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Conoscete Onofrio? Altro che quella povera ministra Boschi!

 

 

L’attacco del M5s non l’ha scalfita. Nemmeno un piccolo graffio le ha rovinato la giornata. L’auto difesa fatta dalla stessa Jessica Rabbit della (?)Politica di (?)sinistra, d’altronde, non ha lasciato spazio a nessuno. Il 18 del mese corrente, nel Parlamento, in mezzo al fior fiore dell’Italia che conta (…eccome se sanno contare) Maria Elena Boschi ha saputo buttare in faccia ai Cinque Stelle tutto il suo disprezzo con la Verità e i sacrifici che ha dovuto sopportare sin da pulzella. Quindi ha raccontato della sudata laurea sua, della sudata laurea del primo fratello, della sudata laurea del secondo fratello, della sudata laurea di suo padre, della sudata laurea di sua madre. Mancava che raccontasse anche dei titoli di studio dei cugini e parenti vari e poi avremmo avuto il quadro preciso della sua sacrificata famiglia.
Un nucleo famigliare, il suo, con un profilo mesto.

Chi non ha un padre che è titolare dell’azienda agricola “Il Palagio”; che è stato Funzionario della Federazione Coltivatori Diretti di Arezzo, Consigliere del Consorzio Agrario di Arezzo dal 1978 al 1986, Presidente della Confcooperative di Arezzo dal 2004 al 2010; poi, dal 30 giugno 2008, è divenuto membro del Consiglio della Camera di Commercio di Arezzo; infine, ma questo è un dato del tutto superfluo, dal 3 aprile 2011 è stato fra i componenti del Consiglio d’Amministrazione di Banca Etruria e, anche, vicepresidente?
La madre insegnante, i fratelli laureati e occupati. Beh, è inutile pure dirlo, non sono messi benissimo. La Boschi bene ha fatto a non farsi accusare di conflitto d’interesse: è ovvio che il padre e le azioni che lei stessa aveva comprato dalla banca Etruria sono roba da ridere, ci si sono trovati per caso in mezzo a quella storia. In una famiglia come la sua la banca Etruria c’entra niente, anzi, c’entra: dovrebbe risarcire anche loro.
Diciamolo forte: ridate ai Boschi il maltolto!

Non tutti possono essere fortunati come Onofrio. Altro che il destino infame della povera Maria Elena Boschi. Non conoscete Onofrio? Poco male, se ne può discutere. Dunque Onofrio è originario della Puglia. Ha avuto la grande fortuna di nascere in una famiglia patrizia della Magna Grecia (…oh Dio, non è che ci sia poi tanto da magnare da quelle parti). Suo padre – altro che quell’accattone presidente dell’Etruria, parente della Boschi – è un rinomato ciabattino. Ai figli non ha fatto mancare niente. La cultura prima di tutto. Aristide, il fratello più grande di Onofrio, ha infatti studiato senza fare una piega come alzarsi al mattino alle 4, tutte le mattine, per raggiungere i ‘caporali’ che lo portano a Metaponto e in altri ridenti paesaggi mattutini, pugliesi, lucani e calabresi. Qui, o lì, sotto il sole cocente, o nel freddo di gennaio si fa un sedere importante e poi torna sfinito a casa. Il sole ormai cadente. Il sedere sempre, ogni giorno che passa, più importante.
Poi c’è Maria. La sorella più piccola di Onofrio. Si chiama come la Madonna – non Veronica Ciccone – ed è carina come la Madonna. Anche quando (dopo la maturità e diventata ragioniera/segretaria d’azienda e ha ottenuto un posto strepitoso dal commercialista più in vista del paese) riscuote i suoi 300 euro di stipendio si palesa, verbalmente, la… e che Madonna!
Infine c’è Onofrio. È diventato infermiere. Infermiere professionale, altro che chiacchiere. Quello sì che è un titolo. Un titolo? Una laurea! Come quelle vere. Cavolo, vuoi mettere: lavare sederi e affini è un’attività che altro che stare a sbadigliare al Parlamento per quei miseri 20.000 euro mensili (badateci, i parlamentari non hanno ‘spesso’ una grande passione mentre sono su quegli scranni della Patria).
Sì, Onofrio, quando smette la sua giornata lavorativa ringrazia l’Ipasvi che, nel tempo, gli ha fatto aumentare le responsabilità e diminuire lo stipendio. Ringrazia il Governo e ha per la ministra Boschi la più sentita pietà. Quella poveraccia si è fatta, insieme a tutta la parentela, un sedere così e Onofrio invece si limita a detergerli i sederi. Vuoi mettere?

Al posto del lei perchè non ci diamo del té?

 

 

 

 
 
 
Il té di Kate e William con Brad e Angelina
 
È il tè party più bello della storia, anche se purtroppo non ci sono immagini per testimoniarlo. La coppia «reale di Hollywood», come la definisce People, che per primo ha dato la notizia, formata da Brad Pitt e Angelina Jolie, e le loro (vere) altezze reali britanniche, il principe William e la consorte Kate Middleton si sono incontrati a Kensington Palace per un té, venerdì pomeriggio. Si è trattata di una visita informale, nel corso della quale i quattro «hanno discusso dei loro interessi comuni», ha riferito un portavoce alla rivista americana.Angelina Jolie si trovava nella capitale britannica con il marito Brad, 52, e i figli, per partecipare a un pranzo ufficiale del Foreign & Commonwealth Office, in qualità di ambasciatrice per l’Alta Commissione sui rifugiati delle Nazioni Unite.Come scrive People, però, nonostante la tribù Jolie-Pitt fosse al completo in quel di Londra, solo i due attori hanno preso parte all’incontro a Kensington Palace con Kate e William. E anche il piccolo George ormai vera e propria star internazionale– ha mancato l’appuntamento con i due «colleghi» maggiori d’Oltreoceano.Neanche un anno fa, forse lo ricorderete, il premio Oscar Angelina Jolie, 40, fu insignita dalla regina Elisabetta del titolo onorifico di «Dama onoraria», in virtù del suo impegno contro gli stupri di guerra. Ma per fortuna in quell’occasione c’era un fotografo a immortalare il magnifico incontro.

(Da vanityfair.it)

Addio a Laura

Un titolo dedicato a Laura Antonelli campeggia sulla prima pagina di un quotidiano. Dice: «Quell’arte difficile di invecchiare bene». È invecchiata meglio lei di quelli che oggi la compiangono, e in realtà nascondono dietro le parole tristi e melense, una cattiveria da vecchi, che è la più brutta maniera di diventare vecchi, ed è il mantenere l’ipocrisia della gioventù, di quando si mentiva per salire in fretta le scale del successo, e poi, saliti lassù, cercare di buttar giù gli altri, prima che costoro ci riuscissero con te.

Ora la vedono povera e sola, ma non esaminano se stessi, e dicono che ha sbagliato, ha fatto tanti errori. La definiscono infelice. Dicono: «Che tristezza». È più triste il loro modo di vivere che la maniera di invecchiare e di vivere di Laura.

Chi ha detto che Laura Antonelli è invecchiata male e morta peggio? Lo ripetono tutti, dietro il velo di paroline educate. I ritratti a lei dedicati sono in due tempi, come i film di una volta. Primo tempo: Laura Antonelli bellissima, ma in realtà lei non esiste, con il suo cuore, la sua mente. Ci siamo noi che la guardavamo, icona della gioventù non sua ma nostra. Secondo tempo: guardiamo la sua vecchiaia, ne cacciamo lontano il fantasma, nessuna domanda sul nostro modo di campare e di invecchiare.

Ma qualcuno le ha lette sul serio le rievocazioni di questa donna? Sono pezzi di narcisismo tremendi. Meglio invecchiare e morire come Laura Antonelli che campare e vestirsi ridicolmente da eterni dandy, compiaciuti di non essere soli, mentre siamo tutti soli, e fingere sorrisi sulle terrazze romane con altre antiche glorie, facendo la parte di se stessi perduti, con le rughe tirate, la cipria di gesso. La vecchiaia è dura e difficile. I vecchi soli sono tanti. A volte arriva tardi. Per i poveri cristi arriva presto, prestissimo, e la morte ti porta via e in casa non c’è nessuno. Laura Antonelli è morta così, eppure è morta meglio di come moriranno tanti che si dispiacciono del suo stato di abbandono, ne approfittano per trovare belle parole e rammaricarsi, dimenticandosi di un fatto: che lei era lei, proprio così, e se le volevi bene non la molli perché sta male, e poi ha fatto scelte strane, ma in fondo sue, tutte sue. Accidenti lei alla fine era contenta così. È morta felice, ha detto. Non lo sappiamo se sia vero. Ma meglio morire così, senza nessun ipocrita intorno, con tre-amici-tre da chiamare al telefono, una fede fanciulla in Gesù e in Dio che lei chiamava «papino», che diventare decrepiti e riveriti, con ospiti a tavola preziosissimi, con la gente in coda per venire a casa tua, e scoprire che in realtà – ma solo dopo morta – non ti voleva bene nessuno e anche i tuoi cari si sbraneranno per l’eredità. Il libro più crudele dell’anno è quello dedicato alla donna più potente e ricercata di Roma, Maria Angiolillo, oggi diventata best-seller suo malgrado, con gli altarini esplorati insieme agli scheletri dell’armadio ( La signora dei segreti. Il romanzo di Maria Angiolillo. Amore e potere nell’ultimo salotto d’Italia , di Candida Morvillo e Bruno Vespa).

In realtà sotto sotto lo sappiamo dove sta il bene. E quale vita è giusta e buona. In questi giorni qualcuno mi dica se non ha invidiato le persone nominate nel biglietto lasciato da Laura Antonelli che era povera, poverissima, ma non era affatto incapace di intendere e volere, tant’è che è stata capace di riconoscere la gratuità e l’affetto senza tornaconto. I carabinieri hanno trovato un biglietto con alcuni nomi e accanto i numeri di telefono: «Se ho bisogno di qualcosa, cercate Lino Banfi, Claudia Koll, Gino Ciogli e mio fratello Claudio». Qualcuno di cui aveva il numero di telefono e sapeva che sarebbe corso da lei l’aveva. Povera, sola, ma con numeri di telefono sicuri, buoni. È morta a terra con il Vangelo in mano. «Voglio andare da Gesù», sono le ultime parole che il prete ricorda. Era di una bellezza strepitosa. Risorgerà ancora più bella.

 

(Da IlGiornale.it)
 

Cannes 2015, quando il colore è rosa

Natalie Portman on Living in France: 'You Realize the Things about Yourself That Are Very American'

Natalie Portman

Nella 68esima edizione di Cannes, il film che ha aperto è stato La tete haute di Emmanuelle Bercot; chiuderà invece Ice and the sky di Luc Jaquet. Il festival di Cannes si svolge fra il 13 e il 24 maggio 2015. A rappresentare la penisola italica ci sono tre film: Paolo Sorrentino porta Youth – La giovinezza; Nanni Moretti presenta Mia madre, e infine, Matteo Garrone col Racconto dei racconti. Fra queste tre opere, così prevede il quotidiano The indipendent, Youth – La giovinezza dovrebbe essere il film italiano più favorito per la vittoria finale. Tuttavia, per adesso, è solo un bel pronostico. Comunque fra i film capaci, sempre secondo il quotato The indipendent, di portare a casa la vittoria finale, fanno figura The lobster del regista greco Yorgos Lanthimos – commedia con Rachel Weisz e Colin Farrel – poi Sicario, ovvero e visto il titolo italiano, un film che parla di mafia attraverso la tecnica del thriller – regista Denis Villeneuve . Tra i favoriti trova spazio anche Umimachi diary (Our little sister) di Hirokazu Kore – Eda Hirokazu, che invece sfrutta la sceneggiatura legata al dramma.

I fratelli Coen – Joel ed Ethan – hanno il compito di presiedere la giuria che assegnerà l’ambita Palma d’oro. Fanno parte della giuria anche attori del calibro di Jake Gillenhaal e Sienna Miller.

Questa edizione 2015 si caratterizza per la numerosa presenza di quote rosa. Seppure le figure dedite alla regia non siano particolarmente numerose, l’elenco delle protagoniste invece mette in primo piano l’aspetto partecipativo al femminile.

Il red carpet 2015 è popolato da molte figure femminili e importanti della cinematografia mondiale. Qualche esempio? Intanto Chaterine Deneuve proprio nel film che apre le danze, La tete haute. Poi, senz’altro si può passare a Charlize Theron. L’attrice, con il film fuori concorso Mad Max: Fury Road e insieme a Tom Hardy, è stata già riconosciuta negli States come eroina di un ‘capolavoro femminista’. Cate Blanchet e Rooney Mara si muovono all’interno delle scene di Carol, di Todd Haynes. La già citata Rachel Weisz è legata al film fantascientifico The lobster. Emily Blunt trova la sua dimensione di attrice nell’ambiente dei trafficanti di droga – nei panni di una poliziotta – che Denis Villeneuve ha previsto nel suo film, Sicario. Per Justin Kurzel, nel film Macbeth e in versione western, troviamo Marion Cotillard. Prima è stato citato il tema delle registe: in questo Cannes 2015 c’è anche qualche debutto. Ad esempio – con il film Una storia d’amore e di tenebra – si può segnalare il nome di Natalie Portman che fa recitare Amos Oz fuori concorso.

I film in lizza sono 19, ecco i titoli:

Carol di Todd Haynes

Chronic di Michel Franco

Dheepan di Jacques Audiard

Il racconto dei racconti (The tale of tales) di Matteo Garrone

La loi du marché (A simple man) di Stéphane Brizé

Louder than bombs di Joachim Trier

Macbeth di Justin Kurzel

Marguerite et Julien di Valérie Donzelli

Mia madre di Nanni Moretti

Mon roi di Maïwenn

Nie Yinniang (The assassin) di Hou Hsiao Hsien

Saul fia (Il figlio di Saul), László Nemes

Shan He Gu Ren (Mountains may depart) di Jia Zhang-Ke

Sicario di Denis Villeneuve

The lobster di Yorgos Lanthimos

The sea of trees di Gus van Sant

Umimachi Diary (Our little sister) di Hirokazu Kore-Eda Hirokazu

Valley of love di Guillaume Nicloux

Youth di Paolo Sorrentino

Opere di Tamara de Lempicka, la mostra

 
Raffinata ed eccentrica quest’artista tanto cara al mondo della moda per la sua attenzione quasi maniacale a cappellini e sete svolazzanti – in mostra rappresentati al meglio dal suo chef d’oeuvre, Ragazza in verde dal Pompidou di Parigi – cui la critica non perdonò le pose fin troppo plastiche e i famosi ricci di capelli come “di trucioli”, emerge dalla narrazione della curatrice Grazia Mori in tutte le sue ambivalenze e in un’insolita veste più intimista e retrospettiva.
Scrive la Mori: «diversi sono gli aspetti evidenziati in questa nuova esposizione, dal taglio inedito, che presenta una Lempicka più intima e segreta, con alcune sorprese ancora custodite nei “mondi” di Tamara, una mostra da esplorare come se si viaggiasse in universi paralleli”, e dove è evidenziato il rapporto con i grandi fotografi della sua epoca, e lo studio costante dell’arte del passato, creando così attraverso la commistione di “antico” e “moderno” uno stile unico e inimitabile».
 
Alimentandone il mito con misteri e date confuse la stessa de Lempicka trasformò la sua vita in un vero capolavoro, che grazie all’ampia documentazione fotografica dell’artista-modella emerge con il suo estetizzante portato di sfrontata assidua del bel mondo, che oltre a due mariti ebbe fra i molti spasimanti bellissime donne, ricche eredietiere ed eccentrici aristocratici, permettendosi financo l’ardire di rifiutare le avances di Gabriele D’Annunzio.

Sono ottanta le opere dell’artista polacca presenti in mostra, lungo un percorso diviso in sette sezioni.

L’esposizione è promossa dal Comune di Torino ed è prodotta da 24ORECultura–Gruppo24Ore e da Arthemisia Group.

Tamara de Lempicka, Palazzo Chiablese, fino al 30 agosto 2015

(Notizie raccolte a cura di Liliana Antonelli)

Jennifer Lopez con Antonio Banderas nel film ‘The 33′

 

Jennifer Lopez con Antonio Banderas nel nuovo film 'The 33'
 
A distanza di un anno Jennifer Lopez  e Antonio Banderas tirano le somme, positive, del loro film in coppia, “The 33″. La pellicola narra la storia dei 33 minatori cileni che, nel 2010, tennero il mondo col fiato sospeso; come forse si ricorderà, presso la miniera San José nei pressi di Copiapó nel deserto dell’Atacama 33 lavoratori rimasero sepolti per 69 giorni a 700 metri dalla superficie. Per J.Lo, 43 anni, si tratta del primo film di quest’anno dopo il thriller d’azione “Parker”. Quest’ultimo ,per la regia di Taylor Hackford, ha debuttato negli uSA lo scorso 25 gennaio ma è stato un mezzo flop e dal 21 maggio è già disponibile su DVD. Con Jennifer, il cui ottavo disco di studio dovrebbe uscire nel corso del prossimo novembre, reciterà Antonio Banderas. Il 52enne attore spagnolo in questo periodo è di casa sui piccoli schermi italiani in una pubblicità in cui, tra le altre cose, si rivolge ad una gallina. Il copione è a cura di Mikko Alanne e Jose Rivera.
 
Daniela Diaz (a cura di)

Jeff Buckley, il mito che incise Grace

Jeff Buckley
 Jeff Buckley stava per diventare un mito con un solo disco, Grace, destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni ’90, quando una morte assurda lo portò via. Ma tutta la sua vita è segnata da un destino negativo.
 
Jeff Buckley

Jeffrey Scott Moorhead nasce il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, iniziava proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim morì per overdose all’età di 28 anni, entrando nella leggenda della musica americana e trascinando suo malgrado il figlio, che vide per la prima volta poche settimane prima di morire, inconsapevole di un destino altrettanto avverso che si prospettava anche per Jeff.

A 17 anni Jeff forma il suo primo gruppo, gli Shinehead, a Los Angeles. Nel 1990 ritorna a New York e con l’amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i dissidi interni portano il progetto ben presto al fallimento. Jeff Buckley inizia allora una carriera solista suonando nel circuito del Greenwich Villane e rendendosi noto soprattutto per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre, di cui interpreta “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”). Le sue prime esibizioni avvengono in un piccolo club dell’East Village di New York chiamato Sin-E’. Nel 1993, dopo alcuni anni di gavetta, Jeff ha la possibilità, tramite la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel “suo” club. Live at Sin-E’, contiene solo quattro pezzi, due dei quali sono cover, una di Edith Piaf e l’altra di Van Morrison, e due suoi pezzi, “Mojo Pin” ed “Eternal Life”.

Per promuovere il disco Jeff e la sua band partono per una tournée nel Nord America e in Europa. Visto il discreto successo, la sua casa discografica avvia una campagna promozionale per il suo primo disco completo Grace, pubblicato negli Usa nell’agosto del 1994. Nell’album si rivela tutto il talento di Jeff: la sua voce invocante sembra prendere coraggio per strada, finendo in un crescendo, intenso e doloroso. I testi – veri tormenti dell’anima e del profondo — pescano nel repertorio del padre Tim, ma anche di Bob Dylan, Leonard Cohen e Van Morrison. Il lavoro contiene dieci tracce: tre composte da Jeff, due in collaborazione con l’amico Gary Lucas, una con Michael Tighe e una con Mick Grondahl e Matt Johnson, più tre cover, tra le quali, da brivido, la meravigliosa “Halleluja” di Cohen.

Nell’album, Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, accompagnato da Mick Grondahl al basso, Matt Johnson alla batteria e percussioni, Michael Tighe e l’amico Gary Lucas alle chitarre. Grace risulta davvero un’opera carica di grazia, eseguita da un gruppo di tutto rispetto, con pezzi che esaltano le doti vocali di Jeff (in particolare le altre due cover, “Liliac Wine”, “Corpus Christi Carol”) tali da raggiungere una struggente intensità. Il canto di Buckley parte piano, modulando le inflessioni nello stile dei folk-singer, ma finisce sempre in un crescendo drammatico e “mistico”, lambendo blues e gospel. Uno stile ad effetto, che lascia senza fiato in ballate come “Lover”, “Ethernal Life” e “Dream Borother”, oltre che nella struggente title track. Musicalmente, sono il tintinnio della chitarra di Gary Lucas e i soffici sottofondi delle tastiere di Buckley a esaltare il senso di religiosità dei brani (meta’ dei quali sono di ispirazione liturgica). Arrangiamenti eleganti, a volte sinfonici, in bilico tra folk e rock, pop e soul, si combinano bene con l’esile trama delle melodie.

Nel 1997 viene avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco My sweetheart the drunk, che uscirà postumo, in una veste piuttosto grezza e visibilmente incompleta, con il titolo di Sketches (for my sweetheart the drunk).

La notte del 29 maggio l’artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), dove decide di fare una nuotata nel Mississippi e si getta nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall’ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, ma senza risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Aveva solo 30 anni. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l’effetto né di droghe né di alcol.

Nel 2000, la Columbia, dietro la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, pubblica Mistery White Boy, una raccolta dal vivo, e Live in Chicago (su dvd e vhs), concerto del 1995, registrato al Cabaret Metro di Chicago. Nel 2001, esce invece Live à l’Olimpya, ritratto del giovane Jeff nella sua Parigi, contenente brani del primo disco e qualche cover.

Emerso dal circuito folkie e bohemien newyorkese, Jeff Buckley si è dimostrato musicista di razza nonché musa ispiratrice di molti artisti rock, anche in epoca recente. Seppur meno geniale del padre, ha saputo in qualche modo tramandarne lo spirito fragile e disperato, rivelandosi uno dei “personaggi” di culto del decennio Novanta.

 
Gloria Carter, webber

 

Luciano Onder, ti seguiremo su Mediaset

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33: Laura Berti è la nuova conduttrice

Si conclude così (per ora) l’annosa vicenda: ecco la soluzione interna Rai

Di Raffaele Di Santo Martedì 23 Settembre 2014
 
 
 
 

Luciano Onder, dopo esser stato licenziato dalla Rai per Medicina 33, si è ritrovato da ieri Laura Berti nuova conduttrice della storica appendice del Tg2. Ad accogliere la soluzione “interna” scelta dal telegiornale per Medicina 33, sono stati un nuovo studio e una grafica rinnovata. Rompere il ghiaccio è stato più semplice di quanto si pensasse. La giornalista si è presentata al pubblico, ringraziando chi l’ha preceduta.

Come vedete – ha detto Laura Berti – questa è la prima puntata senza Luciano Onder. Permetteteci di salutarlo con affetto per aver permesso la realizzazione di questa rubrica che da tanti anni è il fiore all’occhiello del Tg2 e un pilastro del servizio pubblico. Diciamo che noi raccogliamo quest’eredità, sappiamo che è una grossa responsabilità, cercheremo di mantenere qualità e interesse, ce la metteremo davvero tutta“, ha concluso.

Articolo aggiornato da Raffaele Di Santo, in data 23 settembre 2014

Luciano Onder verso Mediaset

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33, ma a Mediaset potrebbe ben presto rifarsi. Parola de Il Secolo XIX che oggi riporta l’indiscrezione sul presentatore tv di Rai Due: “Mediaset – scrive il quotidiano – sarebbe già pronta a offrirgli una nuova collaborazione“. Continua la lettura →

Tre cantautori con le loro storie

M. Ligabue, M. Parisi & G. Grignani
M. Ligabue, M. Parisi & G. Grignani
 
 
Marco Ligabue, fratello del più noto Luciano, ha rilasciato il primo singolo che farà parte del cd che sarà lanciato nel post estate. La canzone si chiama ‘Ti porterò lontano’ ed è disponibile sui principali digital store. Il brano si avvale di un videoclip diretto da Maurizio Bresciani e visibile su Youtube e realizzato negli Usa. Marco Ligabue ha dichiarato su Facebook che, in una società che vuol plagiarti, spesso gli succede di voler fuggire senza nemmeno la valigia. Il cantautore di Correggio fa notare come uno dei meccanismi che incatenano l’individuo in modo errato a questo mondo che passa il minimo sindacale, è il fatto che ‘qualcuno‘ ci convinca che esista un unico colore e un unico modo di intendere la vita. Questo porta la persona ad abbassare gli occhi. Ci vuole poco però, alzando gli occhi, per rendersi conto che mille sfumature sono pronte a colorare l’esistenza.
 

Per il cantautore Mimmo Parisi e per la sua Stratocaster Marshalldipendente è disponibile sui digital store ‘Dammi una mano’, brano che anticipa l’album d’autunno che titola ‘La polvere del ring’. Sul suo canale Youtube è possibile anche vedere il videoclip associato al brano. La canzone ha come tema il ‘curioso atteggiamento’, giusto per usare un eufemismo, di chi si interessa di fatti importanti usando una profonda superficialità. L’ossimoro si impone perché esistono personaggi che creano continuamente neologismi improbabili per indicare disturbi e patologie che avrebbero bisogno di altra attenzione. Cosa c’è di inaccettabile nelle parole cieco, sordo, zoppo o altro? Questi ‘studiosi’ apparentati all’Accademia della Crusca sono dei giocolieri della parola, essi inventano termini e perifrasi pensando di poter modificare la realtà. Così, dopo gli audiolesi, sono nati i visulesi! Le parole non possono modificare la sostanza delle cose: ciechi e non vedenti sono sinonimi e non muteranno di una virgola lo status dei fatti. Per contro, se qualcuno ha bisogno, diamoci da fare… ma per favore: non a parole! Ecco, questo è il filo conduttore della canzone “Dammi una mano” del cantautore bolognese Mimmo Parisi.

‘Io nella vita ho qualcosa da dire/ io nella vita non sono un bluff/ tu prendi il diavolo per la coda/ ma esser famosi è già fuori moda per me/ e non c’è più niente da dire/ e non c’è più niente da capire perché quando l’ostacolo è solo un nuovo gioco politico tutta la gente va in panico ed io mi agito e non mi va di essere normale’. Queste parole appartengono invece a Gianluca Grignani, cantautore appena assurto agli onori della cronaca per lo scontro con alcuni carabinieri. La canzone è “Non voglio essere un fenomeno“, brano apripista per il cd d’autunno “A volte esagero“. Che dire? Testo e titoli sembrano una premonizione di ciò che gli è capitato. Tuttavia e al di là della cronaca va detto che Grignani è un artista che ha fatto della sincerità la sua bandiera. Va ricordato come, tempo fa, ospite in una delle trasmissioni della De Filippi (quale? E chi lo sa… Tra amici, poste, uomini, donne, nonni ringalluzziti e talent per ogni uso ed evenienza, vai a capire quale fosse!), comunque in quell’occasione alla domanda su come cantare meglio, il cantautore rispose in modo spiazzante: ‘Ah, io faccio come mi viene, non sto mica lì a perdere ore’, concluse ridendo. A conti fatti, dopo questa estate tutto sommato scarsa di sole, si preannuncia l’arrivo di un autunno di cd roventi.

(A cura di Giovanni Contini)

I Modà per chi non era a San Siro

Chi era in giro per vacanze e amenità varie, riuscirà comunque ad assistere al concerto della band più popolarre di questa ultima estate. Infatti, il live-evento dello scorso 19 luglio a Milano sbarca in tv: l’ammiraglia Mediaset trasmetterà il concerto dei Modà a San Siro
I Modà di Kekko Silvestre sbarcano su Canale5: per tutti i fan che non hanno potuto godersi il concerto dello scorso luglio allo Stadio San Siro di Milano e per il pubblico dell’ammiraglia Mediaset, arriva in tv la serata-evento nel tempio della musica rock italiano.

Sabato 6 settembre 2014, in prima serata, Canale5 trasmette in esclusiva l’ultima delle due date negli stadi italiani della band (l’altra è andata in scena all’Olimpico di Roma l’11 luglio), show che hanno coronato il tour internazionale dei Modà.

Il concerto dello scorso 19 luglio a San Siro è stato ripreso dalle telecamere Mediaset per uno speciale televisivo che porterà sul piccolo schermo i momenti salienti dell’evento. Sulle reti Mediaset è già in rotazione lo spot che annuncia la messa in onda del concerto: la regia è curata da Gaetano Morbioli, già dietro la macchina da presa per dieversi videoclip dei Modà.

Come noto dalle numerose anticipazioni filtrate sullo show, ad aprire il live dei Modà a San Siro è stato il mini-concerto dei Dear Jack: la band finalista di Amici di Maria De Filippi, in vetta alle classifiche di vendita con l’album Domani è un altro film – prima parte, ha ricevuto da Kekko Silvestre in persona l’invito a tenere l’opening act dei concerti di Roma e Milano, durante i quali Alessio Bernabei e soci hanno proposto dal vivo tutti i 7 brani del loro Ep di debutto. Un’occasione decisamente prestigiosa per una band agli esordi, che partirà col suo primo tour il prossimo autunno.

Ospiti dei Modà a San Siro anche una serie di artisti che hanno segnato il percorso artistico della band, da Pau Donés degli Jarabe de Palo (la loro Dove è sempre sole è stata uno dei brani dell’estate) ai Tazenda (il featuring Cuore e vento è attualmente in rotazione radiofonica), da Bianca Atzei a Francesco Renga. Per finire, ricordiamo che la musica, in autunno, continua con le nuove pubblicazioni di Grignani, Mimmo Parisi, Marco Ligabue e altri validi artisti.