Archivio per la categoria ‘Guerratrapoveri’

Casa Italia, una (non) soluzione per i terremoti

Mercoledì, 23 Agosto 2017

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Il terremoto che ha colpito Ischia rinnova l’incubo. A quasi un anno esatto da Amatrice.

Quello che è successo mette in luce un grande interrogativo: come reagirà questa volta il governo? L’interpellato prova a rispondere e la linea, dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda al segretario del Pd, Matteo Renzi, è la stessa di un anno fa: puntare su Casa Italia. “Dobbiamo correre di più su Casa Italia”, twitta Renzi poche ore dopo che a margine del Meeting di Rimini il ministro aveva affermato: “Dobbiamo lavorare sul progetto Casa Italia, mettendoci ancora più risorse”.

Ma il progetto, annunciato con grande enfasi il 25 agosto 2016 dall’allora premier Renzi sull’onda dell’emotività dopo il terremoto che ha fatto 299 vittime nel Centro Italia, vive una fase di stagnazione evidente. Poche risorse stanziate, dodici mesi dove gli incontri e le consultazioni con le istituzioni locali, le organizzazioni professionali e le associazioni imprenditoriali, sindacali e ambientaliste hanno dato vita a risultati risibili.

Sull’onda emotiva del sisma si rispolvera un progetto celebratissimo, ma mai partito, arenato tra molte lungaggini e poche risorse. Un anno dopo, l’unica casa che finora ha prodotto (quasi) è un nuovo Dipartimento a Palazzo Chigi.

Fuor di metafora, dove si prenderebbero i denari per abbattere mezza penisola e ricostruirla antisismica? Si sia seri. In Italia non esistono fondi per mandare in pensione in un tempo giusto (non quello attuale che fa finire la carriera a cadaveri di settantenni che stanno in piedi per caso!); non esistono fondi per eliminare la disoccupazione giovanile (perché, quella vecchierella ce la teniamo o non esiste?); la scuola è deficitaria e si è ancora – nemmeno ai tempi del duce! – a contribuire per la carta igienica; gli ospedali sono privi del personale numericamente giusto (quando succedono casini, molti invocano la ‘malasanità’, che a volte ci può essere, senza rendersi conto che, nella stragrande maggioranza dei casi è colpa di una dirigenza incapace e che continua a riscuotere stipendi da califfo!); le carceri sono strapiene con individui collegati a un destino segnato e malamente consigliate (molte ‘ong’ carcerarie dovrebbero finirla di mettere idee malsane nella testa dei detenuti che pensano di uscire fuori e fare gli artisti: pittori, scrittori, musicisti, cantanti, etc. Basterebbe dar loro le basi per fare il falegname, il commesso, il ciabattino, il ragioniere, etc.).

La soluzione? Cambiare la società. Non si sfugge. Bisogna che ognuno faccia quello che i propri neuroni gli permettano. Con lo stesso stipendio per tutti. Non bisognerebbe mandare i propri figli all’università con la speranza che non facciano la vita da operaio sfruttato che fai tu: bisognerebbe mandarli perché hanno l’indole adatta a dirigere e non perché, domani, bacchettino quelli come… te stesso, oggi!

Comunque e per tornare al tema principe, una società livellata su un’economia individuale decente avrebbe tutti i soldi necessari a buttare giù le case ataviche e ricostruirle antisismiche. E, per favore, non andate al mare in tempo di votazioni. Scegliete il meno peggio, almeno.

Sguattere e giardinieri per Gasparini siete uno zero

Sabato, 3 Giugno 2017

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Il 28 maggio del 2017 si è saputo – dal Fatto Quotidiano –  che Daniela Gasparini del Partito Democratico ha tenuto a precisare che, a proposito di parlamentari:

in caso il congiunto beneficiario della reversibilità non abbia “redditi da lavoro dipendente/autonomo e d’impresa, rendite fondiarie e redditi da capitale” percepirà il 60% dell’importo come gli altri italiani, ma aumentato di un quinto. Automaticamente, senza soglia massima ne criteri patrimoniali. In quelle famiglie dove per anni si è materializzato uno stipendio parlamentare da 10mila euro al mese.

Interpellata, Gasparini ha dichiarato che è ingiusto “che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%”. Parole che hanno fatto scattare Fiorella Mannoia: “Tanto vivete in un universo parallelo da non rendervi conto neanche di quello che dite, avete perso il contatto con la realtà. Signora lei è senza rispetto, in un Paese normale per queste parole chiederebbero le dimissioni, ma non si preoccupi, non accadrà. Magari i congiunti dei comuni mortali potranno venire a fare le “sguattere” i “giardinieri”…. a casa sua”, scrive su Facebook, aggiungendo: “Per il parlamentari la reversibilità è estesa anche ai conviventi. Lo sapevate?”.

Populismo e M5s

Martedì, 28 Febbraio 2017

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‘Populismo’ è un termine che fa paura. Per eliminarne la portata sincera, in fondo rimanda semplicemente al popolo dell aTerra mica ai marziani! molti lo minimizzano. Quindi, in quest’ottica, Grillo e il M5s sono falsi. Molto meglio le altre forze politiche. Non sono populiste e pensano solo al loro tornaconto. Con il beneplacito di tutti quelli che sbagliano a votare. Che se ne vanno al mare tanto non c’è niente da fare. E’ ora di finirla di comportarsi in questo modo! Si rifletta. C’è sempre questa parola “populismo” che ricorre nelle labbra di chi ha paura del cambiamento. Nessuno di loro conosce il reale significato della Parola. Ormai è di moda designare come populista chi è contrario all’essere fregato dai poteri forti: in primis l’alta finanza dei vari soros!!! Lasciamo stare il reale significato di questo movimento ormai scomparso da un paio di secoli. Ma se populismo significa movimento del popolo a difesa di sé stesso, ben venga qualsiasi populismo. Era ora che il popolo decidesse di difendersi. Ammesso che lo faccia.

Smetto quando voglio (ammesso che ti facciano iniziare)

Sabato, 28 Gennaio 2017

 

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Un film che centra pienamente la sequenza studi, laurea, capacità e società (in)capace di trovare o, molto più ordinariamente come dovrebbe essere, offrire lavoro a chi è abilitato in qualcosa. Magari, anche senza fare mille concorsi. Perchè, se un tizio è stato giudicato adatto a un indirizzo professionale, non dovrebbe ulteriormente sbattersi per convincere alcuno. A meno che, sia lui sia chi lo ha laureato, appartengano alla famosa razza dei cialtroni.

Pietro Zinni (Edoardo Leo) è un ricercatore di 36 anni a cui però l’Università decide di rinunciare licenziandolo a causa dei tagli.

 Pietro, però, sa ‘solo’ studiare e riadattarsi alla vita quotidiana sembra difficile per un nerd come lui.

Ecco che allora ha una intuizione lampo, cioè formare una banda di studiosi-criminali formata dallo stesso Zinni in persona insieme a Arturo Frantini (Paolo Calabresi), Mattia Argeri (Valerio Aprea), Bartolomeo Benelli (Libero De Rienzi), Alberto Petrelli (Stefano Fresi), Giorgio Sironi (Lorenzo Lavia), Andrea De Sanctis (Pietro Sermonti) e altri.

Il motivo? Fare soldi con le droghe della ‘zona grigia’, quelle che per lo Stato non sono sostanze stupefacenti…

Così convoca i migliori tra i suoi ex colleghi, che vivono tutti ai margini della società nonostante le grandi competenze: c’è chi, infatti, fa il benzinaio, chi il giocatore di poker, chi il lavapiatti, ma in realtà sono tutti esperti chi di economia, chi di antropologia, insomma tutte persone ‘perfette’ per fare i malavitosi.

Il problema sarà gestire il ‘mercato’ e i soldi e il successo che ne deriverà…

L’armonica a bocca, un racconto di Mimmo Parisi

Venerdì, 6 Gennaio 2017
Una storia tratta dal libro 'Racconti di periferia'

 

Il racconto ‘L’armonica a bocca’ è stato ripubblicato. Qualche riflessione, a seguire. E’ solo una questione di contingenza, la causa della rabbia verso coloro che hanno una situazione economica da nababbo? Insomma e detta in termini pragmatici, se una famiglia riesce a campare, ed altri (magari intrallazzoni e scarsamente portati al lavoro) guadagnano 100 o 200 o 500 volte più, ci si può indignare ma, poi, non soffrirci più di tanto?
Quindi e seguendo questa esegesi, solo se quella famiglia giunge alla “alla fame”, avrebbe pienamente diritto ad incazzarsi? E’ così? E’ un’ingiustizia tremenda permettere a chiunque, genio artistico o politico o qualsiasi altra qualifica, di impossessarsi di beni che – per forza e comunque la si voglia vedere la faccenda!-saranno tolti agli altri meno fortunati. Per qualsiasi causa. Già, ma questa situazione, com’è percepita dalle persone ‘comuni’?
Vale la pena ricordare, ad esempio, come attualmente i ‘geni’ acchiappa soldi siano ripagati in maniera folle. È folle chi li spende, è folle chi accetta questo stato di cose. Basti citare quando, nel ‘lontano’ 2014, Sergio Marchionne guadagnò oltre 60 milioni di euro,  il Ceo di Fiat-Chrysler, per questo,  gli diede un premio perché  le sue attività valorizzarono le azioni dell’azienda. C’è qualcosa di scarsamente etico in tutto questo. Non è morale che si continui in questo modo. Di questo tratta la storia estrapolata dal libro ‘Racconti di periferia’, 2° dopo Ligabue al premio letterario ‘NotaD’Autore2016’, dello scrittore e cantautore Mimmo Parisi.

M5s, il Movimento delle persone corrette

Martedì, 27 Dicembre 2016

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Dei nomi papabili per la conduzione del M5s, nessuno rimanda a quelli conosciuti. Ancora una volta si è di fronte a un Movimento Nuovo e che vuol tagliare col passato

Al di là delle cretinate legate al cosiddetto scandalo Raggi (come se il primo cittadino di Roma avesse partecipato attivamente alle ‘avventure’ del signor Marra!), i votanti M5s, interpellati, hanno reagito diversamente dai soliti simpatizzanti degli altri partiti che, notoriamente, sono tutti del parere che “…non si può far niente” e scelgono di votare alla cavolo di dog! Comunque, il caos provocato dall’arresto per corruzione di Raffaele Marra e le seguenti dimissioni del vicesindaco Daniele Frongia e del capo-segreteria Salvatore Romeo, non intaccano più di tanto la credibilità del Movimento 5 Stelle. Soprattutto in proporzione alla gravità dei fatti e alla copertura mediatica che ad essi è stata data. Rispetto al 12 dicembre, secondo il nuovo sondaggio Ipsos pubblicat dal Corriere della Sera, il Movimento 5 Stelle perde l’1,5% (30%) permettendo al PD di raggiungerlo e superarlo con il 30,3% (+0,5%) nelle intenzioni di voto. Rimane stabile la Lega Nord al 12% mentre cresce di quasi un punto (+0,8%) Forza Italia, rinvigorita dalla vittoria del “No” al referendum del 4 dicembre.

Non ci resta che prendere il Trump

Sabato, 12 Novembre 2016

Donald Trump

Purtroppo il presidente Obama lascia un’eredità pesante. È chiaro che lui avrebbe voluto altrimenti. La verità, invece, è che non è riuscito a risolvere i problemi della sanità americana, non è riuscito a trovare una via di fuga (verso il lavoro che manca) per gli operai disoccupati, e lascia un importante numero di conflitti bellici irrisolti. Tra Hillary e Trump sarebbe stato utile scegliere il terzo. Ma il terzo non c’era. Ecco perché gli americani hanno scelto Donald. Tra i due era l’unico portatore del ‘nuovo’. Che poi sia una persona con un sacco di pregiudizi, be’, è vero. Tuttavia, era ora di finirla con le dinastie. I Kennedy, i Bush, i Clinton e via discorrendo. Possibile che questi umani fossero tutti portatori del gene salva-problemi attraverso la politica? Non ci crede nessuno. Ovviamente spiace che sia un milionario a tenere le redini della nazione più importante della Terra. I miracoli forse esistono e, visto che non è che si stia tutti benissimo con quelli che professano di voler aiutare chi vive a stento, magari il futuro alla Trump-pensiero (pulito dalle esagerazioni da campagna elettorale) potrà essere una soluzione. Come sempre, la speranza è l’ultima a morire.

Viva Checco Zalone, comunque

Domenica, 10 Gennaio 2016

Contrariamente alla linea sobria e priva di parole colloquiali, questa volta si ospita un articolo che presenta qualche asperità verbale. Qui il link all’articolo originale. 

La Redazione di Cinepoprock

 

Gennaro Nunziante
Quo vado?

Recensione scritta da stampaestera3 per DeBaser. (L’altrieri verso mezzogiorno)

Voto: 

 

 Copertina di Gennaro Nunziante Quo vado?Il film inizia con due tizi, un bianco – Checco Zalone – e un autista porta sfiga di colore. Ad un tratto i due si devono confrontare con una tribù di selvaggi, meglio, di autoctoni. A questo punto, visto che la situazione si fa preoccupante per il culo dei due, Checco Zalone, accomoda il suo su un provvidenziale ceppo ligneo e inizia a narrare. Narra narra, il film porta verso il finale filantropicamente corretto, giusto per parafrasare l’onnipresente ‘politically correct’. Cosa c’è tra l’inizio del racconto di Zalone e il prefinale strappalacrime con finale (tutto può essere) a rischio di denuncia da parte degli animalisti? È presto detto: in mezzo c’è la disavventura di un impiegato.

Ovviamente se qualcuno vuole sapere per filo e per segno la trama ha altre occasioni webbacee per informarsi. In questo frangente interessa fare qualche riflessione sui personaggi e i temi che albergano in questa pellicola. Intanto, Checco Zalone, al secolo Luca Pasquale Medici. Se siete adusi a frequentare la Puglia, saprete che in ogni micro paese di questa bella regione dell’ex Magna Grecia, c’è un Checco Zalone. Ovviamente, questo non toglie niente all’attore: la fortuna, nel mucchio dei vari ‘similcheccozalone’, ha scelto lui e l’ha tirato fuori dall’anonimato. Buon per lui. Il problema si pone, invece, per il successo che il popolo sta decretando a “Quo vado?”.

Insomma, che c’è da ridere sul tema del ‘posto fisso’?

Io non ho il posto fisso e non potrei convivere con gente che conta gli anni che mancano per la pensione, Tfr o il capoufficio rompicoglioni. Detto questo, se il posto fisso fosse una soluzione che lo Stato potesse maneggiare, perché no? Visto che – vergogna, ipocriti! – chi sta ventilando da tempo di eliminarlo, sono proprio coloro che ce l’hanno fississimo quel cazzo di posto! Politici e affini. Va bene, esistono degli impiegati che non hanno voglia di fare niente: la legge dei grandi numeri prevede sempre delle mele bacate. E allora? Meglio il ‘caporalato’ pugliese che tratta il lavoratore da bestia? Meglio i commercialisti che pagano 300 euro al mese, nella civile Puglia, i ragionieri? Meglio considerarli, quelli non dotati di voglia lavorativa, nell’ambito degli eventi fisiologici, dico io. O qualcuno li vuol fucilare? Se sì, si faccia avanti e lo faccia lui. O magari, rieduchiamoli, che è meglio per tutti. Chi li vuol fucilare e gli allergici al lavoro.

Gli italiani ridentes, nascosti dal buio delle sale cinematografiche – al nord e al sud –mi ricordano quegli imbecilli che, parola autorevole di Umberto Eco, infestano il web nascosti sotto un nickname: da sotto quell’ombrello scrivono giudizi superficiali e cretinate su tutto, libri, film, musica. Quella gente che ride nei cinema non capisce di essere se stessa la protagonista che fa ridere: bisognerebbe uscire dalla sala afflitti da come si viene trattati dal Potere che – è lui che permette che pensiate siano gli ‘altri’ i protagonisti da sfottere nei film – vince ancora una volta.

Va be’, andiamo a chiudere. Qualche giorno fa, a Virus condotta da Porro, Giulio Base, Lino Banfi e un Vanzina brother hanno coralmente sollevato Checco Zalone nell’empireo dei grandi del cinema di tutti i tempi. Imbarazzante, porca miseria! E non sono i soli. Mica per Checco Zalone che è simpaticissimo, ma per il gotha di chi predica da sempre la Cultura alta. Comunque “Quo vado?” è un film comicamente triste.