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Mi chiamo Catrinel Marlon


La sua è la bellezza «7 di mattino»: quella che o c’è, o nessun trucco te la può regalare. Catrinel Marlon, cognome d’arte deciso dopo aver scoperto che in Italia il romeno Menghia suonava maluccio, in trasferta da Roma a Milano, si è alzata presto e appare al naturale. Il che la rende ancora più bella, senza l’impupazzamento al sexylattice con cui tre anni fa l’aveva lanciata Chiambretti facendone la fotografa (foto vere, che lei raccoglie e forse pubblicherà) del suo show. Prima, dai 16 anni, c’era stata la moda. In mezzo, inutili gossip su Fabrizio Corona: «Neanche lo conoscevo, mi si è messo vicino per farsi paparazzare, e mi ha dato un bacio fingendo di salutarmi. È stato brutto». E quindi il cinema: La città ideale di Luigi Lo Cascio, Loro chi? uscito questo autunno, e Leone nel basilico di Leone Pompucci, appena arrivato in sala.

Secondo il regista, lei è come un Arcangelo che consegna il bambinetto a una Madonna triste, Ida Di Benedetto.
«Non so, la mia è una ragazza che viene da un mondo povero e vive come una favola questo suo mondo da barboncina».

Che effetto le ha fatto girare tenendo sempre fra le braccia quel bambino?
«Erano due gemelline, di sei mesi. È stato facile perché prima delle riprese ho passato tempo con loro, le cambiavo, davo il biberon. Con i bambini avevo già avuto esperienze: in Romania ne avevo preso uno in affido, con il mio compagno».

Quanto tempo fa è accaduto?
«Avevo 16 anni, lui 24: era un cantante abbastanza conosciuto, è stato facile avere l’affido. Dopo che ci siamo lasciati, il bambino è stato dato a una coppia di amici miei. In Romania è pieno di piccoli abbandonati, che stanno negli orfanotrofi».

Quando lei è nata, i suoi genitori erano molto giovani: come se la sono cavata?
«Stavano insieme dai 14 anni, gli era capitato un altro bambino ma hanno abortito perché non potevano tenerlo. Poi sono arrivata io, mamma aveva 17 anni e papà poco di più, andavano a scuola, non avevano soldi. Per due anni mi hanno messo in un istituto, un “Settimanale”, dove i genitori ti riprendono solo il fine settimana».

Del bambino mai nato parlavate?
«Sì, succedeva a molti. Però, quando provi ad avere un figlio e non ci riesci, se pensi a quelli che hanno fatto degli aborti con facilità, ti si stringe un po’ il cuore».

Con sua mamma che rapporto aveva?
«Era giovane, mi trattava come una sorellina, non c’erano segreti, loro lasciavano in giro i giornali porno. In casa stavamo nudi e parlavamo di tutto, anche del mio primo rapporto, a 16 anni».

Lei si immagina mamma?
«Lo desidero molto. Vorrò stare sempre con mio figlio, insegnargli tutto quello che ho imparato, perché ho ottenuto tanto. Non mi immagino a fare come i miei genitori, che erano costretti a lasciare sole me e mia sorella perché – dopo essere stati campioni sportivi – lavoravano lui di giorno come taxista, mamma di notte con i treni. Così, a 5 anni badavo a Lorena che ne aveva 3. Portavo al collo un elastico, tolto a un pigiama, dove infilavo la chiave».

di Marina Cappa

Una tv… con un format Colorado

 

Colorado di Bizzarri e Kessisoglu

La comicità di «Colorado»? Tradizionale e non tiene d’occhio la Rete

Nella nuova stagione della trasmissione di Italia 1 la conduzione affidata a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu

Anche la tv, nel suo piccolo, ha i suoi grandi interrogativi. Perché va ancora in onda «Colorado» mentre è stato chiuso «Zelig»? Perché non c’è più Paolo Ruffini? Perché la giovane Diana Del Bufalo non ha combinato più nulla di buono? Perché ora a condurre «Colorado» hanno chiamato Luca e Paolo? Perché i comici di «Colorado», salvo rare eccezioni, non fanno ridere? Perché il pubblico in sala è così di bocca buona?Mai e poi mai saremo in grado di rispondere e forse le domande sono troppo sfacciate. Qui si va solo per tentativi, per approssimazioni (Italia 1, mercoledì, 21.17). Potremmo cavarcela col sostenere che la comicità di «Colorado» è molto tradizionale, per non dire vecchia (il personaggio, il tormentone facile, la parodia…), fatica a intercettare quanto si sta muovendo sulla Rete: c’è quello che fa il gay, c’è Debora Villa che fa la ragazzina, c’è Pucci che racconta le vacanze a Ibiza, c’è Valeria Graci che prende in giro Federica Panicucci, c’è Leonardo Manera travestito da qualcosa…

 

«Colorado» nasce da un’idea di Diego Abatantuono, Piero Crispino e Maurizio Totti. L’idea era quella di farne una «cantera» per creare un giacimento di artisti pronti per occasioni diverse (teatro, cinema, tv, convention, villaggio vacanze…). Per dire, la Colorado film produce in collaborazione con Medusa il film «Belli di papà» di Guido Chiesa. Ed ecco che la trasmissione diventa un formidabile strumento per promuovere il film che ha fra suoi protagonisti Francesco Facchinetti!

 

La presenza di Pippo Lamberti, di Alessandro Bianchi, di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu ha evocato (si spera, almeno, fra gli spettatori più avvertiti) la straordinaria bravura dei «Cavalli marci» di Claudio «Rufus» Nocera. Ma erano altri tempi, si sbagliava da professionisti. A proposito di Luca e Paolo, per anni ho fatto fatica a capire chi fosse chi. Confondevo i nomi. Adesso non più. Paolo è quello bravo. Luca è quello che litiga con Gasparri.

 

(Articolo scelto sulla rete – di Aldo Grasso – da Pietro Usai)

Golzi dei Matia

 

Articolo di massimoalbertini in data 14-08-2015

 

Golzi era nella sua casa di Bordighera quando è stato aggredito da un infarto mortale. Il batterista era in vacanza, nell’attesa di entrare in una nuova stagione concertistica che lo avrebbe portato ancora una volta in contatto coi suoi fan o semplici estimatori. A proposito di fan, il suo ultimo contatto recente risale all’8 agosto 2015. In questa data ha suonato con i Matia Bazar, la sua band di sempre, all’Outlet Village Cilento, a Eboli (SA). E’ stato il suo ultimo concerto. Poi, come già anticipato, un attacco di cuore lo ha ghermito nella sua casa di Via dei Colli a Bordighera, durante la notte tra il 12 e il 13 agosto 2015. Golzi aveva 63 anni.
Il batterista, ma anche arrangiatore e paroliere, è stato l’unico membro storico che ha funto da testimone nell’evoluzione dei Matia Bazar. Infatti, questa band ha visto nelle sue fila diversi musicisti. In estrema sintesi, il processo d’inserimento che fece approdare Giancarlo all’interno della formazione dei Bazar, è riducibile ad un percorso che vide i musicisti Piero Cassano e Carlo Marrale costituire il gruppo progressive/melodico dei Jet. Questi, dopo aver avviato il gruppo, nel 1975, con l’inserimento di Antonella Ruggiero e di Giancarlo Golzi, cambiarono il nome Jet in Matia Bazar. A questo punto i Matia Bazar, perlomeno la formazione più conosciuta,furono pronti: Giancarlo Golzi, Piero Cassano, Carlo Marrale, Aldo Stellitta e Antonella Ruggero.
Parlare di Golzi solo in ambito Matia Bazar, comunque sarebbe riduttivo. Infatti, il musicista iniziò la sua carriera con una band di alta fattura e legata, va da se, ad un’altra temperie storico-musicale. Il riferimento va al Museo Rosenbach, costituito da musicisti legati al rock prog anni settanta. Con loro incide l’album Zarathustra. In questo gruppo rimane fino al 1973. La loro casa discografica, negli anni novanta pubblicherà incisioni inedite che rispondono ai titoli di ‘Rarities, Live’72’. Nel 2000, con l’arrivo del nuovo millennio, Rosenbach si rimette insieme per pubblicare l’album ‘Exit’.
Golzi è l’ultima perdita di un gruppo che ha portato nel mondo il vessillo di una musica italiana alternativa. In ogni caso, alternativa al classico paradigma del bel canto: certo, i Matia Bazar erano melodici, ma l’attenzione agli stili musicali internazionali era ben presente. Infatti, oltre a Golzi, nel 1998 anche Aldo Stellitta fu purtroppo vittima di un problema di salute severo. Stellitta, lo ricordiamo brevemente, è il bassista che contribuisce a rendere famosi alcuni dei brani più popolari della band Bazar: in una lunga carriera di successi, Stellitta, Golzi e compagni passano da ‘Per un’ora d’amore’, ‘Stasera che sera’ e ‘Solo tu’ al techno pop di ‘Vacanze romane’, ‘Souvenir’ e ‘Ti sento’.

 

Al posto del lei perchè non ci diamo del té?

 

 

 

 
 
 
Il té di Kate e William con Brad e Angelina
 
È il tè party più bello della storia, anche se purtroppo non ci sono immagini per testimoniarlo. La coppia «reale di Hollywood», come la definisce People, che per primo ha dato la notizia, formata da Brad Pitt e Angelina Jolie, e le loro (vere) altezze reali britanniche, il principe William e la consorte Kate Middleton si sono incontrati a Kensington Palace per un té, venerdì pomeriggio. Si è trattata di una visita informale, nel corso della quale i quattro «hanno discusso dei loro interessi comuni», ha riferito un portavoce alla rivista americana.Angelina Jolie si trovava nella capitale britannica con il marito Brad, 52, e i figli, per partecipare a un pranzo ufficiale del Foreign & Commonwealth Office, in qualità di ambasciatrice per l’Alta Commissione sui rifugiati delle Nazioni Unite.Come scrive People, però, nonostante la tribù Jolie-Pitt fosse al completo in quel di Londra, solo i due attori hanno preso parte all’incontro a Kensington Palace con Kate e William. E anche il piccolo George ormai vera e propria star internazionale– ha mancato l’appuntamento con i due «colleghi» maggiori d’Oltreoceano.Neanche un anno fa, forse lo ricorderete, il premio Oscar Angelina Jolie, 40, fu insignita dalla regina Elisabetta del titolo onorifico di «Dama onoraria», in virtù del suo impegno contro gli stupri di guerra. Ma per fortuna in quell’occasione c’era un fotografo a immortalare il magnifico incontro.

(Da vanityfair.it)