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Animali fantastici di novembre

Animali fantastici e dove trovarli

La sceneggiatura del film è stata scritta da J. K. Rowling, l’autrice dei best seller dedicati ad Harry Potter.

Il giovane magizoologo Newt Scamander arriva a New York dall’Inghilterra con una valigia piena delle creature fantastiche che ha raccolto e salvato in molti anni di viaggi e ricerche. Senza volere, scambia però il prezioso carico con quello di Jacob Kowalski, pasticcere e No-Mag (è il nome americano dei Babbani), il quale libera inavvertitamente le creature, violando lo Statuto di Segretezza e mettendo Newt nei guai. È il 1926 e il Paese è in grande subbuglio: l’oscuro Gellert Grindewalt è introvabile, qualcosa di misterioso semina caos e distruzione per le strade della città e i fondamentalisti della caccia alle streghe sono sempre più infervorati. Il mondo magico e quello dei No-Mag sono pericolosamente vicini ad entrare in guerra.

Film di novembre, ‘La ragazza del treno’

 

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Genere
Thriller, Giallo
Durata
112 minuti
Regista
Uscita ITA
3 novembre 2016

La ragazza del treno. Rachel, fresca di divorzio, passa il tempo quotidiano speso sul treno fantasticando sulla vita di una coppia perfetta che vive in una casa davanti a cui passa ogni giorno. Una mattina, però, la donna vede qualcosa di scioccante che la trascinerà in un incredibile mistero.

U2 e il tour 2016

 

La pagina locale del sito Fanpage.it riferisce di un concerto del quartetto dublinese allo stadio San Paolo di Napoli programmato per la prossima estate: il sito, che dà per certa la presenza degli U2 nel capoluogo campano per la prossima bella stagione, specifica come i biglietti per la supposta data possano essere messi in prevendita già a partire dal prossimo mese di febbraio. L’ipotetico evento, osserva sempre Fanpage, potrebbe essere quel “grande evento” previsto per il 2016 annunciato dal primo cittadino partenopeo Luigi De Magistris solo pochi giorni fa durante la presentazione dei lavori di ammodernamento dello stadio cittadino.

A smorzare gli entusiasmi ci ha pensato però la filiale italiana di Live Nation, multinazionale che cura gli interessi dal vivo del gruppo, che – contattata nella giornata di oggi, lunedì 4 gennaio, da Rockol – ha specificato come “al momento non ci siano piani” per una o più eventuali nuove date degli U2 in Italia.

Voci relative a un eventuale ritorno dell’”Innocence + experience tour” nel nostro Paese trapelarono già lo scorso 22 settembre, quando il Gazzettino di Reggio riferì di una possibile data (subito smentita ufficialmente dai promoter del gruppo) degli U2 al Campovolo di Reggio Emilia per l’estate del 2016. Che la band di “Joshua tree” abbia allo studio un ritorno nel nostro Paese è tutto meno che un mistero: a confermarlo fu lo stesso The Edge a La Stampa in occasione dei concerti tenuti nel capoluogo piemontese alla fine della scorsa estate, specificando però come l’eventuale nuovo passaggio del gruppo nella Penisola avrà ancora come cornice quella dei palazzetti, location per le quali è stato studiato l’ultimo show.

Ciao, carissimo Umberto Eco

Il mondo ha perso Umberto Eco, intellettuale di particolare caratura: con lo sguardo rivolto al passato suggeriva il futuro. Non mancava di certo di capacità ironica. Infatti, piace ricordarlo così, fu il conferimento del Sigillum Magnum a Umberto Eco ad aprire il 19 giugno scorso la ReUniOn dell’Universita’ di Bologna, primo raduno mondiale dei laureati Alma Mater. Alla consegna l’allora rettore Ivano Dionigi aveva ricordato che il riconoscimento è “simbolo del sapere dei saperi, riservata a Capi di Stato, Pontefici e personalità internazionali”. Eco, visibilmente commosso, ricevendo usò però la sua consueta ironia: “ho letto da qualche parte che il Sigillum Magnum è stato istituito nel 1888, quindi, se non ho sbagliato i calcoli, ne avete dati 137 sino ad adesso a persone illustrissime e meritevoli. Immagino che il Rettore Dionigi si sia trovato a dover raschiare il fondo del barile e quindi lo abbia dato a me”. “Per cui non mi resta che imitare i nostri gloriosi ciclisti vincitori di tappa – aveva aggiunto tra gli applausi generali -: ‘sono molto contento di essere arrivato ultimo, ciao mamma, saluto gli amici del bar sport’”.

Mi chiamo Catrinel Marlon


La sua è la bellezza «7 di mattino»: quella che o c’è, o nessun trucco te la può regalare. Catrinel Marlon, cognome d’arte deciso dopo aver scoperto che in Italia il romeno Menghia suonava maluccio, in trasferta da Roma a Milano, si è alzata presto e appare al naturale. Il che la rende ancora più bella, senza l’impupazzamento al sexylattice con cui tre anni fa l’aveva lanciata Chiambretti facendone la fotografa (foto vere, che lei raccoglie e forse pubblicherà) del suo show. Prima, dai 16 anni, c’era stata la moda. In mezzo, inutili gossip su Fabrizio Corona: «Neanche lo conoscevo, mi si è messo vicino per farsi paparazzare, e mi ha dato un bacio fingendo di salutarmi. È stato brutto». E quindi il cinema: La città ideale di Luigi Lo Cascio, Loro chi? uscito questo autunno, e Leone nel basilico di Leone Pompucci, appena arrivato in sala.

Secondo il regista, lei è come un Arcangelo che consegna il bambinetto a una Madonna triste, Ida Di Benedetto.
«Non so, la mia è una ragazza che viene da un mondo povero e vive come una favola questo suo mondo da barboncina».

Che effetto le ha fatto girare tenendo sempre fra le braccia quel bambino?
«Erano due gemelline, di sei mesi. È stato facile perché prima delle riprese ho passato tempo con loro, le cambiavo, davo il biberon. Con i bambini avevo già avuto esperienze: in Romania ne avevo preso uno in affido, con il mio compagno».

Quanto tempo fa è accaduto?
«Avevo 16 anni, lui 24: era un cantante abbastanza conosciuto, è stato facile avere l’affido. Dopo che ci siamo lasciati, il bambino è stato dato a una coppia di amici miei. In Romania è pieno di piccoli abbandonati, che stanno negli orfanotrofi».

Quando lei è nata, i suoi genitori erano molto giovani: come se la sono cavata?
«Stavano insieme dai 14 anni, gli era capitato un altro bambino ma hanno abortito perché non potevano tenerlo. Poi sono arrivata io, mamma aveva 17 anni e papà poco di più, andavano a scuola, non avevano soldi. Per due anni mi hanno messo in un istituto, un “Settimanale”, dove i genitori ti riprendono solo il fine settimana».

Del bambino mai nato parlavate?
«Sì, succedeva a molti. Però, quando provi ad avere un figlio e non ci riesci, se pensi a quelli che hanno fatto degli aborti con facilità, ti si stringe un po’ il cuore».

Con sua mamma che rapporto aveva?
«Era giovane, mi trattava come una sorellina, non c’erano segreti, loro lasciavano in giro i giornali porno. In casa stavamo nudi e parlavamo di tutto, anche del mio primo rapporto, a 16 anni».

Lei si immagina mamma?
«Lo desidero molto. Vorrò stare sempre con mio figlio, insegnargli tutto quello che ho imparato, perché ho ottenuto tanto. Non mi immagino a fare come i miei genitori, che erano costretti a lasciare sole me e mia sorella perché – dopo essere stati campioni sportivi – lavoravano lui di giorno come taxista, mamma di notte con i treni. Così, a 5 anni badavo a Lorena che ne aveva 3. Portavo al collo un elastico, tolto a un pigiama, dove infilavo la chiave».

di Marina Cappa

Def Leppard nell’epoca di Halloween

Con Halloween e le luci notturne di fine ottobre, arrivano anche i Def Leppard. Il nuovo Cd si chiama “Def Leppard” e uscirà il 30 ottobre. Bene, detto questo, si può avanzare nella discussione.
L’album autunnale della band della regina inglese, si chiamerà, come già segnalato, con un’auto citazione, “Def Leppard”. Il Cd sarà condito con 14 brani di ottimo rock eseguito in piena autonomia da una delle migliori band di sempre.
Joe Elliott, Vivian Campbell, Phil Collen, Rick “Sav” Savage e Rick Allen, rispettivamente voce, chitarra, chitarra, basso e batteria di una delle band più seguite nel mondo dell’hard e metal rock, ovvero i mitici Def Leppard, sono pronti per un’altra avventura discografica. Joe Elliott, non solo voce cantata ma anche parlata, ha detto che i Def Leppard erano partiti con l’idea di comporre e, quindi, presentare ai loro fan un semplice EP. Come molti sanno, un EP, di solito, è limitato a contenere pochi brani. Al massimo sette. Poi, ha continuato il cantante, si sono ritrovati con una produzione fluviale: 12 canzoni si sono materializzate – ammesso che la musica possa diventare visibile e tangibile – con facilità estrema. Come non bastasse, dopo qualche settimana, a queste si sono aggiunte altre due composizioni. Tutte di ottimo livello. Quindi, nelle pubblicazioni musicali post vacanze estive 2015, sarà utile tenere d’occhio questo lavoro che promette grandi cose.

I Def Leppard, che si sono formati a Sheffield, Regno Unito, nel 1977, sono famosi non solo per i loro sold out legati ai concerti spettacolari, ma anche per altre particolarità. Ad esempio, si può ricordare il fatto che siano dei musicisti, nel loro genere, particolarmente dotati. Poi, che abbiano anche, e probabilmente questa è la loro qualità artisticamente più rilevante, una spiccata capacità di scrittura: la loro specialità è quella di confezionare delle hit da classifica. Sicuramente, nel nuovo lavoro, dove e diversamente da altre situazioni trascorse, l’attività compositiva si è svolta all’insegna della libertà d’espressione, non mancherà qualche brano che terrà alta questa meritata caratteristica. Infatti, sempre Joe Elliot, ha dichiarato che, per la prima volta nella loro storia di musicisti, hanno lavorato a un album senza la supervisione di alcuno: completamente svincolati dal dire l’ultima su una melodia o un arrangiamento.

A quest’undicesimo album che risponde al semplice nome di “Def Leppard”, ha partecipato nelle vesti di produttore, Ronan McHugh. Tuttavia, la produzione non è stata completamente affidata a questo valido professionista, infatti e oltre alla composizione e agli arrangiamenti, gli stessi Def Leppard hanno contribuito in modo importante al mixing e al mastering del Cd ottobrino. Per la registrazione, invece, si sono affidati al Joe’s Garage studio. Se i pluripremiati “Pyromania” e “Hysteria” – che hanno venduto più di 10 milioni di dischi solo negli USA – sono diventati entrambi Dischi di Diamante, può darsi che anche per questo nuovo “Def Leppard” ci sia la speranza di guadagnare qualche titolo di merito: non fosse altro che per le condizioni serene che ne hanno visto la nascita.

La tracklist di “Def Leppard”

1. Let’s Go2. Dangerous

3. Man Enough

4. We Belong

5. Invincible

6. Sea Of Love

7. Energized

8. All Time High

9. Battle Of My Own

10. Broke ‘N’ Brokenhearted

11. Forever Young

12. Last Dance

13. Wings Of An Angel

14. Blind Faith

Piccio, ma solo di nome

 

Francesco Luigi Maspes cura una delle più interessanti mostre del 2015, quella che vede come primo attore Giovanni Carnovali. Giovanni, nel suo tempo, era chiamato affettuosamente il Piccio; una definizione che, perlomeno da un punto di vista della significazione, tende a sminuire la statura artistica di questo fuoriclasse dell’Ottocento.
 
Fra i suoi committenti vi si trova la borghesia capitalistica. Questa è costituita dai nuovi esponenti di una classe in evoluzione che, a causa proprio delle origini squisitamente popolane, con difficoltà riescono apprezzare in pieno il verbo artistico di Giovanni. Tuttavia, il nostro porta avanti una sua precisa maniera di fare pittura.

Di quest’epoca romantica la Storia non fa mistero dell’attenzione che la nuova classe in ascesa spenda verso il dio denaro. Benessere, ricchezza, soldi, lusso: sono questi i valori che trovano attenzione e sollecitudine verso la loro conquista. Perché quest’affanno verso questi simboli? E’ presto detto: per ottenere il rispetto degli altri simili.

Già, ma questa classe proveniente dal basso come poteva librarsi verso l’alto essendo dotata di ali di rozzo cartone e abituata, sino alla sera prima, a dire ‘sissignore’ all’aristocrazia? Quest’ultima, va da se, vedeva i nuovi grezzi ricchi con il fumo negli occhi. Disprezzavano questa gente che il giorno urlava al mercato del pesce e la sera contava i riflessi dorati delle monete che, sparse su un tavolaccio che testimoniava la povertà primitiva, aumentavano di volta in volta.
Questa idiosincrasia era conosciuta dagli stessi borghesi che, pur di appartenere all’elite, studiavano mosse nobilitanti. E cosa poteva rendere più nobile di un ritratto che affidasse all’eternità l’espressione di uno che si è fatto tutto da solo? Ecco, quindi, fiorire nell’Ottocento un buon numero di ritrattisti. Alcuni di questi artisti diverranno immortali grazie a questa tensione che i nuovi ricchi sentono nella loro psiche. Uno di loro è Giovanni Carnevali detto il Piccio.
Tuttavia, nell’artista Piccio, l’aspetto meramente lavorativo legato alla pur complicata capacità di carpire la psicologia del ritrattato, non si è mai limitato a ciò che era stato contrattato. Il Carnovali andava oltre la richiesta del committente. La sua tecnica era innovativa, sciolta, liquida. Si sarebbe detto una sorta di gorgoglio di pennellate in cerca di un riposo mai trovato, ma tuttavia produttore di curiosità nel riguardante l’opera finita. Verosimilmente è lecito sospettare che tra i contemporanei il Piccio abbia avuto meno fortuna di quella che meritasse; sia tra i committenti sia tra gli appassionati d’arte dell’epoca. Non è incredibile questa tesi. Basti andare un attimo al di là del suo spettro di soggetti e osservarli con uno sguardo indagatore: ritratti, testi sacri, mitologia, pittura del passato. Certo, temi usati da tanti pittori della sua età storica, ma pochi di loro possono essere accomunati a quel trampolino artistico che avrebbe lanciato le Avanguardie storiche del primo 900: l’Impressionismo.
Le pennellate di Piccio anticipano le ‘sciabolate’ pittoriche di Boldini. Così come, se si è abbastanza attenti, non è difficile rilevare nel Piccio un’evoluzione che parte dal 600 di Franz Hals.
E, in tutta franchezza, non è poco per uno che si chiama semplicemente il Piccio.
La mostra, presente a Milano alle Gallerie Maspes, è aperta dal 29 maggio al 28 giugno e si avvale dell’apporto della Società delle Belle Arti ed Esposizione Permanente.

Quando la cronaca diventa canzone

Dal 21 marzo è possibile ascoltare un bel brano dalle tipiche sonorità rock ballad, “McDonalds’s Angel”. La canzone, scritta e presentata dal cantautore emiliano Mimmo Parisi, è, per certi versi e intenti, accomunabile a una canzone degli Stadio, “La mia canzone per te”. Questo ultimo brano faceva parte dell’album “Diluvio universale” del 2009, lavoro che vede un apporto importante di scrittura da parte di Vasco Rossi.

Una canzone, “La mia canzone per te”, che non era stata scritta espressamente per Eluana Englaro, come dichiarato da Curreri, ma di fatto dedicata a lei in tutti i loro concerti. Infatti, in una intervista di qualche tempo fa, Curreri ha espresso “che parla dell’amore per chi siamo costretti a lasciare per sempre e quindi, in questa canzone, ci sentiamo un po’ tutti Beppino Englaro, padre di Eluana, la giovane donna lecchese rimasta in stato vegetativo per oltre 17 anni e dichiarata morto il 9 febbraio 2009”.

“McDonalds’ Angel” ha gli stessi intenti e attinge allo stesso humus: i fatti della società, la cronaca. Poi, non ci vuole molto a notarlo, i caratteri delle due storie, quella di Eluana Englaro, nel 2009, e quella di Tugce Albayrak, ragazza deceduta in seguito a un’aggressione nel 2014, sono simili nella loro drammaticità.

Agli Stadio e a Mimmo Parisi, va sicuramente il plauso per il loro impegno profuso, anche in direzioni diverse dall’ordinario aspetto commerciale previsto per la pubblicazione dei dischi.
Trovate il link per il download di “McDonalds’s Angel”qui:

https://soundcloud.com/mimmo-parisi/mcdonaldss-angel-mimmo-parisi

Giorgia Conti, giornalista freelance

Opere di Tamara de Lempicka, la mostra

 
Raffinata ed eccentrica quest’artista tanto cara al mondo della moda per la sua attenzione quasi maniacale a cappellini e sete svolazzanti – in mostra rappresentati al meglio dal suo chef d’oeuvre, Ragazza in verde dal Pompidou di Parigi – cui la critica non perdonò le pose fin troppo plastiche e i famosi ricci di capelli come “di trucioli”, emerge dalla narrazione della curatrice Grazia Mori in tutte le sue ambivalenze e in un’insolita veste più intimista e retrospettiva.
Scrive la Mori: «diversi sono gli aspetti evidenziati in questa nuova esposizione, dal taglio inedito, che presenta una Lempicka più intima e segreta, con alcune sorprese ancora custodite nei “mondi” di Tamara, una mostra da esplorare come se si viaggiasse in universi paralleli”, e dove è evidenziato il rapporto con i grandi fotografi della sua epoca, e lo studio costante dell’arte del passato, creando così attraverso la commistione di “antico” e “moderno” uno stile unico e inimitabile».
 
Alimentandone il mito con misteri e date confuse la stessa de Lempicka trasformò la sua vita in un vero capolavoro, che grazie all’ampia documentazione fotografica dell’artista-modella emerge con il suo estetizzante portato di sfrontata assidua del bel mondo, che oltre a due mariti ebbe fra i molti spasimanti bellissime donne, ricche eredietiere ed eccentrici aristocratici, permettendosi financo l’ardire di rifiutare le avances di Gabriele D’Annunzio.

Sono ottanta le opere dell’artista polacca presenti in mostra, lungo un percorso diviso in sette sezioni.

L’esposizione è promossa dal Comune di Torino ed è prodotta da 24ORECultura–Gruppo24Ore e da Arthemisia Group.

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, fino al 30 agosto 2015

(Notizie raccolte a cura di Liliana Antonelli)