Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Al posto del lei perchè non ci diamo del té?

Domenica, 28 Giugno 2015

 

 

 

 
 
 
Il té di Kate e William con Brad e Angelina
 
È il tè party più bello della storia, anche se purtroppo non ci sono immagini per testimoniarlo. La coppia «reale di Hollywood», come la definisce People, che per primo ha dato la notizia, formata da Brad Pitt e Angelina Jolie, e le loro (vere) altezze reali britanniche, il principe William e la consorte Kate Middleton si sono incontrati a Kensington Palace per un té, venerdì pomeriggio. Si è trattata di una visita informale, nel corso della quale i quattro «hanno discusso dei loro interessi comuni», ha riferito un portavoce alla rivista americana.Angelina Jolie si trovava nella capitale britannica con il marito Brad, 52, e i figli, per partecipare a un pranzo ufficiale del Foreign & Commonwealth Office, in qualità di ambasciatrice per l’Alta Commissione sui rifugiati delle Nazioni Unite.Come scrive People, però, nonostante la tribù Jolie-Pitt fosse al completo in quel di Londra, solo i due attori hanno preso parte all’incontro a Kensington Palace con Kate e William. E anche il piccolo George ormai vera e propria star internazionale– ha mancato l’appuntamento con i due «colleghi» maggiori d’Oltreoceano.Neanche un anno fa, forse lo ricorderete, il premio Oscar Angelina Jolie, 40, fu insignita dalla regina Elisabetta del titolo onorifico di «Dama onoraria», in virtù del suo impegno contro gli stupri di guerra. Ma per fortuna in quell’occasione c’era un fotografo a immortalare il magnifico incontro.

(Da vanityfair.it)

Jeff Buckley, il mito che incise Grace

Venerdì, 14 Novembre 2014
Jeff Buckley
 Jeff Buckley stava per diventare un mito con un solo disco, Grace, destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni ’90, quando una morte assurda lo portò via. Ma tutta la sua vita è segnata da un destino negativo.
 
Jeff Buckley

Jeffrey Scott Moorhead nasce il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, iniziava proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim morì per overdose all’età di 28 anni, entrando nella leggenda della musica americana e trascinando suo malgrado il figlio, che vide per la prima volta poche settimane prima di morire, inconsapevole di un destino altrettanto avverso che si prospettava anche per Jeff.

A 17 anni Jeff forma il suo primo gruppo, gli Shinehead, a Los Angeles. Nel 1990 ritorna a New York e con l’amico Gary Lucas costituisce i Gods & Monsters. Ma i dissidi interni portano il progetto ben presto al fallimento. Jeff Buckley inizia allora una carriera solista suonando nel circuito del Greenwich Villane e rendendosi noto soprattutto per la partecipazione al concerto tributo in onore del padre, di cui interpreta “Once I Was” (da “Goodbye and Hello”). Le sue prime esibizioni avvengono in un piccolo club dell’East Village di New York chiamato Sin-E’. Nel 1993, dopo alcuni anni di gavetta, Jeff ha la possibilità, tramite la Columbia, di registrare il suo primo disco, inciso dal vivo, proprio nel “suo” club. Live at Sin-E’, contiene solo quattro pezzi, due dei quali sono cover, una di Edith Piaf e l’altra di Van Morrison, e due suoi pezzi, “Mojo Pin” ed “Eternal Life”.

Per promuovere il disco Jeff e la sua band partono per una tournée nel Nord America e in Europa. Visto il discreto successo, la sua casa discografica avvia una campagna promozionale per il suo primo disco completo Grace, pubblicato negli Usa nell’agosto del 1994. Nell’album si rivela tutto il talento di Jeff: la sua voce invocante sembra prendere coraggio per strada, finendo in un crescendo, intenso e doloroso. I testi – veri tormenti dell’anima e del profondo — pescano nel repertorio del padre Tim, ma anche di Bob Dylan, Leonard Cohen e Van Morrison. Il lavoro contiene dieci tracce: tre composte da Jeff, due in collaborazione con l’amico Gary Lucas, una con Michael Tighe e una con Mick Grondahl e Matt Johnson, più tre cover, tra le quali, da brivido, la meravigliosa “Halleluja” di Cohen.

Nell’album, Jeff Buckley suona chitarra, harmonium, organo e dulcimer, accompagnato da Mick Grondahl al basso, Matt Johnson alla batteria e percussioni, Michael Tighe e l’amico Gary Lucas alle chitarre. Grace risulta davvero un’opera carica di grazia, eseguita da un gruppo di tutto rispetto, con pezzi che esaltano le doti vocali di Jeff (in particolare le altre due cover, “Liliac Wine”, “Corpus Christi Carol”) tali da raggiungere una struggente intensità. Il canto di Buckley parte piano, modulando le inflessioni nello stile dei folk-singer, ma finisce sempre in un crescendo drammatico e “mistico”, lambendo blues e gospel. Uno stile ad effetto, che lascia senza fiato in ballate come “Lover”, “Ethernal Life” e “Dream Borother”, oltre che nella struggente title track. Musicalmente, sono il tintinnio della chitarra di Gary Lucas e i soffici sottofondi delle tastiere di Buckley a esaltare il senso di religiosità dei brani (meta’ dei quali sono di ispirazione liturgica). Arrangiamenti eleganti, a volte sinfonici, in bilico tra folk e rock, pop e soul, si combinano bene con l’esile trama delle melodie.

Nel 1997 viene avviato il progetto per la realizzazione del nuovo disco My sweetheart the drunk, che uscirà postumo, in una veste piuttosto grezza e visibilmente incompleta, con il titolo di Sketches (for my sweetheart the drunk).

La notte del 29 maggio l’artista si reca con un amico a Mud Island Harbor (Tennessee), dove decide di fare una nuotata nel Mississippi e si getta nel fiume completamente vestito. Qualche minuto più tardi, forse travolto dall’ondata di una nave, sparisce tra le acque. La polizia interviene immediatamente, ma senza risultati. Il suo corpo viene ritrovato il 4 giugno, vicino alla rinomata Beale Street Area. Aveva solo 30 anni. Le indagini stabiliranno che il musicista non era sotto l’effetto né di droghe né di alcol.

Nel 2000, la Columbia, dietro la supervisione di Michael Tighe e della madre di Jeff, pubblica Mistery White Boy, una raccolta dal vivo, e Live in Chicago (su dvd e vhs), concerto del 1995, registrato al Cabaret Metro di Chicago. Nel 2001, esce invece Live à l’Olimpya, ritratto del giovane Jeff nella sua Parigi, contenente brani del primo disco e qualche cover.

Emerso dal circuito folkie e bohemien newyorkese, Jeff Buckley si è dimostrato musicista di razza nonché musa ispiratrice di molti artisti rock, anche in epoca recente. Seppur meno geniale del padre, ha saputo in qualche modo tramandarne lo spirito fragile e disperato, rivelandosi uno dei “personaggi” di culto del decennio Novanta.

 
Gloria Carter, webber

 

Medicina 33 senza Onder

Mercoledì, 1 Ottobre 2014
 
 
 
29-09-2014 –
Massimo Albertini

Nel post Onder, c’è il rischio che i medici abbandonino il famoso “dica 33” per passare a un più economico “dica 32”?

Luciano Onder, conduttore scientifico

Visti i tempi grami nel quale si dibatte la nazione Italia, nonché quella buona parte del mondo civile che dipende da una economia gravemente deficitaria, il passaggio di consegne da Luciano Onder ad un’altra conduzione del popolare programma, porterebbe verso la boutade del sottotitolo. Insomma qualcosa bisogna risparmiare. E’ già da qualche tempo che la notizia di Onder, orfano di Medicina 33, occupa supporti cartacei o virtuali. Parte da qui il tentativo da parte di chi scrive a segnalare con un 32 quel che rimane di Medicina 33, il programma post prandiale del post prandiale, per antonomasia e tradizione di lungo corso, appunto, ottimo Luciano Onder; il quale, tra l’altro, è dotato di un cognome che fa rima baciatissima con ‘stupore’, in inglese ‘wonder’.

Stupore per cosa poi? Sicuramente per il garbo d’altri tempi e per il conforto che il presentatore regala col tono della sua voce, pur trattando di patologie. Onder, quindi, come la speranza fatta conduttore e portatore di buone nuove sui farmaci che tolgono i malanni a chi ascolta mentre beve il caffè davanti alla tv. Al suo posto c’è già una curatrice del suo (ex) programma che sicuramente e senza dubbio, sarà brava. Tuttavia, Medicina 33, senza Onder, sarà per forza Medicina 32: si vuole almeno dare a questo signore il valore di 1? Quindi non si scappa, 33 meno 1 fa 32.

Quali i motivi dell’allontanamento dell’ottimo giornalista? Il direttore generale Rai Luigi Gubitosi hai reso noti i motivi che hanno portato al fine rapporto, nonchè al licenziamento del giornalista e conduttore televisivo dal Servizio Pubblico, citando limiti di età raggiunti (Onder ha 71 anni), e inoltre, l’asservimento a una legge che vieta la riassunzione di ex dipendenti Rai. Infatti, già in passato, il presentatore di Medicina 33 era stato dispensato dalla cura del programma e licenziato. In un secondo tempo, poi, fu riassunto con la titolazione di consulente esterno; lo stipendio assegnatogli in questa nuova veste era di cinquecento euro al mese: il suo compito consisteva nel produrre almeno quattro puntate del suo salottino medico-scientifico per la Rai.

Luciano Onder era andato in pensione nel 2008. Nel 2002, invece, era stato eletto vice del TG2 da Mauro Mazza, che allora era direttore. Quindi, ora, siamo all’ennesimo licenziamento. Tuttavia, questa volta, non è detto però, che la Rai possa non risentirne per il licenziamento del conduttore. Ci sono casi simili al suo che hanno visto perdenti quei dirigenti Rai che avevano appoggiato i licenziamenti. Quest’ultimi dirigenti, poi, sono stati forzati, dal giudice competente, a reintegrare ad esempio, Milo Infante, popolare giornalista e conduttore tv. Infante aveva protestato e fatto causa al Servizio pubblico perché, secondo il suo punto di vista, in una conduzione tv, era stato messo all’angolo su Rai Due. Milo ora, sempre su Rai 2, e dal 9 settembre conduce Senza peccati, un nuovo programma.

Ritornando ad Onder, pare che da Mediaset siano arrivate delle proposte. Così segnala Il Secolo XIX che riporta l’indiscrezione sul presentatore tv di Rai Due: “Mediaset – scrive il quotidiano – sarebbe già pronta a offrirgli una nuova collaborazione”. Al posto di Onder, ora, c’è Laura Berti. Non si sa se sia lei il professionista segnalato da Dagospia, il quale parlava di un contratto da 400.000 mila euro l’anno, che non è certo una cifra da spending review. Comunque sia, l’indiscrezione è partita qualche giorno fa, proprio da Dagospia, il noto blog di Roberto D’Agostino.

Luciano Onder, ti seguiremo su Mediaset

Domenica, 28 Settembre 2014

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33: Laura Berti è la nuova conduttrice

Si conclude così (per ora) l’annosa vicenda: ecco la soluzione interna Rai

Di Raffaele Di Santo Martedì 23 Settembre 2014
 
 
 
 

Luciano Onder, dopo esser stato licenziato dalla Rai per Medicina 33, si è ritrovato da ieri Laura Berti nuova conduttrice della storica appendice del Tg2. Ad accogliere la soluzione “interna” scelta dal telegiornale per Medicina 33, sono stati un nuovo studio e una grafica rinnovata. Rompere il ghiaccio è stato più semplice di quanto si pensasse. La giornalista si è presentata al pubblico, ringraziando chi l’ha preceduta.

Come vedete – ha detto Laura Berti – questa è la prima puntata senza Luciano Onder. Permetteteci di salutarlo con affetto per aver permesso la realizzazione di questa rubrica che da tanti anni è il fiore all’occhiello del Tg2 e un pilastro del servizio pubblico. Diciamo che noi raccogliamo quest’eredità, sappiamo che è una grossa responsabilità, cercheremo di mantenere qualità e interesse, ce la metteremo davvero tutta“, ha concluso.

Articolo aggiornato da Raffaele Di Santo, in data 23 settembre 2014

Luciano Onder verso Mediaset

Luciano Onder licenziato dalla Rai per Medicina 33, ma a Mediaset potrebbe ben presto rifarsi. Parola de Il Secolo XIX che oggi riporta l’indiscrezione sul presentatore tv di Rai Due: “Mediaset – scrive il quotidiano – sarebbe già pronta a offrirgli una nuova collaborazione“. (continua…)

Gli Spandau prodotti da Trevor Horn

Giovedì, 18 Settembre 2014
 
La formazione recente degli Spandau Ballett
 

Era il 1989 e il Muro veniva giù sotto le aggressioni, la rabbia e i sorrisi di speranza di improvvisati picconatori. Le speranze, così pare, ad occhio e croce, non sono state esaudite. Alla libertà di andare dove il cuore porta e dove le scarpe conducono, non è seguita per tutti la possibilità di fare un lavoro decente e una vita decente. La polizia sovietica non spiava più, anche perché c’era ben poco da scoprire tra la gente disoccupata e allo sbando psicologico.

Su quelle mura passate su tutti i canali tv possibili pareva di sentire la voce di “Trough the Barricades”. E forse qualcuno, insieme allo sguardo spinto verso il futuro, aveva portato con se veramente un transistor che trasmetteva gli Spandau Ballet con la loro miglior canzone, per l’appunto “Trough the Barricades”. Il brano prende lo spunto da un evento tragico. Più precisamente, nell’Irlanda del nord, due ragazzi di religione diversa tentano di fregarsene della divisione ideologica e religiosa e cercano di guardare nella stessa direzione comunque. La coppia non avrà purtroppo un futuro coi fiori d’arancio. Gli unici fiori presenti saranno posati, nel loro biancore, sulle loro tombe. Una chitarra evocativa funge da supporto all’intero brano scritto dal chitarrista (Gary Kemp) che, da poco, aveva iniziato lo studio del fingerstyle sulla chitarra acustica. Il 1989 non è solo la caduta del Muro, ma anche la caduta degli Spandau Ballett.

Con le dovute distanze che lo spessore storico impone, anche l’annientamento di una band (non è dimenticabile l’ennesima divisione dei fans tra quelli Duran Duran/fever e quelli Spandau Ballett/comestomalesenzaloro!) è un evento che segna (chiedetelo alle ex teen di allora che, ora madri e padri di fan di artisti(?) made in De Filippi), hanno assistito ai concerti di Tony Hadley, il quale, nella migliore delle tradizioni delle band sciolte, ha continuato anche imbolsito a fare concerti. Il gruppo si mette insieme nel 1976. Gary Kemp si dedica al canto e alla compositore. Steve Norman, più interessato ai suoni , si alterna alla chitarra, al sassofono e alle percussioni). Gary e Steve sono sostanzialmente coloro che danno il la a tutta la storia degli Spandau. Frequentavano la Dame Alice Owen’s School, ad Islington, quando decisero di formare una band per inseguire il successo. Poi fu la volta di John Keeble. John e Steve si incontrarono quando entrambi scoprirono la batteria elettronica nell’aula di musica scolastica, vedendosi regolarmente durante la pausa pranzo per fare pratica. Quindi arrivò il bassista Michael Ellison. L’ultimo ad aggiungersi fu il cantante Tony Hadley. L’album con il quale chiudono i battenti è «Heart Like a Sky». Questo 25 anni fa. Ora, nell’anno di grazia 2014, gli Spandau Ballet sono tornati in studio per un nuovo album di inediti, come riporta l’”Independent”. La notizia è passata attraverso Twitter, annunciando che al nuovo lavoro parteciperà il produttore Trevor Horn. Gli Spandau, per quanto portatori di (ex) ragazzine urlanti, rappresentano anch’essi la possibilità di attirare l’attenzione sulle cose che contano oltre l’intrattenimento di marca esclusivamente ludica. Come in Italia Venditti, De Andrè, o Guccini, Mimmo Parisi (del quale ricordiamo la canzone a tema “A Berlino”) e Gaber, anche gli internazionali cantori di “Trough the Barricades” hanno saputo dare le coordinate giuste.