati, il 4 settembre 2015 vi troverete di fronte a un doppio che, come copertina comanda, sprizzerà scintille. Per il lavoro di scrittura, delle 11 tracce presenti nell’album, 7 sono ascrivibili alla penna di Steve Harris, leader indiscusso degli Iron Maiden , mentre le altre sono il risultato collaborativo di Dickinson con gli altri Iron Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers. Un lavoro di band che rimanda a capolavori come Piece Of Mind (1983), Powerslave (1984) e Seventh Son of a Seventh Son (1988).

La tracklist di The Book Of Souls

Disc 1

1. If Eternity Should Fail (Dickinson) 8:28
2. Speed Of Light (Smith/ Dickinson) 5:01
3. The Great Unknown (Smith/ Harris) 6:37
4. The Red And The Black (Harris) 13:33
5. When The River Runs Deep (Smith/ Harris) 5:52
6. The Book Of Souls (Gers/ Harris) 10:27

Disc 2

7. Death Or Glory (Smith/ Dickinson) 5:13
8. Shadows Of The Valley (Gers/ Harris) 7:32
9. Tears Of A Clown (Smith/ Harris) 4:59
10. The Man Of Sorrows (Murray/ Harris) 6:28
11. Empire Of The Clouds (Dickinson) 18:01

Nell’attesa dei Motorhead di Bad Magic

Lemmy è un personaggio particolarmente visibile: con quell’aria da cacciatore delle praterie del vecchio west, non passa mai inosservato. Chissà se, il buon Lemmy, il Lone Ranger dei Motörhead, sarebbe capace di interagire con gli strumenti che, oggi, veicolano la sua stessa musica. Insomma, se fosse nato al big bang del terzo millennio, sarebbe riuscito a districarsi nel mondo dei nativi tecnologici di internet? Insomma, rock immateriale, streaming, YouTube, cuffie fisse in testa e tutto l’armamentario del ‘perfetto fruitore di musica del terzo millennio’ avrebbero fatto breccia nel suo indaffarato mondo di note? Il fatto è che il motore dei… Motörhead appartiene a una generazione dove ci si chiudeva in camera a studiare gli enormi LP con altrettanto enormi foto e notizie. Un approccio molto diverso da quello attuale che vede i ragazzi, ormai, dividere con i kids di una volta, solo i temi che hanno a che fare, appunto, con il rock e le star della musica .

Tuttavia, generazione chiusa in camera o meno, il leone del rock rozzo e torrido annaffiato con tequila, è sempre in giro. Infatti, per il 28 agosto è atteso il nuovo cd, 22esimo album in studio, Bad Magic che, ovviamente appartiene anche agli altri compagni di cordata che costituiscono i due terzi restanti dei Motörhead: Phil Campbell (chitarra), e Mikkey Dee (batteria). Il basso, neanche a dirlo, appartiene alle irruenti dita dello stesso Lemmy.  Della partita fa parte, ma solo come ospite graditissimo, Brian May, il mai troppo osannato chitarrista del compianto Mercury e degli altri due Queen. In Bad Magic trova spazio anche “Simpathy for the Devil” dei Rolling Stones: al perché, posto da alcuni giornalisti in riguardo alla sua presenza in scaletta sul nuovo cd, i Motörhead hanno seraficamente risposto che un titolo del genere, ‘simpatia per il diavolo’, non poteva mancare su un loro disco! Al proposito, anche il brano che vede in azione ‘l’ascia’ dei Queen ha la parolina magica: addirittura ne è il titolo, “The Devil”. E, continuando col gioco dei rimandi e delle cover, i Motörhead, nel 2000, recuperarono, per i 25 anni di giubileo targato Motörhead, “Good Save the Queen” dei Sex Pistols e, ancora più indietro nel tempo, violarono con la loro verve stilistica una canzone degli anni 50, “Louie Louie”, creando sbigottimento gradito nella trasmissione Pop of the Pops. Dave Grohl dei Foo Fighters, amico di vecchia data di Lemmy, parlando del nuovo Bad Magic e del bassista, ha riferito che quest’ultimo è, in studio, un genio che spreme una canzone in maniera totalizzante e poi, tranquillamente e con nonchalance, se ne va.

Finché ci sarà il solido bassista, ci saranno i Motörhead. Questo lo sanno i fan più vicini e lo sanno gli altri due terzi del power trio hard rock. E lo sa lo stesso Lemmy. Quest’ultimo, da qualche tempo ha dovuto disegnarsi un nuovo stile di vita. Dopo l’impianto di un defribillatore, il musicista ha dovuto scegliere tra pacchetti (tanti) da fumare, coca cola mista ad alcol (forse più alcol), o, qualche rada sigaretta insieme a qualche goccia di gin nell’aranciata. Ha scelto la seconda strada. Quindi avremo ancora il piacere di ascoltare, oltre al prossimo Bad Magic, altri e altri cd degli eredi degli storici Hawkwind. Quest’ultimi, per la cronaca, erano una rock band britannica. Tra i fondatori del genere space rock, ne furono uno dei principali esponenti. Dopo alcune peripezie e da quell’humus, nacquero i torridi Motörhead.

 

Golzi dei Matia

 

Articolo di massimoalbertini in data 14-08-2015

 

Golzi era nella sua casa di Bordighera quando è stato aggredito da un infarto mortale. Il batterista era in vacanza, nell’attesa di entrare in una nuova stagione concertistica che lo avrebbe portato ancora una volta in contatto coi suoi fan o semplici estimatori. A proposito di fan, il suo ultimo contatto recente risale all’8 agosto 2015. In questa data ha suonato con i Matia Bazar, la sua band di sempre, all’Outlet Village Cilento, a Eboli (SA). E’ stato il suo ultimo concerto. Poi, come già anticipato, un attacco di cuore lo ha ghermito nella sua casa di Via dei Colli a Bordighera, durante la notte tra il 12 e il 13 agosto 2015. Golzi aveva 63 anni.
Il batterista, ma anche arrangiatore e paroliere, è stato l’unico membro storico che ha funto da testimone nell’evoluzione dei Matia Bazar. Infatti, questa band ha visto nelle sue fila diversi musicisti. In estrema sintesi, il processo d’inserimento che fece approdare Giancarlo all’interno della formazione dei Bazar, è riducibile ad un percorso che vide i musicisti Piero Cassano e Carlo Marrale costituire il gruppo progressive/melodico dei Jet. Questi, dopo aver avviato il gruppo, nel 1975, con l’inserimento di Antonella Ruggiero e di Giancarlo Golzi, cambiarono il nome Jet in Matia Bazar. A questo punto i Matia Bazar, perlomeno la formazione più conosciuta,furono pronti: Giancarlo Golzi, Piero Cassano, Carlo Marrale, Aldo Stellitta e Antonella Ruggero.
Parlare di Golzi solo in ambito Matia Bazar, comunque sarebbe riduttivo. Infatti, il musicista iniziò la sua carriera con una band di alta fattura e legata, va da se, ad un’altra temperie storico-musicale. Il riferimento va al Museo Rosenbach, costituito da musicisti legati al rock prog anni settanta. Con loro incide l’album Zarathustra. In questo gruppo rimane fino al 1973. La loro casa discografica, negli anni novanta pubblicherà incisioni inedite che rispondono ai titoli di ‘Rarities, Live’72’. Nel 2000, con l’arrivo del nuovo millennio, Rosenbach si rimette insieme per pubblicare l’album ‘Exit’.
Golzi è l’ultima perdita di un gruppo che ha portato nel mondo il vessillo di una musica italiana alternativa. In ogni caso, alternativa al classico paradigma del bel canto: certo, i Matia Bazar erano melodici, ma l’attenzione agli stili musicali internazionali era ben presente. Infatti, oltre a Golzi, nel 1998 anche Aldo Stellitta fu purtroppo vittima di un problema di salute severo. Stellitta, lo ricordiamo brevemente, è il bassista che contribuisce a rendere famosi alcuni dei brani più popolari della band Bazar: in una lunga carriera di successi, Stellitta, Golzi e compagni passano da ‘Per un’ora d’amore’, ‘Stasera che sera’ e ‘Solo tu’ al techno pop di ‘Vacanze romane’, ‘Souvenir’ e ‘Ti sento’.

 

Grignani, concerto di settembre

 

Data: Sabato 26 Settembre 2015 21:00Location: Teatro Sociale
Il tour “A VOLTE ESAGERO LIVE” del cantautore  toscano fa tappa al Teatro Sociale di Mantova.
“Il mio obiettivo è quello di cantare in tutta Italia, ho una grande voglia di suonare dal vivo”GIANLUCA GRIGNANI, protagonista alla 65esima edizione del Festival di Sanremo con la ballata sociale “Sogni infranti”, annuncia il nuovo tour (prodotto dalla Color Sound) che prenderà il via il prossimo 4 Aprile da Presena (Trentino), un ghiacciaio del Gruppo della Presanella a 3mila metri d’altezza, dove il cantautore si esibirà su un palco di ghiaccio!
Una tournée, questa, che vedrà Gianluca in giro per il belpaese nei teatri e nelle più suggestive località italiane fino alla fine dell’estate, con il concerto di chiusura a Taormina.
Dopo il debutto a Presena (Trentino) il 4 aprile, il tour proseguirà il 20 Aprile a Milano, il 7 Maggio, Roma, l’8 Maggio a Senigallia, il 16 Maggio a Torino e il 23 Maggio al Teatro Sociale di Mantova.

 

Possiamo farcela?

 

Mimmo Parisi è ottimista. Beh, per quanto possa essere ottimista un cantautore che guarda sempre tutto con occhio critico e dubbioso. Comunque sia, il cantautore bolognese e chitarrista di chiara estrazione rock, pubblica in questo agosto aggredito dal sol leone il suo secondo singolo targato 2015. Il brano si chiama, a dispetto di una fine del tunnel difficile ancora da scorgere, Ce La Possiamo Fare.

Qualche descrizione del nuovo lavoro ce la da lo stesso autore: “Ce La Possiamo Fare è, prima di tutto e prima che si perda di vista la cosa più semplice da segnalare, una canzone. Una canzone di solito è, perlomeno per me che non devo ubbidire alla grande industria – non lo dico per polemizzare, semplicemente è così – una sintesi delle ultime ‘narrazioni’ che mi sono capitate di vivere: io sono un cantautore freelance, e, quindi scrivo quando ho qualcosa da dire.

Quindi, niente pungoli da alcuno per onorare contratti più o meno luculliani. Detto questo, Ce La Possiamo Fare, è un brano, se si vuole, di incoraggiamento. In un momento storico dove un Governo di sinistra(?) fallisce clamorosamente le aspettative più banali ed è pronto alla replica del ‘ventenniodelcavaliere’ (perfino il Contratto con gli italiani è stato bissato!), beh, che c’è da dire, che si può dire per incoraggiare la gente se non Ce La Possiamo Fare? Qualcuno più famoso di me ha evidenziato “Se bastasse una canzone”, lo so benissimo che non basta, tuttavia una voce durante la tempesta aiuta a non sentirsi soli.

Da un punto di vista prettamente tecnico, il prodotto prevede, all’interno di una ormai consolidata produzione homerecording di tipo spartana e autarchica, un passo avanti per la registrazione e la finalizzazione. Mimmo Parisi, un po’ per convinzione e un po’ per situazione, non si è fatto mai prendere dal trip della registrazione: si fa quel che si può e non si sta ad aspettare che arrivi il sound engineer di Madonna che ti faccia un suono della madonna! Parisi, sulla scia di Gaber e Leporini, pensa che bisogna dire, ammesso che si abbia da dire, e non che bisogna mostrare (che cosa poi?).
Ce La Possiamo Fare promette delle chitarre gustose e le mantiene. Niente indici che scivolano sull’unica corda che si riesce a beccare per fare l’assolo (quest’ultimo, vale la pena segnalarlo, pur rimandando ai vari Satriani, Vai and C., risulta misurato pur facendo affidamento sulla tecnica). Lo stile The Edge tonica/quinta/sui cantini è carino, ma dovrebbe, ormai, essere fuori catalogo. La voce di Parisi galleggia egregiamente sulle note medio alte. Questo è un retaggio ovviamente da rock singer che, proprio per questo, fa di Mimmo Parisi un cantautore outsider. La parte testuale di Ce La Possiamo Fare tocca descrizioni quasi, in alcuni passaggi, da pop art alla Warhol: la citazione di frighi americani, Snoopy, Charlie Brown e Ferrari non dovrebbe lasciar adito a dubbi. Nel testo non manca lo sguardo che indaga l’ineffabile servendosi della quotidianità: “A volte guardo la luna su/E penso in fondo che/Nessuno manda bollette per la luce che da”.
Voto: 9

Lidia Strada, giornalista pop