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Mieli, Gruber e il ‘ragazzino’ di Battista

 

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Se mai esistano parlamentari garbati, essi potrebbero eleggere come modello da imitare Di Battista. A Otto e Mezzo, condotto con alterna fortuna da una conduttrice spesso di parte, il rappresentante M5S è stato, ieri su La7, messo ai RX. Mieli, con cipiglio da paternale, è stato sempre a chiedere cosa proporrebbe il M5S per la tal cosa. A questo superato signore è sfuggito che tutti i politici, salvo alcuni, hanno sempre affermato di essere lì per il popolo facendo solo i fatti loro. Intanto guadagnavano, come probabilmente Mieli e Gruber, stipendi non proprio popolari. Il M5S solo per la caratteristica di guadagnare 1/4 degli altri sedicenti salva popolo, meriterebbero rispetto. Non dubbi e ironia mal nascosta.

Comunque, Alessandro Di Battista, ospite di Otto e Mezzo (La7), rispondendo a una domanda di Paolo Mieli ha criticato l’atteggiamento di Minniti e parlato del tema dei migranti: “Minniti è un ministro e sta dicendo solo ora queste cose, in vista della campagna elettorale. Io devo valutare anche gli anni di fatti dei governi a guida PD. Giustissimo fare i minuti di raccoglimento per le vittime ma io ho le scatole piene dei minuti di silenzio, dopo 3 anni che ogni proposta del M5S viene bocciata in parlamento”.

Sguattere e giardinieri per Gasparini siete uno zero

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Il 28 maggio del 2017 si è saputo – dal Fatto Quotidiano –  che Daniela Gasparini del Partito Democratico ha tenuto a precisare che, a proposito di parlamentari:

in caso il congiunto beneficiario della reversibilità non abbia “redditi da lavoro dipendente/autonomo e d’impresa, rendite fondiarie e redditi da capitale” percepirà il 60% dell’importo come gli altri italiani, ma aumentato di un quinto. Automaticamente, senza soglia massima ne criteri patrimoniali. In quelle famiglie dove per anni si è materializzato uno stipendio parlamentare da 10mila euro al mese.

Interpellata, Gasparini ha dichiarato che è ingiusto “che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%”. Parole che hanno fatto scattare Fiorella Mannoia: “Tanto vivete in un universo parallelo da non rendervi conto neanche di quello che dite, avete perso il contatto con la realtà. Signora lei è senza rispetto, in un Paese normale per queste parole chiederebbero le dimissioni, ma non si preoccupi, non accadrà. Magari i congiunti dei comuni mortali potranno venire a fare le “sguattere” i “giardinieri”…. a casa sua”, scrive su Facebook, aggiungendo: “Per il parlamentari la reversibilità è estesa anche ai conviventi. Lo sapevate?”.

Quando Sgarbi è incapace di zittirsi

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Parma, Sgarbi ospite di CasaPound dà del fascista a Grillo

Vittorio Sgarbi continua a dire idiozie. Ha richiamato a un folto pubblico all’Hotel Parma&Congressi dove ha partecipato a un incontro con il candidato sindaco di CasaPound a Parma, Emanuele Bacchieri: “Per me è solo un’associazione, non un partito. Nulla è più di destra di Grillo e i suoi per co…, ignoranza, false comunarie…Pizzarotti è stato eletto con i voti della destra ma ha trovato una sua autonomia”.

‘Amici’ e ‘Masterchef’, due programmi cult(?)

 

Amici 2017, Elisa spiega il suo modo di lavorare con i cantanti - VIDEOINTERVISTA

(Qui il link all’articolo originale)

All’interno della “scuola” di “Amicinon abbiamo incontrato solamente Morgan, ma anche Elisa. La cantautrice di Monfalcone, protagonista del talent condotto da Maria De Filippi per il terzo anno consecutivo (quest’anno è alla guida della squadra blu), ci ha parlato del modo con cui lavora insieme ai cantanti del suo team, Riccardo Marcuzzo e Federica Carta.

“Quello che mi preme è di rappresentare il più possibile, con la scelta delle canzoni e con il modo in cui vengono vestite, la scrittura di Riccardo e di Federica: non sono due interpreti, sono due che scrivono. Quindi è un lavoro più difficile”, ci ha detto Elisa.

 

 

 

(Qui il link all’articolo originale)

 

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Ha vinto la «moglie ideale»: bella, brava, tutta dedita al marito e al figlio, ex modella e ora cuoca modella, ex Miss Italia, ex valletta, ex qualcos’altro. Roberta Capua è la prima Celebrity MasterChef d’Italia. In finale ha osato di più, mettendo da parte un tipo di cucina tradizionale. Così ha battuto il tatuatissimo Nesli (i tatuaggi in cucina non sono il massimo dell’eleganza), nonostante i giudici si fossero dichiarati entusiasti di un suo piatto a base di maltagliati, capesante, fonduta e fichi.

Bruno Barbieri: «Nesli ha fatto bingo». Joe Bastianich: «È un piatto bisessuale, non sai se bere vino bianco o rosso». Ma, a dispetto del bingo, la vittoria è andata alla Capua che ha devoluto il premio di 100mila euro a Save the Children (Sky Uno, giovedì, ore 21.20).

Finalmente un ‘comune cittadino’

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Renzi ha dichiarato che andrà in giro per l’Italia, in occasione del Congresso, da comune cittadino. Le domande sono, 1) perchè un comune cittadino, secondo lui, avrebbe la possibilità di andarsene in giro? 2) E quando lavorerebbe? 3) E lui, quando lavorerà? 4) Chi lo mantiene?

Dall’Olanda arriva un brusco stop al populismo in Europa”. Apre così Matteo Renzi il ritorno al suo ‘format’ su Facebook #Matteorisponde. La sconfitta di Wilders è una buona notizia, sottolinea.

Buona, come quella giunta in serata dal Senato, dove la mozione di sfiducia a Luca Lotti su Consip è stata bocciata senza problemi. M5s ha preso l’iniziativa per “trovare spazio” sui giornali e in tv, attacca, ma ha preso “una sonora libecciata: respinti con perdite”, mentre il ministro si è difeso “con grande serietà e pacatezza”. Ora, afferma l’ex premier, partirà in prima persona al contrattacco: “Presenterò querele corpose a chi insulta“.

Nei prossimi giorni tornerà a girare l’Italia “trolley alla mano e senza codazzi” per la campagna congressuale, racconta Renzi. Ma a quattro mesi dalla sconfitta al referendum, riparte dal dialogo diretto con i cittadini, sostenitori e detrattori, sui social network, anche perché in tv nei talk show, osserva, “c’è costante polemica contro di noi”. Si presenta da non più premier ma “comune cittadino”: non ha alle spalle bandiere né davanti la scrivania di Chigi ma, spiega, è ospitato dalla sede di Unità.tv al Nazareno.

Nella battaglia congressuale avrà al suo fianco, da coordinatore della sua mozione, Lorenzo Guerini, che lascia perciò il ruolo di presidente della commissione congresso.

Niente polemiche con gli avversari, promette, e si dice pronto a fare “squadra” con Orlando chiunque vinca. E intanto chiede che il partito trovi una soluzione per permettere di votare anche a chi il 30 aprile sarà in viaggio, in modo da tenere alta l’affluenza, nonostante il ponte del primo maggio.

 

Ingiustizia incredibile per l’amico di Tiziano Renzi

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Russo e Renzi senior dovranno spiegare i particolari del loro rapporto con Alfredo Romeo e ciò che, a leggere le carte dell’inchiesta, hanno fatto per avvicinare l’imprenditore alla vittoria dei lotti dell’appalto Fm4 a cui era fortemente interessato. Soprattutto, i due dovranno rispondere a una domanda ben precisa: hanno avuto qualcosa in cambio per i loro presunti servigi? A leggere le carte dell’inchiesta, il do ut des emergerebbe dai pizzini vergati da Romeo e recuperati dagli inquirenti in una discarica. In tal senso, nei giorni scorsi Il Fatto Quotidiano ha pubblicato in esclusiva il pezzo di carta in cui Romeo annotava i compensi da dare a T. e C.R.: 30mila euro al mese per il primo, 5mila ogni due mesi per il secondo. Per chi indaga, quelle iniziali potrebbero riferirsi proprio a Tiziano Renzi e Carlo Russo. Detto ciò, è chiaro che esiste un’ingiustizia estrema. Perchè al buon papà Renzi 30 mila euro al mese e 5 mila (miseri) ogni due mesi al secondo? Ma insomma, che mondo è questo che propone tali ingiustizie? Incredibile, vale la pena fare il fuorilegge a queste condizioni? No. Quasi quasi è me glio essere onesti.

Speranza cambia, da Pd diventa Dp: un cambiamento epocale!

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Speranza e tutti quelli come lui non si smentiscono. Ancora una volta, al posto di diventare veramente alternativi, come il M5s che non fa sconti a nessuno, prende in giro gli italiani. Insomma, il suo cambiamento consisterebbe in un cambio di consonanti. La ciccia è sempre quella del vecchio Pd. si è di fronte a gente che non ha voglia di dedicarsi alle persone. Si è di fronte a individui che dovrebbero fare altro nella vita. Comunque, di seguito e presa dalla rete, qualche notizia del mondo Pd.

 

“Possiamo accettare che due persone che chiudono due nomadi in una gabbia abbiano il plauso del leader di una delle forze politiche italiane, che addirittura si offre di pagare le spese legali, senza che nessuno del nostro partito dica A?”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando, nel comizio di presentazione a Genova della sua candidatura alla segreteria del Pd, critica il silenzio dei vertici del partito riguardo le dichiarazioni di Matteo Salvini sul caso delle due rom trovate a rovistare nel deposito per gli scarti di un supermercato di Follonica, rinchiuse e derise dagli stessi dipendenti. E ancora: “Possiamo accettare silenziosi che il presidente degli Usa Trump dica “Adesso investiamo nella spesa militare, faremo il più grande esercito del mondo e nessuno si deve permettere di discutere il primato degli Usa”? Noi 5-6 anni fa saremmo scesi in piazza per dire che difendiamo la pace”. E ha ribadito che “non si può contrastare le destre limitandosi a fare in modo meno doloroso quello che farebbero loro. È necessario andare alla radice dei problemi e aggredire le ragioni che stanno alla base delle disuguaglianze, altrimenti continueranno a vincere le destre anche quando vinciamo noi, perché facciamo quello che farebbero loro.”

Pier Luigi Bersani, tra la Fornero e la scissione

 

 

 

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Qualche giorno fa, quello che sembrava la parte più onesta del Pd, è stato ospite di Floris. Quest’ultimo lo ha fatto interloquire con la signora Fornero. A momenti si baciavano. Incredibile, la Fornero che è stata capace di combinare guai irrisolvibili agli italiani – più di Berlusconi che, va da se, non scherza – ha dichiarato che Bersani è una persona con la quale è possibile conversare. Lui idem. Ma come spera quest’uomo di fare breccia negli elettori anti-Renzi? Doveva starsene zitto.

E andarsene a casa. Come tutta la vecchia guardia dei partiti.  E la tv dovrebbe finirla di ospitare la Fornero (a proposito, quando si decideranno i giudici a chiedere i danni fatti al Paese, a lei e al suo compare Monti?). Comunque e parlando di separazione, tanto tuonò che piovve. Alla fine lo psicodramma della scissione si risolve in una fuoriuscita di 20 deputati – forse meno – e 12 senatori. Quanto basta per formare gruppi parlamentari, certo, ma alzi la mano chi prevedeva che a seguire  fossero 20 deputati (su 303) e 12 senatori (su 118). Soprattutto tenendo conto che le liste le fece proprio Bersani, che nel 2013 era il segretario del Pd.

E’ vero che i gruppi bersaniani verranno rimpolpati da parlamentari che fanno riferimento ad Arturo Scotto, separatosi egli stesso da Sinistra Italiana: ma resta da vedere se due gruppi scissionisti faranno una forza coesa e soprattutto come.

Se  gli scissionisti di SI si affrettano ad annunciare in una conferenza stampa nel tardo pomeriggio alla Camera che  ci sarà un gruppo parlamentare con i fuoriusciti bersaniani e che dunque Alfredo D’Attorre e Stefano Fassina tornano dalla stessa parte di Bersani e Speranza, è ancora da verificare quanti e chi li seguiranno. Non saranno pochi i travagli del neonato gruppo, che intende aprire un dialogo con Giuliano Pisapia per una “costituente progressista”, dato che i bersaniani sostengono il governo Gentiloni e gli scottiani no, nonostante le parole distensive di D’Attorre: possibile il sostegno al governo su alcuni punti. Ecco, mettiamo che il punto sia questo: quando si tratterà di votare il pacchetto sicurezza o il provvedimento sui voucher come si comporterà la nuova sinistra?

Una nuova Destra, se ne sentiva la mancanza

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(Esempio di vessillo di Destra che ha aiutato il popolo italiano: ora si sta tutti bene)
Si chiama “Movimento nazionale per la sovranità” il nuovo soggetto della destra sovranista di cui si tiene il congresso fondativo a Roma e in cui confluiscono Azione Nazionale e La Destra.
Il simbolo, che è stato approvato per acclamazione dalle Assise, ha a sinistra una fiamma tricolore stilizzata e, a destra, su fondo blu la scritta “Movimento nazionale per la sovranità”. “Abbiamo unito la nostra tradizione – ha spiegato Gianni Alemano – alla voglia di futuro in questo simbolo disegnato da uno dei più grandi grafici italiani, il maestro Saverio Danese”. “Dobbiamo fare primarie per scegliere il candidato premier e la linea, in modo da tenere unito il centrodestra: le primarie sono l’unico modo per ricompattare il centrodestra”.
Secondo Alemanno, “se il centrodestra non si rimette in cammino è difficile dare una risposta di governo al Paese” davanti alla divisione del Pd ed alla “incapacità” del M5S. “Ma – ammonisce Alemanno – l’unità deve essere nella chiarezza: per essa non dobbiamo fare compromessi al ribasso nè dimenticare le scelte di fondo della nostra Nazione. La Casa comune serve a difendere i valori trionfanti nel mondo della sovranità nazionale e popolare”. “Non so se Trump sia un avventuriero. Ma – ammonisce Alemanno – dalla principale potenza planetaria vengono segnali di governo della globalizzazione fondata sulle sovranità nazionali e popolari e sulla difesa dei valori fondamentali. Se questo è vero, anche in Italia deve nascere il movimento e ci deve essere un sovranismo responsabile, non fatto solo per attaccare ma per dare sostanza programmatica al progetto di governo. Sul tema c’è Salvini, c’è Giorgia Meloni.
La nostra proposta è entrare nella logica del Centrodestra non per compromesso ma come scelta di popolo”. “Se non si ricostruisce l’unità del centrodestra non c’è speranza per l’Italia”, sostiene ancora, rimarcando l’assenza al congresso di esponenti di FDI, a partire da Giorgia Meloni. “Li abbiamo invitati e non ci hanno risposto. Ci dispiace. Ma noi non ci stiamo più a fare partiti personali: sono comunità con regole, devono rispettare maggioranze e minoranze. Andiamo all’incontro con tutti quelli che sono disponibili”. Brunetta, unità unica risposta a implosione PD “Il centrodestra unito di governo è l’unica risposta all’implosione del Partito democratico. Abbiamo non solo il diritto, ma il dovere di governare. Abbiamo il dovere di dare una risposta seria e responsabile a questo Paese, una risposta fatta di contenuti”.
Lo ha detto Renato Brunetta (mica un altro…), capogruppo di Forza Italia alla Camera, parlando con i giornalisti a margine del Congresso fondativo del movimento sovranista che nascerà domani dalla fusione de La Destra di Francesco Storace e Azione nazionale di Gianni Alemanno. “Noi del centrodestra dobbiamo pensare alle cose concrete, mentre a sinistra volano gli stracci, noi dobbiamo pensare agli italiani. Gli italiani prima di tutto: la sovranità appartiene al popolo. E dunque pensiamo ai tanti giovani disoccupati, al deficit, al debito, alle nostre imprese, alle nostre città, alla sicurezza. Pensiamo ai rapporti con l’Europa: basta essere trattati come l’ultima ruota del carro. E per tutto questo – sostiene Brunetta – ci vuole il centrodestra unito di governo. Un centrodestra unito di governo plurale dove ci sia l’accoglienza di tutte le sensibilità e di tutte le proposte, sono qui proprio per testimoniare questo ai miei amici Storace e Alemanno. Quindi centrodestra unito di governo perché abbiamo il dovere di dare una risposta agli italiani, abbiamo il dovere di governare”.

 

Al posto di andare acasa, vuole delle scuse

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Parole che segnano la fine di un’era. E che fanno intendere come le divisioni interne al Pd non riguardino solo la data del voto e del congresso. Ma come, invece, ormai da tempo, nel Pd esistano in realtà due partiti: quello di Renzi e dei suoi e quelli degli anti Renzi. “Quelli che – sono parole della Boschi riportate dal Corriere della Sera – hanno persino brindato la sera del 4 dicembre”. Come hanno fatto un Grillo, un Salvini, una Meloni. Ecco, nel Pd c’è gente che fa lo stesso. La Boschi ieri, riporta sempre il quotidiano di via Solferino, ha avuto un altro contatto col segretario uscente, per sostenerlo dopo le parole “sfuggite” a Delrio (“Questo qua neanche una telefonata ha fatto, in queste condizioni…”): “Scusa Matteo – avrebbe detto la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio – ma quali aperture dovremmo fare noi, e a chi? A quelli che si sono sempre messi di traverso? A quelli che hanno persino brindato la sera del 4 dicembre? A quelli che vogliono solo la tua testa? Adesso basta, dovrebbero essere loro a chiedere scusa”.