Archivio per la categoria ‘Governo’

M5s e Lega, pronti a scuotere Bruxelles

Domenica, 25 Marzo 2018

 

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M5s e Lega muovono i primi passi. Pur se non esistano grandi condivisioni di temi – esclusi quelli trans partiti e che dovrebbero essere patrimonio di ogni persona dotata di buon senso: eliminazione in toto della legge Fornero, per esempio – al momento, il loro, è il passo giusto. Ovviamente si sta parlando delle presidenze, camera e senato. Insomma, la base del M5s non potrebbe, in futuro, accettare il connubio con una forza para fascista e sovranista come la Lega (che ha tolto ‘nord’ con furbizia per abbindolare i più svagati).

Comunque, per adesso si è in questa situazione. La partita per la presidenza delle Camere si è chiusa. Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ancora una volta usciti vincitori, giurano solennemente che l’accordo trovato sui nomi di Elisabetta Casellati e Roberto Fico non ha nulla a che vedere con la strategia per Palazzo Chigi. La sensazione però è che il sogno di Steve Bannon, l’ex capo stratega di Donald Trump, non sia lontano dall’avverarsi: due partiti anti-establishment al governo per dare una scossa a Bruxelles.

“Steve è molto contento dei risultati delle elezioni” confida a Formiche.net Thomas Williams, corrispondente a Roma di Breitbart News, il sito di informazione fondato da Bannon che ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario nella campagna presidenziale di Trump. Ma rimangono evidenti “le grandissime difficoltà nell’arrivare a un modus vivendi per governare insieme”.

Dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato ai segreti del successo di Lega e M5S fino allo scandalo Cambridge Analytica, Williams, con una pacatezza non comune fra le firme di Breitbart, non si è sottratto a nessuna domanda. Una sola eccezione: non può rivelare nulla sull’incontro segreto cui ha preso parte a Milano lo scorso 8 marzo assieme a Bannon e Matteo Salvini, perché “questi erano i patti”.

M5s e i discorsi dei reazionari

Giovedì, 8 Marzo 2018
 

M5s, Tronchetti Provera e Sgarbi

 

Così ha parlato Marco Tronchetti Provera: «Marchionne ha detto che ha visto di peggio del Movimento 5 stelle? Anche io, ho visto di governi di facciata molto stabili che agivano in maniera irresponsabile, ma attendiamo di vedere bene i programmi». E poi: «È presto per parlare, ma nelle settimane precedenti al voto parti più populiste della politica hanno avuto una convergenza verso il centro – ha continuato -. Mi pare che per raggiungere questo risultato si sono abbassati i toni, partendo da questo fatto c’è uno spazio di manovra in Europa. Oggi la scommessa dei mercati è che prevalga il buonsenso.

E, signor Tronchetti Provera quale sarebbe il buonsenso, continuare con la vecchia nomenclatura ottocentesca di destra, sinistra; industriali che hanno una botta di sedere e, come Marchionne, portano a casa 150.000 euro al giorno; politici che si dividono le poltrone; fritture di pesce per pagare quei disgraziati senza bandiera delle zone depresse dell’Italia; impiegati alla Regione che vengono stipendiati con 8000 euro oppure, egregio signor Marco, continuare a dare possibilità per incamerare più soldi possibili a gente come Sgarbi che tratta uno degli epistemi più inutili – in una temperie di crisi nazionale e sovranazionale – ovvero la Storia dell’Arte.

Ci dovrebbe essere in giro un concetto – la priorità - che, tuttavia, nessuno riesce più a trovare. Ad Acerra il 20 per cento ha votato Sgarbi! Ma cosa ha promesso loro, una lezione sui tagli di Fontana? In uno scenario come quello attuale, cortese – si fa per dire – critico, non sarebbe più utile informare sui tagli alla Sanità, alla scuola, alla sicurezza, sui tagli del sostegno agli invalidi, alle pensioni – tagliate in maniera offensiva – ai sessantenni promossi, per forza, ancora a giovani virgulti del terzo millennio?

Governo, pronto a eliminare la pensione di reversibilità

Lunedì, 22 Gennaio 2018

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Quando si parla di giustizia(?), i parlamentari sono capacissimi di metterla in atto. Togliendo, questa volta, alle vedove. Ancora una volta non si rendono conto che è arrivato il tempo della redistribuzione dei beni. Di quelli che li hanno.

di Marina Crisafi - Il Governo vuole far cassa sulla pelle delle vedove, andando a toccare anche la pensione di reversibilità. È questo l’allarme lanciato dal segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti che, sulle colonne dell’Huffington Post, denuncia l’arrivo di un disegno di legge delega del Governo alla commissione lavoro della Camera, contenente un punto molto controverso che andrebbe ad incidere appunto sul diritto alla pensione di reversibilità.

Spiegato con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.

Ciò significa letteralmente che l’accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all’Isee e quindi al reddito familiare, andando a ridurre inevitabilmente il numero delle persone che continueranno a veder garantito questo diritto.

Com’è noto, infatti, l’asticella dell’Isee è molto bassa (fissata spesso a redditi da fame) e per superarla, facendo saltare tutti i benefici, basta poco.

Per fare un esempio, è sufficiente che una donna anziana viva ancora con suo figlio che percepisce anche un piccolo reddito da lavoro per far saltare il diritto o che la stessa donna decida di condividere la casa con un’amica (magari vedova titolare di pensione) per rendere meno grama la vecchiaia per perdere la reversibilità. A contribuire all’Isee è anche la casa: la vedova che vive nella dimora coniugale rimarrebbe così con la casa ma senza alcun reddito.

Ad essere colpite, com’è evidente, saranno soprattutto le donne, principali beneficiarie della prestazione in quanto aventi un’età media più alta rispetto agli uomini. Donne che sarebbero – afferma Pedretti “doppiamente colpite” perché oggi hanno una pensione media inferiore a quella degli uomini e che “in futuro rischiano di impoverirsi ulteriormente”.

Sinora per loro la reversibilità costituiva una piccola certezza su cui contare.

Sinora appunto. Perché se dovesse passare così com’è il ddl andrebbe a demolire un diritto individuale che diventerebbe inaccessibile per centinaia di migliaia di soggetti.

“Questo non è solo profondamente ingiusto – prosegue Pedretti – ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato”.

In parole povere, una sorta di “rapina legalizzata” ai danni degli italiani che si augura possa essere oggetto di ripensamento nella discussione che si aprirà a breve in commissione lavoro.

Intanto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Governo una lettera per sollecitare un tavolo di confronto.

La Fornero insiste a sbagliare con l’età pensionabile

Sabato, 23 Dicembre 2017
 
Perché abbassare l'età pensionabile non è nell'interesse del paese
La signora Elsa Fornero ha scritto:
“Tenendo conto della realtà del sistema economico italiano, quello delle pensioni deve essere il punto d’arrivo e non il punto di inizio di qualsiasi programma da presentare agli elettori.
Si pensa davvero che abbassarel’eta di pensionamento sia negli interessi degli italiani e delle giovani generazioni? E che, come qualcuno ha affermato nei giorni scorsi, si possa fare questa “controriforma” tassando le cosiddette “pensioni d’oro”? Alcune semplici considerazioni mettono fortemente in dubbio il buon senso di una simile impostazione.

La prima riguarda le cifre e le compatibilità di bilancio: se per “pensioni d’oro” si intendono quelle superiori a cinquemila euro lordi, per ottenere un risparmio sufficiente a finanziare la riduzione dell’età pensionabile, e più specificamente la reintroduzione delle pensioni di anzianità, la cui abolizione è stata per anni invocata come segno della modernità e della efficienza del Paese, servono, nei prossimi 5-6 anni, alcune decine di miliardi. Una simile cifra richiederebbe la cancellazione completa delle “pensioni d’oro” e non un loro semplice ricalcolo secondo il meno generoso metodo contributivo.”

E allora? Si cancellino. Qualcuno pensa che quei signori che, per anni hanno percepito soldi ineffabili e da califfo, ora non abbiano un nichelino per comprare la minestrina? Signora Fornero, non sarebbe ora di smetterla con le sue illuminate preveggenze?

Il M5S vuole eliminare le pensioni esagerate

Sabato, 16 Dicembre 2017

Il MoVimento 5 Stelle vuole l’abrogazione delle cosiddette pensioni d’oro, che si stima pesino sui conti pubblici per 12 miliardi di euro. Secondo il discorso del candidato premier dei pentastellati, Luigi Di Maio, la loro eventuale abolizione potrebbe consentire di arrivare persino all’abolizione della legge Fornero.

 

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Quelli di Di Maio, intervenuto ai microfoni di Radio Rai 1, sono discorsi che devono fare tremare i falchi del rigore a Bruxelles. Il candidato in pectore del MoVimento 5 Stelle ha spiegato che se il movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio salirà al governo, punta a “superare” la legge Fornero partendo dai “lavori usuranti”.

“E poi vogliamo abolirla gradualmente totalmente” ha aggiunto. Alla richiesta di spiegazioni da parte dell’intervistatore, il leader scelto del M5s ha replicato: “Vogliamo tornare all’età pensionabile che c’era prima della legge Fornero, attingendo dalle risorse sia delle pensioni d’oro che oggi ci costano 12 miliardi di euro”.

L’interlocutore ha a quel punto messo in discussione le cifre fornite da Di Maio, che ha ribattuto: “Sì, sono 12 miliardi, possiamo iniziare dai lavori usuranti poi negli anni successivi abolirla del tutto attingendo dai 50 miliardi di sprechi del bilancio dello Stato che non certifico io ma il centro studi di Confindustria”.

Intanto in Europa durante il vertice del partito dei Popolari Europei, a sorpresa Angela Merkel ha fatto gli auguri personali a Silvio Berlusconi per le elezioni politiche del 4 marzo. Evidentemente Merkel, così come altri politici liberali europei che in passato hanno condannato Berlusconi, sono così impauriti dallo spettro di una vittoria di un partito anti estabilshement come il MoVimento 5 Stelle che sono disposti persino a ricucire lo strappo con il tre volte ex premier. E sono pronti a farlo anche se costui è alleato con una fazione “populista” della destra, una anomalia italiana questa (come ha sottolineato di recente anche l’ex premier Matteo Renzi).

Un voto destabilizzante e strategico

Venerdì, 13 Ottobre 2017

 

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La classe politica non cambia se non è esposta al pericolo di perdere i privilegi e i clientelismi alla quale è abituata.

Immaginiamo di essere in un ristorante: i piatti che la gente ordina sono sotto la soglia di qualità minima, alcuni dopo aver mangiato vengono ricoverati all’ospedale, alcuni sono crudi, in altri trovano scarafaggi e mosche morte che cosa fai? Come proprietario, cambi il cuoco o cambi la gestione e magari li denunci e non li paghi per il pessimo lavoro. Qual’è l’analisi che ne esce? Semplice: le diverse gestioni e i diversi cuochi in realtà sono tutti d’accordo e se ne fregano delle persone che vanno a mangiare. Il loro piano e fare quello che vogliono e non quello che dovrebbero.

Una persona intelligente cosa fa? CAMBIA RISTORANTE. Trovo stupido insistere e altrettanto stupido accontentarsi. E’ necessario prendere atto che la classe politica non cambia se non è esposta al pericolo di perdere i privilegi e i clientelismi alla quale è abituata. E’ necessario renderli responsabili delle loro azioni criminose nei confronti del patrimonio pubblico e sociale. La strategia è quella di evitare un voto di gusto, e optare per un voto destabilizzante e strategico. In questo modo le forze in gioco sono obbligate a riorganizzarsi e di conseguenza ri adattarsi al nuovo tessuto. Purtroppo, a volte – bisogna riconoscerlo - la colpa è tua. Perchè continui a frequentare quei ristoranti malfamati.

Fuor di metafora, in giro ancora ci sono individui che insistono a votare le ottocentesche destre e sinistre. Che, ormai, si somigliano come gocce d’acqua: qualcuno ha mai badato al politico Esposito e alla sua espressione tipica di chi sta a destra? Eppure fa parte del Pd. E Salvini? Proviene da un partito che prende a calci meridionali, nordafricani e rumeni, eppure parla di pensioni per chi ha lavorato e che quella cattivona – vera! – della Fornero ha tolto. Chi è di sinistra? Chi di destra? L’unico, pur se formato da gente inesperta, “ristorante” buono è quello del M5s. Ma la gente non è abituata a farsi trattare da persone. Quindi vanno ad abbeverare i vecchi partiti che continuano a rubargli i soldi dalle tasche. Ce ne fosse uno che si ricordasse, dei votanti, che nella peggiore delle ipotesi, quelli del M5s si mettono in tasca solo un quarto di quei 20.000 euro che gli altri parlamentari percepiscono. Incredibile. I politici sono sempre pronti a truffarvi, ma voi, signori votanti, dovreste un attimo svegliarvi!

L’ aumento dei miliardari

Martedì, 10 Ottobre 2017

 

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La crisi economica perdurante da ormai otto anni ha prodotto i grandi numeri della miseria economica e culturale. Raddoppiano i numeri della povertà relativa (9 milioni di individui) e triplicano quelli della povertà assoluta (4 milioni e 742mila individui). Triplica anche il numero dei miliardari – 342 nel nostro paese – a riprova del fatto che il problema non è l’assenza di ricchezza o di crescita bensì di redistribuzione della ricchezza, modelli industriali scelti, regimi fiscali e politiche sociali. Sono aumentati i disoccupati e gli inoccupati, è cresciuto il numero dei lavoratori poveri il cui reddito insufficiente ne pregiudica le capacità di autodeterminazione, è peggiorata la condizione minorile e giovanile (ad esempio l’altissimo numero dei giovani che non studiano e non lavorano), si sono aggravate le discriminazioni di genere per quanto riguarda accesso al mercato del lavoro, retribuzione e assegni pensionistici. Inoltre, 100.000 italiani hanno lasciato il paese nell’ultimo anno in cerca di miglior fortuna, si è rafforzato il potere delle mafie e il loro potere di penetrazione economico culturale a causa del ricatto economico e si approfondisce la disuguaglianza territoriale aggravando ulteriormente la questione meridionale.

In tutti questi anni l’incremento della povertà ha comportato un aumento delle disuguaglianze. In Europa, stante all’indice Gini di disuguaglianza di reddito, solo la Gran Bretagna sembra aver fatto peggio dell’Italia. Non si è risposto alla crisi con più welfare, ma con meno welfare, che è stato uno degli ambiti maggiormente sacrificati per il recupero di risorse a favore di un auspicato nuovo sviluppo dell’economia. Anche nei settori in cui la spesa sociale non è arretrata, di fatto i livelli di welfare non sono stati in grado di contrastare l’erosione sociale di molte fasce di ceto popolare ed anche di ceto medio. Il dato delle 350.000 sentenze di sfratto negli ultimi cinque anni in Italia per “morosità incolpevole” è significativo della totale disattenzione nei confronti delle così dette “nuove povertà”.

Sistema pensionistico italiano, il più scarso d’Europa

Domenica, 8 Ottobre 2017

 

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Il sistema pensionistico firmato Fornero, con tutte le sue falle e le sue gravi inadempienze, continua a minare la serenità e le possibilità economiche di pensionati e pensionabili italiani, tanto da essere stato appena defintio dal segretario  generale del sindacato nazionale Ugl, Paolo Capone, una insidiosa «trappola senza fine».

“Non si può pensare di risanare l’economia del Paese gravando ulteriormente sul lavoro e sui pensionati. Bisogna dire ai signori di Banca d’Italia e ai magistrati della Corte dei Conti che siamo stanchi che si faccia sempre cassa sui diritti dei lavoratori”, è tornato a denunciare Capone, commentando le ultime considerazioni sulla riforma delle pensioni. “È impensabile che una vera riforma previdenziale possa includere l’aumento dell’età pensionistica a 70 anni, con conseguente ricaduta sul blocco dell’occupazione per i giovani”.

È come il cane che si morde la coda, una trappola senza fine. Spetta solo al governo scegliere cosa sia socialmente giusto per il nostro Paese, più che politicamente corretto. È quindi necessario rivedere il sistema pensionistico italiano che è il più scarso d’Europa con il fine di tutelare i lavoratori e non renderli schiavi di un sistema», ha concluso Capone.

E poi, non è giusto costringere i lavoratori ad “appassionarsi” alla loro professione. Perchè, qualche politico  con la sua retorica guasta, ci prova a convincere il disgraziato di turno che il lavoro a sessantanni sia un atto di civiltà e altre imbecillate simili. Finitela! Può essere appassionato un politico, un artista o qualsiasi altro fortunato che ha fatto, per destino o per caso, quello che i suoi neuroni lo incitavano a realizzare come attività per sbarcare il lunario, ma qualcuno di quei geni che – guarda caso – percepiscono stipendi da califfo e che costringono gli individui a restare al lavoro per forza, si è mai chiesto a cosa si dovrebbe appassionare un idraulico sessantenne, un operaio sessantenne che fabbrica chiodi da tutta una vita, un infermiere sessantenne che raccoglie sputi e altre amenità?

Forse dovrebbero gioire perchè amano le rondelle, o i chiodi affilati o le padelle e le sacche di urine? Insomma, la normalità è che la stragrande maggioranza delle persone, con onestà e competenza, ha fatto il suo lavoro semplicemente perchè non poteva ambire a un Nobel. Ma questo non significa che, egregi parlamentari che anche da pensionati siete sempre in Parlamento in nome del popolo italiano(!), possiate anche istigarli ad “appassionarsi”. I portinai esistono per chiudere ed aprire le porte. I parlamentari (con molto ottimismo…) esistono perchè devono trovare soluzioni ai problemi che la società presenta. Un portinaio incapace di chiudere ed aprire deve far posto ad uno che lo sa fare. Perchè i parlamentari incapaci non hanno lo stesso destino?

 

Dalla signora Berlinguer

Giovedì, 28 Settembre 2017

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Questa settimana, precisamente il 26 settembre 2017, su tutti i canali televisivi c’è stato qualcosa da imparare. A Cartabianca della signora Berlinguer c’era il duello fra il ministro Martina e l’incazzato Landini. Come gradimento, anche se di poco, ha vinto il primo. Pare, così hanno dichiarato, che sia stata la frangia giovanile a decretarne la vittoria. Una domanda: ma che postribolo di gioventù ha guardato il programma e ha votato? Si spera che non sia quel 35% che compare sempre nei sondaggi. Saranno degli infiltrati. O dei fannulloni di brunettiana memoria [e che non prendono esempio dal prode che, nonostante sia in pensione – probabilmente più di una – è sempre al Parlamento a studiare soluzioni per gli italiani(?), poverino!].

Su La7

A DiMartedì e ospite di Giovanni Floris, fra le tante, è spiccata la parola di Barbara Palombelli. Sposata a sinistra. Perlomeno e una volta, il marito era di quell’opinione. La signora in questione, sul casus belli dei vitalizi, ha dichiarato che lei è comunque dell’avviso che chi fa il politico debba ricevere un compenso adatto ai politici. Insomma, cari salumieri, idraulici, operai di qualunque risma, prof precari, baby sitter, infermieri o qualunque altro mestiere normoconformato facciate, andate al cesso voi e i vostri stipendi da muerto de hambre. Ovviamente e ammesso che abbiate la fortuna di avere un’occupazione. Dulcis in fundo, sempre dalla Berlinguer è arrivato ospite e opinionista (di cosa?) Flavio Briatore.

Il signor Briatore

Il personaggio ha detto che mentre frequentava la scuola per geometra (da privato e tutto concentrato in un anno), o giù di lì, gli è capitato di vedere la casa del macellaio del suo quartiere. Gli è sembrata una reggia. Da quel momento si è detto che studiare non serve. Se un macellaio è più ricco di uno che studia, darsi da fare sui libri è inutile. Ora, ci arriverebbero anche quelli sotto sedazione, la riflessione è questa: ma uno dovrebbe studiare per diventare ricco? Uno studia perché ha l’attitudine per qualcosa. Fosse anche quella per costruire stuzzicadenti favolosi. Il signor Briatore, come sempre, si presenta non comprendendo il tema. D’altra parte vorrebbe Berlusconi capo e Renzi sotto capo. Dopo 20 anni, il suo amico non è riuscito a combinare niente per l’Italia, ma vorrebbe ancora tempo. Quanto, altri 150 secoli? I geni che sanno fare “qualcosa”, signor Briatore, quel “qualcosa” lo fanno anche in 10 anni. O meno. Molto meno.

Casa Italia, una (non) soluzione per i terremoti

Mercoledì, 23 Agosto 2017

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Il terremoto che ha colpito Ischia rinnova l’incubo. A quasi un anno esatto da Amatrice.

Quello che è successo mette in luce un grande interrogativo: come reagirà questa volta il governo? L’interpellato prova a rispondere e la linea, dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda al segretario del Pd, Matteo Renzi, è la stessa di un anno fa: puntare su Casa Italia. “Dobbiamo correre di più su Casa Italia”, twitta Renzi poche ore dopo che a margine del Meeting di Rimini il ministro aveva affermato: “Dobbiamo lavorare sul progetto Casa Italia, mettendoci ancora più risorse”.

Ma il progetto, annunciato con grande enfasi il 25 agosto 2016 dall’allora premier Renzi sull’onda dell’emotività dopo il terremoto che ha fatto 299 vittime nel Centro Italia, vive una fase di stagnazione evidente. Poche risorse stanziate, dodici mesi dove gli incontri e le consultazioni con le istituzioni locali, le organizzazioni professionali e le associazioni imprenditoriali, sindacali e ambientaliste hanno dato vita a risultati risibili.

Sull’onda emotiva del sisma si rispolvera un progetto celebratissimo, ma mai partito, arenato tra molte lungaggini e poche risorse. Un anno dopo, l’unica casa che finora ha prodotto (quasi) è un nuovo Dipartimento a Palazzo Chigi.

Fuor di metafora, dove si prenderebbero i denari per abbattere mezza penisola e ricostruirla antisismica? Si sia seri. In Italia non esistono fondi per mandare in pensione in un tempo giusto (non quello attuale che fa finire la carriera a cadaveri di settantenni che stanno in piedi per caso!); non esistono fondi per eliminare la disoccupazione giovanile (perché, quella vecchierella ce la teniamo o non esiste?); la scuola è deficitaria e si è ancora – nemmeno ai tempi del duce! – a contribuire per la carta igienica; gli ospedali sono privi del personale numericamente giusto (quando succedono casini, molti invocano la ‘malasanità’, che a volte ci può essere, senza rendersi conto che, nella stragrande maggioranza dei casi è colpa di una dirigenza incapace e che continua a riscuotere stipendi da califfo!); le carceri sono strapiene con individui collegati a un destino segnato e malamente consigliate (molte ‘ong’ carcerarie dovrebbero finirla di mettere idee malsane nella testa dei detenuti che pensano di uscire fuori e fare gli artisti: pittori, scrittori, musicisti, cantanti, etc. Basterebbe dar loro le basi per fare il falegname, il commesso, il ciabattino, il ragioniere, etc.).

La soluzione? Cambiare la società. Non si sfugge. Bisogna che ognuno faccia quello che i propri neuroni gli permettano. Con lo stesso stipendio per tutti. Non bisognerebbe mandare i propri figli all’università con la speranza che non facciano la vita da operaio sfruttato che fai tu: bisognerebbe mandarli perché hanno l’indole adatta a dirigere e non perché, domani, bacchettino quelli come… te stesso, oggi!

Comunque e per tornare al tema principe, una società livellata su un’economia individuale decente avrebbe tutti i soldi necessari a buttare giù le case ataviche e ricostruirle antisismiche. E, per favore, non andate al mare in tempo di votazioni. Scegliete il meno peggio, almeno.