Articoli di Febbraio 2017 ↓

Populismo e M5s

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‘Populismo’ è un termine che fa paura. Per eliminarne la portata sincera, in fondo rimanda semplicemente al popolo dell aTerra mica ai marziani! molti lo minimizzano. Quindi, in quest’ottica, Grillo e il M5s sono falsi. Molto meglio le altre forze politiche. Non sono populiste e pensano solo al loro tornaconto. Con il beneplacito di tutti quelli che sbagliano a votare. Che se ne vanno al mare tanto non c’è niente da fare. E’ ora di finirla di comportarsi in questo modo! Si rifletta. C’è sempre questa parola “populismo” che ricorre nelle labbra di chi ha paura del cambiamento. Nessuno di loro conosce il reale significato della Parola. Ormai è di moda designare come populista chi è contrario all’essere fregato dai poteri forti: in primis l’alta finanza dei vari soros!!! Lasciamo stare il reale significato di questo movimento ormai scomparso da un paio di secoli. Ma se populismo significa movimento del popolo a difesa di sé stesso, ben venga qualsiasi populismo. Era ora che il popolo decidesse di difendersi. Ammesso che lo faccia.

Speranza cambia, da Pd diventa Dp: un cambiamento epocale!

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Speranza e tutti quelli come lui non si smentiscono. Ancora una volta, al posto di diventare veramente alternativi, come il M5s che non fa sconti a nessuno, prende in giro gli italiani. Insomma, il suo cambiamento consisterebbe in un cambio di consonanti. La ciccia è sempre quella del vecchio Pd. si è di fronte a gente che non ha voglia di dedicarsi alle persone. Si è di fronte a individui che dovrebbero fare altro nella vita. Comunque, di seguito e presa dalla rete, qualche notizia del mondo Pd.

 

“Possiamo accettare che due persone che chiudono due nomadi in una gabbia abbiano il plauso del leader di una delle forze politiche italiane, che addirittura si offre di pagare le spese legali, senza che nessuno del nostro partito dica A?”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando, nel comizio di presentazione a Genova della sua candidatura alla segreteria del Pd, critica il silenzio dei vertici del partito riguardo le dichiarazioni di Matteo Salvini sul caso delle due rom trovate a rovistare nel deposito per gli scarti di un supermercato di Follonica, rinchiuse e derise dagli stessi dipendenti. E ancora: “Possiamo accettare silenziosi che il presidente degli Usa Trump dica “Adesso investiamo nella spesa militare, faremo il più grande esercito del mondo e nessuno si deve permettere di discutere il primato degli Usa”? Noi 5-6 anni fa saremmo scesi in piazza per dire che difendiamo la pace”. E ha ribadito che “non si può contrastare le destre limitandosi a fare in modo meno doloroso quello che farebbero loro. È necessario andare alla radice dei problemi e aggredire le ragioni che stanno alla base delle disuguaglianze, altrimenti continueranno a vincere le destre anche quando vinciamo noi, perché facciamo quello che farebbero loro.”

Un libro sul puttanismo

 

Ci ho riflettuto un po’: ignorare? Poi ho pensato che di libri se ne vendono talmente pochi che anche quello di Annalisa Chirico non farà eccezione, e non sarà certo il fatto che ne scriva io a cambiarne la sorte. Quello che conta è l’indotto, il marketing: anzitutto il titolo, i passaggi in tv, il nome che circola, la firma che si consolida. E questo indotto è ormai assicurato, e il dibattito scatenato. Nel nostro Paese pornofilo e morbosetto il titolo “Siamo tutti puttane-Contro la dittatura del politicamente corretto” basta e avanza per fare il caso (lo sto ancora aspettando da Marsilio, non sono in grado di entrare nel dettaglio, mi riprometto di farlo: ma non voglio rimandare un post sul puttanismo con la sua vistosa fenomenologia).

L’ambizione femminile è sacrosanta –anche se troppa no- specialmente quando ci sono delle qualità: Chirico è una brava giornalista di nemmeno trent’anni, formazione radicale e libertaria, si è occupata molto di carceri e di giustizia, temi che non assicurano un’audience vastissima anche quando sei molto capace. C’è un orologio biologico anche nelle professioni, e a un certo punto devi svoltare. Il sistema mediatico resta saldamente in mani maschili, e non c’è niente che piaccia di più agli uomini di una donna che ammetta in modo complice il connaturato puttanismo femminile (con l’ovvia eccezione delle loro madri, mogli e sorelle), cioè quella disposizione a offrire il proprio corpo in cambio di vantaggi materiali: soldi, carte di credito, una macchina, un appartamentino, ma oggi soprattutto una carriera (l’emancipazione qualche variazione sui benefit l’ha apportata).

Non è una esattamente una notizia. Ci sono sempre state quelle che del loro corpo hanno ampiamente approfittato, anche nel nostro mestiere: potrei fare una sfilza di nomi e cognomi (ma mi querelerebbero) di colleghe che si sono aggiudicate una carriera, in genere piuttosto modesta e a termine, offrendosi ai loro capi. Sul momento, sarà capitato anche a Chirico, la cosa può innervosire, specie se sei più brava di loro. Ma portarsi addosso quello stigma –tutti sanno tutto- è una grande fatica. E se vali poco, poco continui a valere, specie quando il naturale sfiorimento fisico diminuisce le tue opportunità.

Ma l’avvento della libertà femminile, grazie alle madri di tutte noi –pure di Chirico- ha diminuito enormemente la necessità di ricorrere a certi espedienti per campare o per vivere bene. Possiamo guadagnarci il pane, non siamo più obbligate nemmeno a quel minimo fisiologico di puttanismo necessario a trovare un marito. Il corpo femminile può godersela senza doversi dare in-cambio-di. Quindi il puttanismo -sempre lecito, per carità- diminuisce in necessità e quantità (parlo dell’Occidente). Il titolo del libro sarebbe “Siamo sempre meno puttane” (e poi l’anti-political-correctness è roba veramente stravecchia, oggi va di più quel minimo di correttezza). Perché poi doversi dare in-cambio-di raramente è un’esperienza piacevole, specie se coatta, e se possiamo farne a meno è meglio. E’ quello che oggi la stragrande maggioranza di noi madri del West -che stranezza!- insegna alle figlie: NON essere puttane, perché grazie a Dio non ce n’è alcun bisogno per essere libere. E che questo sia un male, be’, è difficile sostenerlo. Il mondo va alla rovescia, ma non così alla rovescia. Per un bel po’ di anni questa pedagogia gentoriale minima ed essenziale ha dovuto vedersela con un bombardamento in senso contrario (corpo in cambio di merce), e non è poi così strano che adesso si pretenda di tenere piuttosto rigorosamente il punto, come in qualunque convalescenza o dopo qualunque eccesso.

Naturale che agli uomini la diminuzione della necessità puttanistica dispiaccia, perché diminuisce il loro potere d’acquisto. Anche la Bestia poteva possedere la Bella, remunerandola adeguatamente. E oggi c’è una quantità crescente di Belle e di Bellissime che non hanno bisogno di nessuno e fanno il gesto dell’ombrello. Qualunque cosa rassicuri gli uomini su questo fronte, per esempio garantire che sotto-sotto o sopra-sopra senza di loro non ce la caviamo, e che siamo sempre disponibili a essere carine, scatena le loro festose ole. Ma questa è una notizia priva di fondamento. Questa è una bufala, detto fra colleghe. La buona novella è che siamo sempre meno necessitate a essere puttane. A me pare buona, almeno.

Catturare l’audience vellicando l’orgoglio maschile ferito, in particolare nelle sue parti basse, non mi pare una strategia strepitosa. Al momento fai il botto, tutti i talk ti vogliono, entri a far parte del girone dei visibili e questo può dare una certa ebbrezza. Ma che io sappia queste cose hanno le gambe corte. E il down può essere bruttino. Attendo comunque il libro per entrare nel merito dei suoi argomenti.

La ‘meritocrazia’ secondo Sabin

 

Sabin e la 'meritocrazia'

 

Da qualche tempo, aveva iniziato già il ‘meritevole’ Brunetta del Berlusconi, si parla sempre di meritocrazia. Bene, di là dall’entusiasmo che questo concetto pare instillare nelle persone, bisogna che qualcuno faccia il punto. Insomma, a me pare l’ennesima buffonata per non volere l’uguaglianza tra gli individui. Le domande da porsi sono semplici. Che merito ci può essere in uno che ha le gambe più lunghe di un altro? Che merito ci può essere se uno ha dei neuroni incredibili e un altro, così è la natura, sa fare bene il ciabattino e basta? Che merito ci può essere in un individuo che, per sua gran fortuna, ha potuto fare la professione per la quale è stato forgiato dalla natura e un altro, per sua grande sfiga, ha dovuto adattarsi a quello che passa il convento? E poi, perché si dovrebbe pagare questi ‘geni’ con degli stipendi da califfo: non dovrebbe essere proprio la loro esagerata intelligenza a fargli capire che non è moralmente giusto che loro prendano quelle cazzo di cifre?

A Sabin, appena il mondo si accorse della sua grande scoperta nel campo della medicina, fu proposto di brevettare il suo vaccino. Lui chiese: “Okay, ma quanto bisogna aspettare per questa pratica?”. Risposta: “Be’, ci vorranno alcuni giorni, forse qualche mese”. Lui rispose: “Qualche mese? Non se ne parla nemmeno. Ci sono un sacco di bambini che, da subito, rischiano la vita. Si dia inizio alla commercializzazione immediata. Senza alcun brevetto: quello che ho fatto è il mio contributo all’umanità. Se avessi saputo coltivare le verze avrei contribuito con quelle”. Per non parlare di Fleming che, pari pari a molti nostri parlamentari(!), andava a ‘inventare’ ogni giorno – tutti i santi giorni – con una vecchia bici. Volevano regalargliene una nuova. Non la volle. Chiese: “E quante ruote avrebbe, poi, questo nuovo velocipede?”. Il corpo accademico rispose: “Be’, è una bicicletta”. Risposta: “Ahh… Lo sapevo. Se è una bicicletta, dove sarebbe il guadagno? Altro sarebbe se fossimo a parlare di una tricicletta, no?”.

Comunque e a conclusione, ognuno dovrebbe guadagnare quel tanto per vivere decorosamente e dignitosamente. Senza questioni di meritocrazia e cazzate varie. Servono solo a dividere la gente. Ah, sicuro che esistono individui che non hanno voglia di fare niente e fanno i furbi. Ma, vi assicuro, che sono in numero risibile. Un buon corso di rieducazione alla vita li farebbe rientrare nel consorzio umano. Per favore, non fatevi corrompere da quelli che vi vogliono far vivere fra gli steccati. Non ascoltate gente come la Fornero, come Salvini (30.000 euro al mese da parlamentare a Strasburgo…), come il Pd, come quelli che sono pronti ad ubbidire a qualcuno e si fanno mettere i piedi in faccia: sono quelli che, a loro volta, vogliono mettere i loro piedi sulla vostra faccia. In nome della meritocrazia.

Quello che avete letto, sopra, è il risultato di uno scambio di punti di vista che ho avuto con il cantautore, in questa occasione scrittore, Mimmo Parisi. Infatti, in occasione della divulgazione del suo ultimo libro, “Sono tornati i Braccialetti Rossi” che, finalmente, pubblica in forma cartacea sui circuiti Mondadori e Feltrinelli, mi sono trovato davanti un personaggio particolarmente sensibile ma capace di guardare con lucidità alla realtà.  Questo artista è veramente uno dei pochi che libera le sue creazioni in maniera limpida. Senza alcun programma che possa rientrare in una sorta di investimento economico. Infatti e ridendo, ha detto con ironia: “Mi sento Sabin…”. Sabin. E chi se lo ricordava più? Se lo ricordava lui. Mimmo Parisi.

Pier Luigi Bersani, tra la Fornero e la scissione

 

 

 

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Qualche giorno fa, quello che sembrava la parte più onesta del Pd, è stato ospite di Floris. Quest’ultimo lo ha fatto interloquire con la signora Fornero. A momenti si baciavano. Incredibile, la Fornero che è stata capace di combinare guai irrisolvibili agli italiani – più di Berlusconi che, va da se, non scherza – ha dichiarato che Bersani è una persona con la quale è possibile conversare. Lui idem. Ma come spera quest’uomo di fare breccia negli elettori anti-Renzi? Doveva starsene zitto.

E andarsene a casa. Come tutta la vecchia guardia dei partiti.  E la tv dovrebbe finirla di ospitare la Fornero (a proposito, quando si decideranno i giudici a chiedere i danni fatti al Paese, a lei e al suo compare Monti?). Comunque e parlando di separazione, tanto tuonò che piovve. Alla fine lo psicodramma della scissione si risolve in una fuoriuscita di 20 deputati – forse meno – e 12 senatori. Quanto basta per formare gruppi parlamentari, certo, ma alzi la mano chi prevedeva che a seguire  fossero 20 deputati (su 303) e 12 senatori (su 118). Soprattutto tenendo conto che le liste le fece proprio Bersani, che nel 2013 era il segretario del Pd.

E’ vero che i gruppi bersaniani verranno rimpolpati da parlamentari che fanno riferimento ad Arturo Scotto, separatosi egli stesso da Sinistra Italiana: ma resta da vedere se due gruppi scissionisti faranno una forza coesa e soprattutto come.

Se  gli scissionisti di SI si affrettano ad annunciare in una conferenza stampa nel tardo pomeriggio alla Camera che  ci sarà un gruppo parlamentare con i fuoriusciti bersaniani e che dunque Alfredo D’Attorre e Stefano Fassina tornano dalla stessa parte di Bersani e Speranza, è ancora da verificare quanti e chi li seguiranno. Non saranno pochi i travagli del neonato gruppo, che intende aprire un dialogo con Giuliano Pisapia per una “costituente progressista”, dato che i bersaniani sostengono il governo Gentiloni e gli scottiani no, nonostante le parole distensive di D’Attorre: possibile il sostegno al governo su alcuni punti. Ecco, mettiamo che il punto sia questo: quando si tratterà di votare il pacchetto sicurezza o il provvedimento sui voucher come si comporterà la nuova sinistra?

Una nuova Destra, se ne sentiva la mancanza

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(Esempio di vessillo di Destra che ha aiutato il popolo italiano: ora si sta tutti bene)
Si chiama “Movimento nazionale per la sovranità” il nuovo soggetto della destra sovranista di cui si tiene il congresso fondativo a Roma e in cui confluiscono Azione Nazionale e La Destra.
Il simbolo, che è stato approvato per acclamazione dalle Assise, ha a sinistra una fiamma tricolore stilizzata e, a destra, su fondo blu la scritta “Movimento nazionale per la sovranità”. “Abbiamo unito la nostra tradizione – ha spiegato Gianni Alemano – alla voglia di futuro in questo simbolo disegnato da uno dei più grandi grafici italiani, il maestro Saverio Danese”. “Dobbiamo fare primarie per scegliere il candidato premier e la linea, in modo da tenere unito il centrodestra: le primarie sono l’unico modo per ricompattare il centrodestra”.
Secondo Alemanno, “se il centrodestra non si rimette in cammino è difficile dare una risposta di governo al Paese” davanti alla divisione del Pd ed alla “incapacità” del M5S. “Ma – ammonisce Alemanno – l’unità deve essere nella chiarezza: per essa non dobbiamo fare compromessi al ribasso nè dimenticare le scelte di fondo della nostra Nazione. La Casa comune serve a difendere i valori trionfanti nel mondo della sovranità nazionale e popolare”. “Non so se Trump sia un avventuriero. Ma – ammonisce Alemanno – dalla principale potenza planetaria vengono segnali di governo della globalizzazione fondata sulle sovranità nazionali e popolari e sulla difesa dei valori fondamentali. Se questo è vero, anche in Italia deve nascere il movimento e ci deve essere un sovranismo responsabile, non fatto solo per attaccare ma per dare sostanza programmatica al progetto di governo. Sul tema c’è Salvini, c’è Giorgia Meloni.
La nostra proposta è entrare nella logica del Centrodestra non per compromesso ma come scelta di popolo”. “Se non si ricostruisce l’unità del centrodestra non c’è speranza per l’Italia”, sostiene ancora, rimarcando l’assenza al congresso di esponenti di FDI, a partire da Giorgia Meloni. “Li abbiamo invitati e non ci hanno risposto. Ci dispiace. Ma noi non ci stiamo più a fare partiti personali: sono comunità con regole, devono rispettare maggioranze e minoranze. Andiamo all’incontro con tutti quelli che sono disponibili”. Brunetta, unità unica risposta a implosione PD “Il centrodestra unito di governo è l’unica risposta all’implosione del Partito democratico. Abbiamo non solo il diritto, ma il dovere di governare. Abbiamo il dovere di dare una risposta seria e responsabile a questo Paese, una risposta fatta di contenuti”.
Lo ha detto Renato Brunetta (mica un altro…), capogruppo di Forza Italia alla Camera, parlando con i giornalisti a margine del Congresso fondativo del movimento sovranista che nascerà domani dalla fusione de La Destra di Francesco Storace e Azione nazionale di Gianni Alemanno. “Noi del centrodestra dobbiamo pensare alle cose concrete, mentre a sinistra volano gli stracci, noi dobbiamo pensare agli italiani. Gli italiani prima di tutto: la sovranità appartiene al popolo. E dunque pensiamo ai tanti giovani disoccupati, al deficit, al debito, alle nostre imprese, alle nostre città, alla sicurezza. Pensiamo ai rapporti con l’Europa: basta essere trattati come l’ultima ruota del carro. E per tutto questo – sostiene Brunetta – ci vuole il centrodestra unito di governo. Un centrodestra unito di governo plurale dove ci sia l’accoglienza di tutte le sensibilità e di tutte le proposte, sono qui proprio per testimoniare questo ai miei amici Storace e Alemanno. Quindi centrodestra unito di governo perché abbiamo il dovere di dare una risposta agli italiani, abbiamo il dovere di governare”.

 

Al posto di andare acasa, vuole delle scuse

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Parole che segnano la fine di un’era. E che fanno intendere come le divisioni interne al Pd non riguardino solo la data del voto e del congresso. Ma come, invece, ormai da tempo, nel Pd esistano in realtà due partiti: quello di Renzi e dei suoi e quelli degli anti Renzi. “Quelli che – sono parole della Boschi riportate dal Corriere della Sera – hanno persino brindato la sera del 4 dicembre”. Come hanno fatto un Grillo, un Salvini, una Meloni. Ecco, nel Pd c’è gente che fa lo stesso. La Boschi ieri, riporta sempre il quotidiano di via Solferino, ha avuto un altro contatto col segretario uscente, per sostenerlo dopo le parole “sfuggite” a Delrio (“Questo qua neanche una telefonata ha fatto, in queste condizioni…”): “Scusa Matteo – avrebbe detto la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio – ma quali aperture dovremmo fare noi, e a chi? A quelli che si sono sempre messi di traverso? A quelli che hanno persino brindato la sera del 4 dicembre? A quelli che vogliono solo la tua testa? Adesso basta, dovrebbero essere loro a chiedere scusa”.

Provini per il film sulla vita di Fabrizio De André

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Molti vogliono fare le comparse o piccole parti nel prossimo film che verrà girato a Genova sulla vita di Fabrizio De Andrè

 

Villa Bombrin nel ponente genovese è stata presa d’assalto da centinaia di persone di ogni età che da ore attendono il proprio turno: dentro i provini per avere un ruolo nel cast del film che racconterà la vita di Fabrizio De André. All’annuncio della Bibi Film Tv e del regista Luca Facchini, c’è tempo fino a domani, hanno risposto almeno in 300. La produzione cerca comparse dai 20 ai 60 anni da inserire nei diversi ruoli: pescatori, caricatori di porto, ragazze e ragazzi dell’alta borghesia, contadini, musicisti, “belle di notte” e “abitanti dei caruggi”.

Da un precedente articolo di Laura Corsi per Rainews.it

“Qui voglio vivere, diventare vecchio”. Parlava così il cantautore genovese, Fabrizio De André, de L’Agnata, la tenuta in Sardegna che aveva acquistato nel 1976 e dove si era stabilito, due anni dopo, con la compagna Dori Ghezzi (diventata poi sua moglie), la loro figlia, Luisa Vittoria (detta Luvi), e Cristiano, il primogenito dell’artista, nato dal precedente matrimonio. Avviare quell’azienda agricola era stata per lui una scommessa, ma anche la realizzazione di un sogno: De André aveva infatti trascorso parte della sua infanzia – gli anni della guerra – alla Cascina dell’Orto di Revignano D’Asti per poi tornare a Genova al termine del conflitto. Ma la campagna era rimasta nel suo cuore tanto da ripromettersi di tornarci a vivere un giorno. E così fece. La vita agreste in Sardegna però non lo separò mai dalla sua chitarra, pronta ad allietare i momenti di festa e a trasformare la sua ispirazione in musica. Proprio dagli incontri e dalle esperienze fatte in quel luogo, infatti, sono nate alcune delle sue canzoni.

Il sequestro
Alla Sardegna è però legata anche una pagina buia della vita del cantautore. La sera del 27 agosto 1979, De André e Dori Ghezzi furono sequestrati dall’Anonima Sarda per poi essere liberati dopo quattro mesi, dietro pagamento di un riscatto. Quell’esperienza – raccontata nella canzone Hotel Supramonte – non cambiò tuttavia l’amore di De André per la Sardegna che tornò a vivere a L’Agnata.

L’omaggio a De André
E proprio a L’Agnata la musica di De André ha continuato a risuonare anche dopo la morte dell’artista (l’11 gennaio 1999) grazie all’omaggio di alcuni suoi colleghi che hanno dato vita – sul prato della tenuta – a concerti unplugged interpretando i brani più famosi del cantautore. Tra loro Ornella Vanoni, Morgan, Paolo Fresu, Danilo Rea, Lella Costa, fino a Cristiano De André e Dori Ghezzi. Ed è proprio con le loro esibizioni a L’Agnata, in un clima di festa ma anche di nostalgia, che si chiude la prima parte del film in arrivo al cinema.

L’ultimo concerto
Interamente dedicata alla musica è invece la seconda parte del film con “L’ultimo concerto di Fabrizio De André”. Si tratta di una selezione di brani estratti dal concerto tenuto dal cantautore al Teatro Brancaccio di Roma il 13 e il 14 febbraio 1998, 11 mesi prima della sua scomparsa e 23 anni dopo il “sofferto” debutto sul palco, nel 1975. “Sofferto” perché De André aveva declinato più volte l’invito per la paura di esibirsi in pubblico. Quell’esordio fu seguito dalla prima tournée dell’artista. Nella sua carriera ce ne furono altre 11, compresa l’ultima, quella dell’estate del 1998, interrotta anticipatamente, dopo la scoperta del tumore che lo avrebbe portato alla morte.

I successi sul grande schermo
L’esibizione al Teatro Brancaccio, che ora viene riproposta nelle sale cinematografiche in versione restaurata e rimasterizzata, vede sul palco anche i figli di De André: Cristiano e Luvi. L’artista interpreta successi quali Crêuza de mä, Dolcenera, Anime salve, Il testamento di Tito, Via del Campo, Il Pescatore. Successi che rivivono sul grande schermo per emozionare chi lo ha amato e lo ama ancora oggi, e chi vuole conoscere meglio quello che la scrittrice Fernanda Pivano ha definito “il più grande poeta che l’Italia ha avuto negli ultimi 50 anni”.