Articoli di Dicembre 2015 ↓

I Kuntz a gennaio con la fine dell’attesa

 

La “Lunga attesa” fa sospettare o fa sperare. Sì, uno potrebbe anche pensare che stia per terminare l’attesa per avere un lavoro, per sposarsi, per avere un figlio o – ma questa è durissima da ottenere – ovvero l’attesa, finalmente, di un buon e capace Governo. Va bene, lasciamo questo pungente tema e dedichiamoci ai Marlene Kuntz.

E’ meglio.

Il loro ultimo lavoro è stato “Pansonica”. Era il 16 settembre 2014. L’Ep di 7 brani si fece spazio con un anticipo, quello che comunemente viene definito ‘apripista’, ovvero la canzone romanticamente chiamata “Sotto la luna”. Quindi, tenendo conto che fra una manciata di ore ci si dovrà abituare a scrivere le date con l’anno 2016, sì, si può dire che per ascoltare i nuovi Marlene , c’è il concetto di “Lunga attesa”.

Ovviamente e al di là delle dissertazioni ludiche sul titolo, proprio quest’ultimo è in perfetta linea con lo stile della band originaria di Cuneo. Infatti, pur trattandosi di un gruppo che deve molto al genere noise rock e quindi a band come i Sonic Youth – dove la forma canzone è fusa creativamente col rumore – i Marlene nascondono nel loro Dna una spinta cantautorale che porta a dare particolare valore ai testi e, va da sé, ai titoli delle proprie pubblicazioni.
“Lunga attesa” sarà pubblicato il 29 gennaio 2016. Vale la pena ricordare che, quale opportunità legata a quest’album, i Marlene Kuntz danno la possibilità, a tutti coloro che hanno voglia di collaborare, di musicare un testo di una delle nuove canzoni che costituiranno il cd “Lunga attesa”. Ognuno dei partecipanti potrà così fare un arrangiamento ex novo del brano in questione e, se la band giudicherà adatta alle loro aspettative la nuova veste musicale, l’artista proponente avrà diritto ad esibirsi aprendo i concerti italiani. Il numero previsto, perlomeno fino a questo momento, dei cantautori o band che dovrebbero aprire le esibizioni dei Kuntz, ammonta a tre. Comunque, è questa un’iniziativa da lodare largamente: aprendo a cantautori, band e musicisti in genere, si dà l’occasione di fare collaborazioni che potrebbero sfociare in una sinergia creativa dai frutti insperati.

Dopo la pubblicazione di “Lunga attesa”, i Marlene Kuntz avranno in programma due sequele di concerti. Il primo tour è di marca europea, breve, ma che toccherà città importanti: la prima tappa di Godano e soci, il 25 febbraio, sarà Parigi; in seguito ci saranno Bruxelles, Londra, Dublino e Amsterdam. Il 12 marzo invece sarà Rivolta di Marghera (VE) a dare l’avvio al tour italiano.

Sulla cresta dell’ombra per i Bastard

Bastard Sons of Dioniso, singolo pubblicato

La band di Dioniso ha da poco messo in circolazione un brano. Più precisamente, si tratta di “Sulla cresta dell’ombra”, singolo pubblicato venerdì 11 dicembre. I Bastard Sons of Dioniso sono e al secolo, Federico Sassudelli, Jacopo Broseghini e Michele Vicentini. In un momento storico che vede la musica rallentata nelle sue manifestazioni, il trio originario della Valsugana cerca di portare avanti i suoi programmi. In molti ricorderanno che i figli del dio greco – che corrisponde al Bacco latino – hanno partecipato alla seconda edizione del talent show X Factor. Fu in quell’occasione che, sotto l’egida di Mara Maionchi, hanno potuto guardare con più sicurezza al loro futuro di artisti. A X Factor ottennero un meritato secondo posto e il premio della critica del programma.

Già dal 4 dicembre, e prima di “Sulla cresta dell’ombra”, è stato lanciato un video con il remake di “Suite Judy Blue Eyes”. Questo brano, l’unica cover presente nella tracklist del Cd di gennaio, è stato inciso in passato da Crosby, Stills & Nash, uno dei gruppi più leggendari all’interno dell’universo rock mondiale.

Indovinare la logica che ha portato il trio dei The Bastard Sons of Dioniso (noti anche con la sigla TBSOD) a fare omaggio alla band americana è abbastanza semplice. Intanto i musicisti italiani sono tre come gli straordinari Crosby, Stills & Nash; poi, come questi ultimi, hanno in grande considerazione gli impasti vocali. Comunque, sono loro stessi a spiegare il motivo che li ha portati alla realizzazione della cover: “Molti anni fa, scoprendo questo mitico gruppo, abbiamo capito che le armonizzazioni vocali sarebbero diventate ben presto la nostra passione ed elemento caratterizzante. Il nostro modo di giocare con la musica. In particolare la Suite di Stephen Stills ci ha accompagnato per innumerevoli concerti: una montagna da scalare ogni volta, tra sudore e birre che volavano, ma che ci ha regalato molte soddisfazioni, dalla cima, lassù in alto. Ora, dodici anni più tardi, abbiamo deciso di farci un regalo: la registrazione in studio, da sobri, della nostra versione”.

Mi chiamo Catrinel Marlon


La sua è la bellezza «7 di mattino»: quella che o c’è, o nessun trucco te la può regalare. Catrinel Marlon, cognome d’arte deciso dopo aver scoperto che in Italia il romeno Menghia suonava maluccio, in trasferta da Roma a Milano, si è alzata presto e appare al naturale. Il che la rende ancora più bella, senza l’impupazzamento al sexylattice con cui tre anni fa l’aveva lanciata Chiambretti facendone la fotografa (foto vere, che lei raccoglie e forse pubblicherà) del suo show. Prima, dai 16 anni, c’era stata la moda. In mezzo, inutili gossip su Fabrizio Corona: «Neanche lo conoscevo, mi si è messo vicino per farsi paparazzare, e mi ha dato un bacio fingendo di salutarmi. È stato brutto». E quindi il cinema: La città ideale di Luigi Lo Cascio, Loro chi? uscito questo autunno, e Leone nel basilico di Leone Pompucci, appena arrivato in sala.

Secondo il regista, lei è come un Arcangelo che consegna il bambinetto a una Madonna triste, Ida Di Benedetto.
«Non so, la mia è una ragazza che viene da un mondo povero e vive come una favola questo suo mondo da barboncina».

Che effetto le ha fatto girare tenendo sempre fra le braccia quel bambino?
«Erano due gemelline, di sei mesi. È stato facile perché prima delle riprese ho passato tempo con loro, le cambiavo, davo il biberon. Con i bambini avevo già avuto esperienze: in Romania ne avevo preso uno in affido, con il mio compagno».

Quanto tempo fa è accaduto?
«Avevo 16 anni, lui 24: era un cantante abbastanza conosciuto, è stato facile avere l’affido. Dopo che ci siamo lasciati, il bambino è stato dato a una coppia di amici miei. In Romania è pieno di piccoli abbandonati, che stanno negli orfanotrofi».

Quando lei è nata, i suoi genitori erano molto giovani: come se la sono cavata?
«Stavano insieme dai 14 anni, gli era capitato un altro bambino ma hanno abortito perché non potevano tenerlo. Poi sono arrivata io, mamma aveva 17 anni e papà poco di più, andavano a scuola, non avevano soldi. Per due anni mi hanno messo in un istituto, un “Settimanale”, dove i genitori ti riprendono solo il fine settimana».

Del bambino mai nato parlavate?
«Sì, succedeva a molti. Però, quando provi ad avere un figlio e non ci riesci, se pensi a quelli che hanno fatto degli aborti con facilità, ti si stringe un po’ il cuore».

Con sua mamma che rapporto aveva?
«Era giovane, mi trattava come una sorellina, non c’erano segreti, loro lasciavano in giro i giornali porno. In casa stavamo nudi e parlavamo di tutto, anche del mio primo rapporto, a 16 anni».

Lei si immagina mamma?
«Lo desidero molto. Vorrò stare sempre con mio figlio, insegnargli tutto quello che ho imparato, perché ho ottenuto tanto. Non mi immagino a fare come i miei genitori, che erano costretti a lasciare sole me e mia sorella perché – dopo essere stati campioni sportivi – lavoravano lui di giorno come taxista, mamma di notte con i treni. Così, a 5 anni badavo a Lorena che ne aveva 3. Portavo al collo un elastico, tolto a un pigiama, dove infilavo la chiave».

di Marina Cappa

Céline Dion a René Angélil

 

Céline Dion e René Angélil

Due mani che si stringono, una frase semplice ad accompagnare lo scatto in bianco e nero: «Ventuno anni oggi». Così Céline Dion, via Instagram, ha ricordato il giorno delle nozze con il marito René Angélil, sposato nel dicembre 1994. Un anniversario diverso quello di quest’anno. René, malato da tempo, ha un tumore alla gola in fase terminale e non reagisce più alle cure. A rivelarlo, pochi mese fa, era stata proprio la cantante, che nonostante la difficoltà del momento non si lascia sopraffare. «Puoi avere le ginocchia che tremano, ma quando qualcuno che ami cade e ha bisogno di aiuto non c’è tempo per piangere. Dopo sicuramente. Ma non ancora».

René, per quanto possibile, è sereno. «Quando gli chiedo se abbia paura mi risponde: “Voglio morire tra le tue braccia”. Così io gli dico: “Va bene, morirai tra le mie braccia”», aveva rivelato la cantante in un’intervista a fine estate.

Dion e Angélil si erano conosciuti quando lei aveva 12 anni e lui, trentottenne, era il suo manager. Poi erano arrivati l’amore, il successo e i figli: René Charles, 14 anni, e i gemelli Eddy e Nelson, 4. È anche per loro che lei si mostra forte.

Conoscete Onofrio? Altro che quella povera ministra Boschi!

 

 

L’attacco del M5s non l’ha scalfita. Nemmeno un piccolo graffio le ha rovinato la giornata. L’auto difesa fatta dalla stessa Jessica Rabbit della (?)Politica di (?)sinistra, d’altronde, non ha lasciato spazio a nessuno. Il 18 del mese corrente, nel Parlamento, in mezzo al fior fiore dell’Italia che conta (…eccome se sanno contare) Maria Elena Boschi ha saputo buttare in faccia ai Cinque Stelle tutto il suo disprezzo con la Verità e i sacrifici che ha dovuto sopportare sin da pulzella. Quindi ha raccontato della sudata laurea sua, della sudata laurea del primo fratello, della sudata laurea del secondo fratello, della sudata laurea di suo padre, della sudata laurea di sua madre. Mancava che raccontasse anche dei titoli di studio dei cugini e parenti vari e poi avremmo avuto il quadro preciso della sua sacrificata famiglia.
Un nucleo famigliare, il suo, con un profilo mesto.

Chi non ha un padre che è titolare dell’azienda agricola “Il Palagio”; che è stato Funzionario della Federazione Coltivatori Diretti di Arezzo, Consigliere del Consorzio Agrario di Arezzo dal 1978 al 1986, Presidente della Confcooperative di Arezzo dal 2004 al 2010; poi, dal 30 giugno 2008, è divenuto membro del Consiglio della Camera di Commercio di Arezzo; infine, ma questo è un dato del tutto superfluo, dal 3 aprile 2011 è stato fra i componenti del Consiglio d’Amministrazione di Banca Etruria e, anche, vicepresidente?
La madre insegnante, i fratelli laureati e occupati. Beh, è inutile pure dirlo, non sono messi benissimo. La Boschi bene ha fatto a non farsi accusare di conflitto d’interesse: è ovvio che il padre e le azioni che lei stessa aveva comprato dalla banca Etruria sono roba da ridere, ci si sono trovati per caso in mezzo a quella storia. In una famiglia come la sua la banca Etruria c’entra niente, anzi, c’entra: dovrebbe risarcire anche loro.
Diciamolo forte: ridate ai Boschi il maltolto!

Non tutti possono essere fortunati come Onofrio. Altro che il destino infame della povera Maria Elena Boschi. Non conoscete Onofrio? Poco male, se ne può discutere. Dunque Onofrio è originario della Puglia. Ha avuto la grande fortuna di nascere in una famiglia patrizia della Magna Grecia (…oh Dio, non è che ci sia poi tanto da magnare da quelle parti). Suo padre – altro che quell’accattone presidente dell’Etruria, parente della Boschi – è un rinomato ciabattino. Ai figli non ha fatto mancare niente. La cultura prima di tutto. Aristide, il fratello più grande di Onofrio, ha infatti studiato senza fare una piega come alzarsi al mattino alle 4, tutte le mattine, per raggiungere i ‘caporali’ che lo portano a Metaponto e in altri ridenti paesaggi mattutini, pugliesi, lucani e calabresi. Qui, o lì, sotto il sole cocente, o nel freddo di gennaio si fa un sedere importante e poi torna sfinito a casa. Il sole ormai cadente. Il sedere sempre, ogni giorno che passa, più importante.
Poi c’è Maria. La sorella più piccola di Onofrio. Si chiama come la Madonna – non Veronica Ciccone – ed è carina come la Madonna. Anche quando (dopo la maturità e diventata ragioniera/segretaria d’azienda e ha ottenuto un posto strepitoso dal commercialista più in vista del paese) riscuote i suoi 300 euro di stipendio si palesa, verbalmente, la… e che Madonna!
Infine c’è Onofrio. È diventato infermiere. Infermiere professionale, altro che chiacchiere. Quello sì che è un titolo. Un titolo? Una laurea! Come quelle vere. Cavolo, vuoi mettere: lavare sederi e affini è un’attività che altro che stare a sbadigliare al Parlamento per quei miseri 20.000 euro mensili (badateci, i parlamentari non hanno ‘spesso’ una grande passione mentre sono su quegli scranni della Patria).
Sì, Onofrio, quando smette la sua giornata lavorativa ringrazia l’Ipasvi che, nel tempo, gli ha fatto aumentare le responsabilità e diminuire lo stipendio. Ringrazia il Governo e ha per la ministra Boschi la più sentita pietà. Quella poveraccia si è fatta, insieme a tutta la parentela, un sedere così e Onofrio invece si limita a detergerli i sederi. Vuoi mettere?

Jovanotti: un anno davvero incredibile

 

 

E’ stato un anno davvero incredibile, si sta concludendo con questo tour pazzesco e al di la degli scherzi sono risultati veri per i quali sinceramente ringrazio! Si potrebbe dire che abbiamo vinto in pianura, in salita, e anche in volata”, ha spiegato il cantautore – L   orenzo 2015 cc è il disco più venduto dell’anno!

Génération Bataclan, i ragazzi del 13 novembre

 

La recente vittoria relativa della destra francese ha riacceso gli animi. Alcuni mass media parlano di reazione Bataclan intendendo, ovviamente, questo risultato come un effetto proveniente dai recenti attentati terroristici. Fra tutti quello al Teatro Bataclan. Altri, più prosaici e distaccati o realisti, pensano che già da tempo aleggiava nell’aria il tentativo di dar potere alla Marine Le Pen e che i voti raccolti da quest’ultima ne sono semplicemente la prova che le cose stiano così. Qualunque sia la versione più attendibile, rimangono sul pavimento di quella sera terribile, i lamenti dei ragazzi della Génération Bataclan, come è stata definita.

Ci si può interessare in diversi modi di questo fatto, e degli atti terroristici in genere. Alcuni, come il cantautore emiliano Mimmo Parisi, lo fanno mettendo nero su bianco le loro emozioni. Il songwriter ha recentemente presentato “I tipi duri non scendono dal treno”, un album di 11 brani per le Edizioni Videoradio (Portera, Braido, Vercon etc.). Non era, ovviamente e immediatamente a ridosso dell’album, previsto un singolo con un tema storico, perché di questo si tratta, di Storia. Nessuno il giorno prima dei fatti tragici di Parigi poteva immaginare quello che è accaduto. Certo, anche in Europa, dopo l’11 settembre americano, ci sono stati attacchi terroristici. Ma in quei casi si trattava di eventi che seguivano una certa logica del terrore. Chi poteva sospettare che un ordinario concerto potesse essere preso di mira  dall’Isis?

Ecco quello che Mimmo Parisi ha detto in proposito al brano che farà uscire tra pochi giorni: “Va da se, intanto, che la data, lo capisce chiunque, ha un valore preciso. Pubblicare “Génération Bataclan” il 13dicembre è, da parte mia, un sentito omaggio a chi, e a qualsiasi titolo, ha subito il dramma di quella sera. Che si fosse allo stadio o in un bistrot a trascorrere il weekend o a un concerto, proprio da quest’ultimi prende nome il singolo, “Génération Bataclan”, la sostanza e l’offesa ricevuta dal destino non cambiano. Non potevo stare zitto. Così, ho semplicemente scritto dei versi e li ho musicati. Il risultato è “Génération Bataclan”. Penso che ognuno, come può, debba tenere viva l’attenzione su fatti di questa portata”.

Parole, musica e arrangiamenti – compresa l’orchestra in plugin – sono stati curati dall’autore. Drum campionata da Diego Romero. Le chitarre acustiche, il basso e il canto sono di Mimmo Parisi. Edizioni Stelledicarta. Il Cd sarà distribuito sulle piattaformi digitali. Cover di Testa.

Pieraccioni, Cenerentolo 2015

(Da http://it.ibtimes.com/film-di-natale-2015-il-professor-cenerentolo-di-pieraccioni-trama-cast-1424841#)

Natale 2015 al cinema: oltre Star Wars – Il Risveglio della Forza attesissimo dai fan e uscita principe delle prossime feste al cinema, anche Il professor Cenerentolo nuovo film di Leonardo Pieraccioni che, come di consueto, esce nelle feste natalizie col suo nuovo lavoro. Anche stavolta il regista de Il ciclone, punta tutto su una commedia da lui scritta e intepretata a cavallo tra realtà e riferimenti favolistici. Ecco la trama e il cast de Il professore Cenerentolo mentre in alto potete vedere il poster fel film

Il professor Cenerentolo trama -  Rai Cinema, distributore della pellicola, in questa ore ha diffuso la sinossi del film: “Il professor Cenerentolo racconta la storia di Umberto  che per evitare il fallimento della sua disastrata ditta di costruzioni ha tentato insieme ad un dipendente  un maldestro colpo in banca che gli ha fruttato però solo quattro anni di carcere! Ma se non altro, nella prigione di una bellissima isola italiana: Ventotene. Adesso Umberto è a fine pena e lavora di giorno nella biblioteca del paese. Una sera, in carcere, durante un dibattito aperto al pubblico, conosce Morgana, una donna affascinante, un po’ folle e un po’ bambina. Morgana crede che lui lavori nel carcere e che non sia un detenuto. Umberto, approfittando dell’equivoco, inizia a frequentarla durante l’orario di lavoro in biblioteca. Ma ogni giorno entro la mezzanotte, proprio come Cenerentola, deve rientrare di corsa nella struttura per evitare che il direttore del carcere  scopra il tutto e gli revochi il permesso di lavoro in esterno.”

La data di uscita de Il professor Cenerentolo e il cast: il nuovo film di Leonardo Pieraccioni è atteso per l’apertura delle feste di Natale 2015 a ridosso dell’8 dicembre, precisamente uscirà il 7 dicembre 2015. Nel cast de Il professor Cenerentolo: Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Laura Chiatti, Flavio Insinna, Sergio Friscia, Davide Marotta, Nicola Acunzo.

Rock & politica

 

 

 

Bono Vox insieme ai suoi sodali di band fa assunzioni. Certo, in tempi di crisi è una bella notizia. tuttavia la notizia ha dei risvolti socio/lavorativi di marca diversa da quello che si potrebbe pensare. Comunque,  i  fan non abbiano paura. Non si tratta di un’integrazione musicale: gli U2 resteranno i soliti, Paul David Hewson ovvero e in arte Bono, David Howell Evans in arte The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. Il sodalizio ha invece un fine di tipo umanitario. D’altra parte, è noto l’impegno sociale che da anni il leader degli U2 dedica a questo tema. Quindi, questo connubio può essere letto come un’evoluzione del cammino intrapreso, per l’appunto e soprattutto, da Bono Vox. Douglas Alexander Montage è stato uno dei 40 parlamentari laburisti che, nel maggio scorso, il partito nazionale scozzese ha sconfitto. In quell’occasione, Alexander ha perso la sede di Paisley e Renfrewshire South. La sconfitta è stata particolarmente dolorosa perché il parlamentare aveva operato nel ruolo di ministro degli esteri ombra e partecipato attivamente alla campagna elettorale del leader del partito laburista Ed Miliband. È realistico pensare che, se le elezioni generali avessero preso una piega diversa, Douglas Alexander avrebbe potuto accedere al titolo di ministro degli esteri del Regno Unito. Tuttavia, l’attuale situazione è molto diversa dalle aspettative che il parlamentare nutriva.

Ora e superato l’impasse della sconfitta politica, l’ex parlamentare laburista – pubblicato sul Financial Times – ha comunicato il suo impegno a lavorare con Bono. In un momento storico che vede la musica e la società bloccate dal terrorismo, sicuramente un sodalizio tra rock e consulenza di formazione politica, diretto a garantire gli investimenti per lo sviluppo atto ad affrontare la povertà globale, assume particolare valore. La presenza di Douglas Alexander all’interno di un entourage rock e segnatamente, quello degli U2, ha destato una certa perplessità. Tuttavia, Bono Vox e Douglas Alexander Montage, vantano una una frequentazione già consolidata. Ad esempio, si può notare come già agli albori del terzo millennio – nel 2000 – il legame U2/ Douglas Alexander Montage fosse già in atto: all’epoca l’ex politico era Segretario di Stato per lo sviluppo internazionale. Alcune dichiarazioni di Bono e Douglas Alexander hanno suggellato con parole chiare gli intenti del loro connubio. Bono si è espresso così: “Veniamo da diverse arene, ma condividiamo l’impegno a combattere la povertà attraverso lo sviluppo sostenibile“. Douglas Alexander, sulla stessa linea, ha dichiarato: “Affrontare la povertà in patria e all’estero è una passione sentita, i Paesi in via di sviluppo hanno necessità di aiuto, ma hanno anche bisogno d’investimenti per generare prosperità”.