Articoli di Febbraio 2016 ↓

Ciao, carissimo Umberto Eco

Il mondo ha perso Umberto Eco, intellettuale di particolare caratura: con lo sguardo rivolto al passato suggeriva il futuro. Non mancava di certo di capacità ironica. Infatti, piace ricordarlo così, fu il conferimento del Sigillum Magnum a Umberto Eco ad aprire il 19 giugno scorso la ReUniOn dell’Universita’ di Bologna, primo raduno mondiale dei laureati Alma Mater. Alla consegna l’allora rettore Ivano Dionigi aveva ricordato che il riconoscimento è “simbolo del sapere dei saperi, riservata a Capi di Stato, Pontefici e personalità internazionali”. Eco, visibilmente commosso, ricevendo usò però la sua consueta ironia: “ho letto da qualche parte che il Sigillum Magnum è stato istituito nel 1888, quindi, se non ho sbagliato i calcoli, ne avete dati 137 sino ad adesso a persone illustrissime e meritevoli. Immagino che il Rettore Dionigi si sia trovato a dover raschiare il fondo del barile e quindi lo abbia dato a me”. “Per cui non mi resta che imitare i nostri gloriosi ciclisti vincitori di tappa – aveva aggiunto tra gli applausi generali -: ‘sono molto contento di essere arrivato ultimo, ciao mamma, saluto gli amici del bar sport’”.

Sanremo, spettacolo e mezze tacche

Le ‘mezze tacche’ del titolo sono scippate da una critica – giusta – fatta da Ernesto Bassignano, cantautore storico e conduttore storico di Ho perso il trend, ottima trasmissione radiofonica. Il buon e barbuto Bassignano ha usato queste parole nel mattino post festival sanremese alle 10 del mattino circa, su Rai 1. Quindi, chi non ci crede, vada a controllare.

Detto questo, si può dire finalmente chi ha vinto: Lucio Dalla. Purtroppo, nonostante gli Stadio siano cresciuti spaventosamente, ancora certa critica parla di influssi alla Lucio Dalla (che non sarebbe inutile se, non nascondesse un infinito debito di talento sotteso ma ingiustificato). Comunque e perlomeno non hanno sbagliato a farli vincere. Gli italiani sbagliano di continuo a votare o se ne vanno al mare – salvo poi dire che le cose vanno male con i gaglioffi che hanno mandato al potere – ma questa volta ci hanno preso. D’altra parte, chi avrebbe dovuto vincere? Clementino, Hunt o l’antiquato Lorenzo Fragola? Ma per favore.

Una citazione a parte va a quel personaggio imbarazzante e spacciato per vincitore sezione giovani; Francesco Gabbani ha presentato un brano che inneggia alla scialberia. Speriamo maturi. Amen.

Ecco, a seguire, notizie che circolano sul web in riguardo al Sanremone/Barnum.

Gli Stadio, con la canzone Un giorno mi dirai, hanno vinto la 66/a edizione del Festival di Sanremo. La band emiliana si è aggiudicata anche il Premio della Sala Stampa Radio-tv-web Lucio Dalla – Sezione Campioni e quello per la Miglior Musica Giancarlo Bigazzi. Gli Stadio hanno vinto anche la serata delle cover con La sera dei Miracoli. Al secondo posto Francesca Michielin, con il brano Nessun Grado di Separazione. In terza posizione Giovanni Caccamo e Deborah Iurato con la canzone Via da qui, scritta da Giuliano Sangiorgi. Il Premio della Critica Mia Martini – Sezione Campioni è andato a Patty Pravo con il brano “Cieli Immensi”. A Patty Pravo sono andati 18 voti. Elio e Le Storie Tese ne hanno conquistati 17, gli Stadio 16. In tutto hanno votato 109 giornalisti presso la Sala Stampa Ariston Roof.  Il retroscena La canzone ’Un giorno mi dirai’ era stata scartata dalla rosa dei Big in gara nell’edizione 2015, sempre con Carlo Conti presentatore e direttore artistico. A rivelarlo, in conferenza stampa, è stato Gaetano Curreri, leader della band. ”Il provino non aveva il sound Stadio – ha spiegato Curreri - il testo era lo stesso, ma il suono non era costruito come nella versione di quest’anno. Non avevamo un disco pronto e saremmo stati costretti a una compilation. Nel frattempo ha preso forma anche un concept album di inediti. Per noi essere venuti quest’anno è stato veramente importante”. Il resto della classifica Quarto posto per Enrico Ruggeri con “Il primo amore non si scorda mai”; quinto posto per Lorenzo Fragola con “Infinite volte”; sesto posto per Patty Pravo con “Cieli immensi”; settimo posto per Clementino con “Quando sono lontano”; ottavo posto per Noemi con “La borsa di una donna”; nono posto per Rocco Hunt con “Wake up”; decimo posto per Arisa con “Guardando il Cielo”; undicesimo posto per Annalisa con “Il diluvio Universale”; dodicesimo posto per Elio e Le STorie Tese con “Vincere l’odio”; tredicesimo posto per Valerio Scanu con “Finalmente Piove”; quattordicesimo posto per Alessio Bernabei con “Noi siamo infinito”; quindicesimo posto per Dolcenera con “Ora o mai piu’ (le cose cambiano)”; sedicesimo posto per Irene Fornaciari con “Blu”, che era stata riammessa alla gara grazie al televoto. Eliminati invece Zero Assoluto, Neffa, Dear Jack, Bluvertigo.  L’esibizione di Francesco Gabbani e il collegamento con Il Volo La serata è iniziata con l’esibizione di Francesco Gabbani, vincitore della sezione Giovani. A seguire il collegamento con “Il volo”, che sono a New York per un tour mondiale. “Carlo vienici a trovare con un piatto di spaghetti buoni, per favore!”: hanno detto i tre ‘tenorini’. Il gruppo è stato invitato da Carlo Conti a fare un saluto al pubblico, come simbolico ‘passaggio di testimone’ dopo la vittoria dello scorso anno con ‘Grande amore’. Meno male che, quelli del Volo, erano lontano!

Collins torna a parlare di musica

 

Il cinema era stato la sua prima passione: da ragazzino, prima di darsi alle sette note, aveva studiato recitazione e preso parte a qualche lungometraggio (tra l’altro compare in una scena di A Hard Day’s Night, film del 1964 sui Beatles). La musica ha avuto la meglio e ora potrebbe tornare presto nella sua vita. «Kate Bush ha tenuto un concerto a Londra e la gente è andata a vederla, Billy Joel suona al Madison Square Garden, Bryan Adams non ha smesso di fare tour, quindi credo si possa fare», ha detto il cantante britannico. «Mi piace quando qualcuno mi fa sapere di amare una mia canzone, questo è tutto ciò che voglio». Di chi si sta parlando? Semplice, di Phil Collins.

Il mitico batterista dei Genesis ha così continuato: «Mi sono comprato un pianoforte, ce l’ho in casa, non ho scuse». Phil Collins ha compiuto 65 anni. In un momento particolare della sua vita, come ha spiegato lui stesso al Telegraph un paio di mesi fa: «Tornerò a fare musica», ha detto il songwriter inglese, che nel 2011 aveva annunciato il ritiro dalle scene a causa di problemi all’udito e all’impossibilità di suonare la batteria per un’insensibilità alle mani provocata da un intervento chirurgico. «Guardo gli Mtv Music Awards e penso che quel tipo di business non fa per me», aveva anche dichiarato all’epoca. Ora ha cambiato idea, forse per motivi più squisitamente personali, dato che la pensione non sembra avergli fatto un gran bene: l’autore di Another Day In Paradise ha confidato di non essere riuscito a godersi il tempo libero. «Avevo iniziato a bere e la mia salute ne ha pagato le conseguenze», ha confessato. «Devo rimettermi in forma».
Nel frattempo la Warner ha pubblicato le ristampe di Face Value e Both Sides, i suoi album solisti datati, rispettivamente, 1981 e 1993. Quanto al futuro, si vedrà; al momento quello del ritorno di Collins in sala d’incisione è più un desiderio espresso a voce alta assieme un altro sogno: quello di riformare i Genesis, la band in cui ha militato prima come batterista e poi, dopo l’abbandono di Peter Gabriel, anche come cantante. A differenza della reunion del 2014 per il documentario della BBC Genesis: Together and Apart, questa volta, sia chiaro, non sarebbero coinvolti né Gabriel né il chitarrista Steve Hackett, ma solo Collins, Mike Rutherford e Tony Banks. «Non c’è alcuna ragione per cui noi tre non dovremmo ritrovarci, siamo ancora amici, lo siamo sempre stati», ha osservato lo stesso Collins. «La mia voce è ok, non si è deteriorata e questa è la cosa più importante». E ancora, con un filo di sarcasmo: «Considerando che tante persone nemmeno sanno che sono un batterista, potrei farcela. Certo, sarebbe strano, non potrei suonare la batteria, che è ciò per cui ho iniziato a fare musica, ma non penso importerebbe a qualcuno».
Parole che fanno capire quanto il songwriter sia lucido rispetto alla percezione che il grande pubblico ha del suo percorso artistico. Percorso iniziato sì nel 1970, a 19 anni, con i Genesis – quando Gabriel era ancora il leader della band e il gruppo sfornava dischi prog rock diventati di culto quali Foxtrot e Selling England By The Pound –, ma esplosa, dal punto di vista della popolarità personale, negli anni Ottanta: è in quel decennio, in seguito a un altro abbandono, quello di Hackett, che i Genesis sterzano verso una musica più commerciale, raggiungendo un successo di vendite che probabilmente nemmeno Collins, prima di allora, si sarebbe mai immaginato. Parallelamente inizia per lui una fortunata carriera solista, che con hit come In The Air Tonight, Against All Odds, One More Night, Sussudio, Do You Remember? e la già citata Another Day In Paradise lo catapulta nello star system internazionale. E non è tutto, nel corso della sua lunga attività da musicista Collins ha anche suonato in un complesso jazz (i Brand X) e firmato colonne sonore, oltre a vincere premi su premi: tra i tanti riconoscimenti, sei Brit Awards, sette Grammy e un Oscar per You’ll Be in My Heart, tema musicale del film d’animazione Tarzan.
(Ricerca a cura di Pietro Usai)

Tra una settimana arriva Sanremo

 

E’ vero. Non c’è niente da fare: tra una settimana, arriva Sanremo. Potete scappare anche in Canada – in quello più deserto, dove è solo neve e vento – ma statene certi, ‘lui’, il Sanremone, vi raggiungerà. Non è una minaccia, è una nemesi.

Comunque, mentre la sessantaseiesima edizione della rassegna canora monopolizza le attenzioni della stampa, la musica italiana va avanti sulla strada di sempre, quella dei concerti dal vivo.

Fra quelli buoni ricordiamo Niccolò Fabi che, per esempio, ha aggiunto cinque nuove date al suo tour: il cantautore è attualmente impegnato nella stesura di nuove canzoni, ma annuncia – per luglio – appuntamenti alla Campana dei Caduti di Rovereto (TN), al Teatro Romano di Fiesole (FI), al Teatro Romano di Lecce, al Teatro di Verdura di Palermo e all’Arena Teatro D’Annunzio di Pescara. Date che si aggiungono a quelle teatrali di Napoli, Roma, Milano, Bologna, Torino e Verona.

Poi c’è anche Marco Mengoni. Sicuramente un mistero, da un punto di vista artistico, tuttavia, festeggia un buon successo di vendite per #MengoniLive2016, il tour che porterà l’artista ad esibirsi nei palazzetti più importanti della penisola. A tre mesi dall’apertura prevendite, sei date del tour sono già andate esaurite: 28 aprile al Pala Alpitour di Torino, 30 aprile alla Kioene Arena di Padova, 6-7 maggio al Mediolanum Forum di Milano e 21-22 maggio all’Arena di Verona.

Che dire del Volo? Anche qui (ma perché non se li tengono a Sanremo? Magari pure durante il corso dell’anno). Anche loro una nemesi difficile da evitare. Dopo il successo del tour nei palasport italiani, i tre de Il Volo partiranno da febbraio con un tour mondiale che toccherà Europa, Stati Uniti e America Latina e che si chiuderà con un ritorno nella cornice dell’Arena di Verona con un concerto-evento il 4 luglio. Le prevendite per il concerto all’Arena di Verona sono disponibili da oggi.