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La ‘meritocrazia’ secondo Sabin

 

Sabin e la 'meritocrazia'

 

Da qualche tempo, aveva iniziato già il ‘meritevole’ Brunetta del Berlusconi, si parla sempre di meritocrazia. Bene, di là dall’entusiasmo che questo concetto pare instillare nelle persone, bisogna che qualcuno faccia il punto. Insomma, a me pare l’ennesima buffonata per non volere l’uguaglianza tra gli individui. Le domande da porsi sono semplici. Che merito ci può essere in uno che ha le gambe più lunghe di un altro? Che merito ci può essere se uno ha dei neuroni incredibili e un altro, così è la natura, sa fare bene il ciabattino e basta? Che merito ci può essere in un individuo che, per sua gran fortuna, ha potuto fare la professione per la quale è stato forgiato dalla natura e un altro, per sua grande sfiga, ha dovuto adattarsi a quello che passa il convento? E poi, perché si dovrebbe pagare questi ‘geni’ con degli stipendi da califfo: non dovrebbe essere proprio la loro esagerata intelligenza a fargli capire che non è moralmente giusto che loro prendano quelle cazzo di cifre?

A Sabin, appena il mondo si accorse della sua grande scoperta nel campo della medicina, fu proposto di brevettare il suo vaccino. Lui chiese: “Okay, ma quanto bisogna aspettare per questa pratica?”. Risposta: “Be’, ci vorranno alcuni giorni, forse qualche mese”. Lui rispose: “Qualche mese? Non se ne parla nemmeno. Ci sono un sacco di bambini che, da subito, rischiano la vita. Si dia inizio alla commercializzazione immediata. Senza alcun brevetto: quello che ho fatto è il mio contributo all’umanità. Se avessi saputo coltivare le verze avrei contribuito con quelle”. Per non parlare di Fleming che, pari pari a molti nostri parlamentari(!), andava a ‘inventare’ ogni giorno – tutti i santi giorni – con una vecchia bici. Volevano regalargliene una nuova. Non la volle. Chiese: “E quante ruote avrebbe, poi, questo nuovo velocipede?”. Il corpo accademico rispose: “Be’, è una bicicletta”. Risposta: “Ahh… Lo sapevo. Se è una bicicletta, dove sarebbe il guadagno? Altro sarebbe se fossimo a parlare di una tricicletta, no?”.

Comunque e a conclusione, ognuno dovrebbe guadagnare quel tanto per vivere decorosamente e dignitosamente. Senza questioni di meritocrazia e cazzate varie. Servono solo a dividere la gente. Ah, sicuro che esistono individui che non hanno voglia di fare niente e fanno i furbi. Ma, vi assicuro, che sono in numero risibile. Un buon corso di rieducazione alla vita li farebbe rientrare nel consorzio umano. Per favore, non fatevi corrompere da quelli che vi vogliono far vivere fra gli steccati. Non ascoltate gente come la Fornero, come Salvini (30.000 euro al mese da parlamentare a Strasburgo…), come il Pd, come quelli che sono pronti ad ubbidire a qualcuno e si fanno mettere i piedi in faccia: sono quelli che, a loro volta, vogliono mettere i loro piedi sulla vostra faccia. In nome della meritocrazia.

Quello che avete letto, sopra, è il risultato di uno scambio di punti di vista che ho avuto con il cantautore, in questa occasione scrittore, Mimmo Parisi. Infatti, in occasione della divulgazione del suo ultimo libro, “Sono tornati i Braccialetti Rossi” che, finalmente, pubblica in forma cartacea sui circuiti Mondadori e Feltrinelli, mi sono trovato davanti un personaggio particolarmente sensibile ma capace di guardare con lucidità alla realtà.  Questo artista è veramente uno dei pochi che libera le sue creazioni in maniera limpida. Senza alcun programma che possa rientrare in una sorta di investimento economico. Infatti e ridendo, ha detto con ironia: “Mi sento Sabin…”. Sabin. E chi se lo ricordava più? Se lo ricordava lui. Mimmo Parisi.