Archivio per la categoria ‘Mostre’

Milano, l’esposizione su Dylan Dog

Venerdì, 4 Novembre 2016

 

Tiziano Sclavi, mostra, Cd e fumetto all'insegna di Dylan Dog

 

Dylan Dog fa parlare di se in una mostra che apre il 5 novembre 2016. Dopo il trentennale ‘preciso’ che si è tenuto il 29 settembre, e su quella scia, continua l’interesse per il personaggio. Comunque e per i più distratti, si delinea qui e velocemente un profilo del fumetto. Dog nasce dalla fantasiosa penna di Tiziano Sclavi. Era il 1986. Quando nelle edicole italiane apparve il primo numero dell’indagatore dell’incubo, non ci fu un gran consenso. I lettori di fumetto, forse a causa di un momento di flessione del genere horror, non mostrarono particolare entusiasmo di fronte alla sua camicia rossa e alla sua faccia ispirata senza alcun dubbio all’attore Rupert Everett. Tuttavia e dopo che il numero uno della serie fu quasi del tutto invenduto, per le altre pubblicazioni la strada verso il successo si spianò. Il look di Dylan termina con giacca nera, jeans e scarpe Clarks. Il suo migliore amico è Groucho Marx. Groucho è quasi un fratello per il detective, nonché, un portentoso creatore di battute.

Oltre alla citata mostra e per restare all’interno delle celebrazioni di Dylan, si ricorda la partecipazione del cantautore bolognese Mimmo Parisi. Il rocker bolognese è autore della canzone “Non sono mica Dylan Dog”. Il suo personale apporto al festeggiamento per Dylan. L’autore emiliano ha composto il brano avendo bene in mente il carattere dell’indagatore dell’incubo.  Insomma, Dylan Dog ama la poesia, la musica classica e metal, la lettura. Invece non gradisce la tecnologia. Scrive con la penna d’oca. Non nutre particolare interesse verso il denaro. In poco più di tre minuti di musica e versi, Parisi ha cercato di disegnare il profilo del cupo londinese. Riuscendoci appieno. L’esposizione chiude il 26 novembre.

Piccio, ma solo di nome

Sabato, 6 Giugno 2015

 

Francesco Luigi Maspes cura una delle più interessanti mostre del 2015, quella che vede come primo attore Giovanni Carnovali. Giovanni, nel suo tempo, era chiamato affettuosamente il Piccio; una definizione che, perlomeno da un punto di vista della significazione, tende a sminuire la statura artistica di questo fuoriclasse dell’Ottocento.
 
Fra i suoi committenti vi si trova la borghesia capitalistica. Questa è costituita dai nuovi esponenti di una classe in evoluzione che, a causa proprio delle origini squisitamente popolane, con difficoltà riescono apprezzare in pieno il verbo artistico di Giovanni. Tuttavia, il nostro porta avanti una sua precisa maniera di fare pittura.

Di quest’epoca romantica la Storia non fa mistero dell’attenzione che la nuova classe in ascesa spenda verso il dio denaro. Benessere, ricchezza, soldi, lusso: sono questi i valori che trovano attenzione e sollecitudine verso la loro conquista. Perché quest’affanno verso questi simboli? E’ presto detto: per ottenere il rispetto degli altri simili.

Già, ma questa classe proveniente dal basso come poteva librarsi verso l’alto essendo dotata di ali di rozzo cartone e abituata, sino alla sera prima, a dire ‘sissignore’ all’aristocrazia? Quest’ultima, va da se, vedeva i nuovi grezzi ricchi con il fumo negli occhi. Disprezzavano questa gente che il giorno urlava al mercato del pesce e la sera contava i riflessi dorati delle monete che, sparse su un tavolaccio che testimoniava la povertà primitiva, aumentavano di volta in volta.
Questa idiosincrasia era conosciuta dagli stessi borghesi che, pur di appartenere all’elite, studiavano mosse nobilitanti. E cosa poteva rendere più nobile di un ritratto che affidasse all’eternità l’espressione di uno che si è fatto tutto da solo? Ecco, quindi, fiorire nell’Ottocento un buon numero di ritrattisti. Alcuni di questi artisti diverranno immortali grazie a questa tensione che i nuovi ricchi sentono nella loro psiche. Uno di loro è Giovanni Carnevali detto il Piccio.
Tuttavia, nell’artista Piccio, l’aspetto meramente lavorativo legato alla pur complicata capacità di carpire la psicologia del ritrattato, non si è mai limitato a ciò che era stato contrattato. Il Carnovali andava oltre la richiesta del committente. La sua tecnica era innovativa, sciolta, liquida. Si sarebbe detto una sorta di gorgoglio di pennellate in cerca di un riposo mai trovato, ma tuttavia produttore di curiosità nel riguardante l’opera finita. Verosimilmente è lecito sospettare che tra i contemporanei il Piccio abbia avuto meno fortuna di quella che meritasse; sia tra i committenti sia tra gli appassionati d’arte dell’epoca. Non è incredibile questa tesi. Basti andare un attimo al di là del suo spettro di soggetti e osservarli con uno sguardo indagatore: ritratti, testi sacri, mitologia, pittura del passato. Certo, temi usati da tanti pittori della sua età storica, ma pochi di loro possono essere accomunati a quel trampolino artistico che avrebbe lanciato le Avanguardie storiche del primo 900: l’Impressionismo.
Le pennellate di Piccio anticipano le ‘sciabolate’ pittoriche di Boldini. Così come, se si è abbastanza attenti, non è difficile rilevare nel Piccio un’evoluzione che parte dal 600 di Franz Hals.
E, in tutta franchezza, non è poco per uno che si chiama semplicemente il Piccio.
La mostra, presente a Milano alle Gallerie Maspes, è aperta dal 29 maggio al 28 giugno e si avvale dell’apporto della Società delle Belle Arti ed Esposizione Permanente.

Cannes 2015, quando il colore è rosa

Lunedì, 18 Maggio 2015

Natalie Portman on Living in France: 'You Realize the Things about Yourself That Are Very American'

Natalie Portman

Nella 68esima edizione di Cannes, il film che ha aperto è stato La tete haute di Emmanuelle Bercot; chiuderà invece Ice and the sky di Luc Jaquet. Il festival di Cannes si svolge fra il 13 e il 24 maggio 2015. A rappresentare la penisola italica ci sono tre film: Paolo Sorrentino porta Youth – La giovinezza; Nanni Moretti presenta Mia madre, e infine, Matteo Garrone col Racconto dei racconti. Fra queste tre opere, così prevede il quotidiano The indipendent, Youth – La giovinezza dovrebbe essere il film italiano più favorito per la vittoria finale. Tuttavia, per adesso, è solo un bel pronostico. Comunque fra i film capaci, sempre secondo il quotato The indipendent, di portare a casa la vittoria finale, fanno figura The lobster del regista greco Yorgos Lanthimos – commedia con Rachel Weisz e Colin Farrel – poi Sicario, ovvero e visto il titolo italiano, un film che parla di mafia attraverso la tecnica del thriller – regista Denis Villeneuve . Tra i favoriti trova spazio anche Umimachi diary (Our little sister) di Hirokazu Kore – Eda Hirokazu, che invece sfrutta la sceneggiatura legata al dramma.

I fratelli Coen – Joel ed Ethan – hanno il compito di presiedere la giuria che assegnerà l’ambita Palma d’oro. Fanno parte della giuria anche attori del calibro di Jake Gillenhaal e Sienna Miller.

Questa edizione 2015 si caratterizza per la numerosa presenza di quote rosa. Seppure le figure dedite alla regia non siano particolarmente numerose, l’elenco delle protagoniste invece mette in primo piano l’aspetto partecipativo al femminile.

Il red carpet 2015 è popolato da molte figure femminili e importanti della cinematografia mondiale. Qualche esempio? Intanto Chaterine Deneuve proprio nel film che apre le danze, La tete haute. Poi, senz’altro si può passare a Charlize Theron. L’attrice, con il film fuori concorso Mad Max: Fury Road e insieme a Tom Hardy, è stata già riconosciuta negli States come eroina di un ‘capolavoro femminista’. Cate Blanchet e Rooney Mara si muovono all’interno delle scene di Carol, di Todd Haynes. La già citata Rachel Weisz è legata al film fantascientifico The lobster. Emily Blunt trova la sua dimensione di attrice nell’ambiente dei trafficanti di droga – nei panni di una poliziotta – che Denis Villeneuve ha previsto nel suo film, Sicario. Per Justin Kurzel, nel film Macbeth e in versione western, troviamo Marion Cotillard. Prima è stato citato il tema delle registe: in questo Cannes 2015 c’è anche qualche debutto. Ad esempio – con il film Una storia d’amore e di tenebra – si può segnalare il nome di Natalie Portman che fa recitare Amos Oz fuori concorso.

I film in lizza sono 19, ecco i titoli:

Carol di Todd Haynes

Chronic di Michel Franco

Dheepan di Jacques Audiard

Il racconto dei racconti (The tale of tales) di Matteo Garrone

La loi du marché (A simple man) di Stéphane Brizé

Louder than bombs di Joachim Trier

Macbeth di Justin Kurzel

Marguerite et Julien di Valérie Donzelli

Mia madre di Nanni Moretti

Mon roi di Maïwenn

Nie Yinniang (The assassin) di Hou Hsiao Hsien

Saul fia (Il figlio di Saul), László Nemes

Shan He Gu Ren (Mountains may depart) di Jia Zhang-Ke

Sicario di Denis Villeneuve

The lobster di Yorgos Lanthimos

The sea of trees di Gus van Sant

Umimachi Diary (Our little sister) di Hirokazu Kore-Eda Hirokazu

Valley of love di Guillaume Nicloux

Youth di Paolo Sorrentino

Opere di Tamara de Lempicka, la mostra

Sabato, 21 Marzo 2015
 
Raffinata ed eccentrica quest’artista tanto cara al mondo della moda per la sua attenzione quasi maniacale a cappellini e sete svolazzanti – in mostra rappresentati al meglio dal suo chef d’oeuvre, Ragazza in verde dal Pompidou di Parigi – cui la critica non perdonò le pose fin troppo plastiche e i famosi ricci di capelli come “di trucioli”, emerge dalla narrazione della curatrice Grazia Mori in tutte le sue ambivalenze e in un’insolita veste più intimista e retrospettiva.
Scrive la Mori: «diversi sono gli aspetti evidenziati in questa nuova esposizione, dal taglio inedito, che presenta una Lempicka più intima e segreta, con alcune sorprese ancora custodite nei “mondi” di Tamara, una mostra da esplorare come se si viaggiasse in universi paralleli”, e dove è evidenziato il rapporto con i grandi fotografi della sua epoca, e lo studio costante dell’arte del passato, creando così attraverso la commistione di “antico” e “moderno” uno stile unico e inimitabile».
 
Alimentandone il mito con misteri e date confuse la stessa de Lempicka trasformò la sua vita in un vero capolavoro, che grazie all’ampia documentazione fotografica dell’artista-modella emerge con il suo estetizzante portato di sfrontata assidua del bel mondo, che oltre a due mariti ebbe fra i molti spasimanti bellissime donne, ricche eredietiere ed eccentrici aristocratici, permettendosi financo l’ardire di rifiutare le avances di Gabriele D’Annunzio.

Sono ottanta le opere dell’artista polacca presenti in mostra, lungo un percorso diviso in sette sezioni.

L’esposizione è promossa dal Comune di Torino ed è prodotta da 24ORECultura–Gruppo24Ore e da Arthemisia Group.

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, fino al 30 agosto 2015

(Notizie raccolte a cura di Liliana Antonelli)