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Conoscete Onofrio? Altro che quella povera ministra Boschi!

Venerdì, 18 Dicembre 2015

 

 

L’attacco del M5s non l’ha scalfita. Nemmeno un piccolo graffio le ha rovinato la giornata. L’auto difesa fatta dalla stessa Jessica Rabbit della (?)Politica di (?)sinistra, d’altronde, non ha lasciato spazio a nessuno. Il 18 del mese corrente, nel Parlamento, in mezzo al fior fiore dell’Italia che conta (…eccome se sanno contare) Maria Elena Boschi ha saputo buttare in faccia ai Cinque Stelle tutto il suo disprezzo con la Verità e i sacrifici che ha dovuto sopportare sin da pulzella. Quindi ha raccontato della sudata laurea sua, della sudata laurea del primo fratello, della sudata laurea del secondo fratello, della sudata laurea di suo padre, della sudata laurea di sua madre. Mancava che raccontasse anche dei titoli di studio dei cugini e parenti vari e poi avremmo avuto il quadro preciso della sua sacrificata famiglia.
Un nucleo famigliare, il suo, con un profilo mesto.

Chi non ha un padre che è titolare dell’azienda agricola “Il Palagio”; che è stato Funzionario della Federazione Coltivatori Diretti di Arezzo, Consigliere del Consorzio Agrario di Arezzo dal 1978 al 1986, Presidente della Confcooperative di Arezzo dal 2004 al 2010; poi, dal 30 giugno 2008, è divenuto membro del Consiglio della Camera di Commercio di Arezzo; infine, ma questo è un dato del tutto superfluo, dal 3 aprile 2011 è stato fra i componenti del Consiglio d’Amministrazione di Banca Etruria e, anche, vicepresidente?
La madre insegnante, i fratelli laureati e occupati. Beh, è inutile pure dirlo, non sono messi benissimo. La Boschi bene ha fatto a non farsi accusare di conflitto d’interesse: è ovvio che il padre e le azioni che lei stessa aveva comprato dalla banca Etruria sono roba da ridere, ci si sono trovati per caso in mezzo a quella storia. In una famiglia come la sua la banca Etruria c’entra niente, anzi, c’entra: dovrebbe risarcire anche loro.
Diciamolo forte: ridate ai Boschi il maltolto!

Non tutti possono essere fortunati come Onofrio. Altro che il destino infame della povera Maria Elena Boschi. Non conoscete Onofrio? Poco male, se ne può discutere. Dunque Onofrio è originario della Puglia. Ha avuto la grande fortuna di nascere in una famiglia patrizia della Magna Grecia (…oh Dio, non è che ci sia poi tanto da magnare da quelle parti). Suo padre – altro che quell’accattone presidente dell’Etruria, parente della Boschi – è un rinomato ciabattino. Ai figli non ha fatto mancare niente. La cultura prima di tutto. Aristide, il fratello più grande di Onofrio, ha infatti studiato senza fare una piega come alzarsi al mattino alle 4, tutte le mattine, per raggiungere i ‘caporali’ che lo portano a Metaponto e in altri ridenti paesaggi mattutini, pugliesi, lucani e calabresi. Qui, o lì, sotto il sole cocente, o nel freddo di gennaio si fa un sedere importante e poi torna sfinito a casa. Il sole ormai cadente. Il sedere sempre, ogni giorno che passa, più importante.
Poi c’è Maria. La sorella più piccola di Onofrio. Si chiama come la Madonna – non Veronica Ciccone – ed è carina come la Madonna. Anche quando (dopo la maturità e diventata ragioniera/segretaria d’azienda e ha ottenuto un posto strepitoso dal commercialista più in vista del paese) riscuote i suoi 300 euro di stipendio si palesa, verbalmente, la… e che Madonna!
Infine c’è Onofrio. È diventato infermiere. Infermiere professionale, altro che chiacchiere. Quello sì che è un titolo. Un titolo? Una laurea! Come quelle vere. Cavolo, vuoi mettere: lavare sederi e affini è un’attività che altro che stare a sbadigliare al Parlamento per quei miseri 20.000 euro mensili (badateci, i parlamentari non hanno ‘spesso’ una grande passione mentre sono su quegli scranni della Patria).
Sì, Onofrio, quando smette la sua giornata lavorativa ringrazia l’Ipasvi che, nel tempo, gli ha fatto aumentare le responsabilità e diminuire lo stipendio. Ringrazia il Governo e ha per la ministra Boschi la più sentita pietà. Quella poveraccia si è fatta, insieme a tutta la parentela, un sedere così e Onofrio invece si limita a detergerli i sederi. Vuoi mettere?

Una tv… con un format Colorado

Domenica, 25 Ottobre 2015

 

Colorado di Bizzarri e Kessisoglu

La comicità di «Colorado»? Tradizionale e non tiene d’occhio la Rete

Nella nuova stagione della trasmissione di Italia 1 la conduzione affidata a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu

Anche la tv, nel suo piccolo, ha i suoi grandi interrogativi. Perché va ancora in onda «Colorado» mentre è stato chiuso «Zelig»? Perché non c’è più Paolo Ruffini? Perché la giovane Diana Del Bufalo non ha combinato più nulla di buono? Perché ora a condurre «Colorado» hanno chiamato Luca e Paolo? Perché i comici di «Colorado», salvo rare eccezioni, non fanno ridere? Perché il pubblico in sala è così di bocca buona?Mai e poi mai saremo in grado di rispondere e forse le domande sono troppo sfacciate. Qui si va solo per tentativi, per approssimazioni (Italia 1, mercoledì, 21.17). Potremmo cavarcela col sostenere che la comicità di «Colorado» è molto tradizionale, per non dire vecchia (il personaggio, il tormentone facile, la parodia…), fatica a intercettare quanto si sta muovendo sulla Rete: c’è quello che fa il gay, c’è Debora Villa che fa la ragazzina, c’è Pucci che racconta le vacanze a Ibiza, c’è Valeria Graci che prende in giro Federica Panicucci, c’è Leonardo Manera travestito da qualcosa…

 

«Colorado» nasce da un’idea di Diego Abatantuono, Piero Crispino e Maurizio Totti. L’idea era quella di farne una «cantera» per creare un giacimento di artisti pronti per occasioni diverse (teatro, cinema, tv, convention, villaggio vacanze…). Per dire, la Colorado film produce in collaborazione con Medusa il film «Belli di papà» di Guido Chiesa. Ed ecco che la trasmissione diventa un formidabile strumento per promuovere il film che ha fra suoi protagonisti Francesco Facchinetti!

 

La presenza di Pippo Lamberti, di Alessandro Bianchi, di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu ha evocato (si spera, almeno, fra gli spettatori più avvertiti) la straordinaria bravura dei «Cavalli marci» di Claudio «Rufus» Nocera. Ma erano altri tempi, si sbagliava da professionisti. A proposito di Luca e Paolo, per anni ho fatto fatica a capire chi fosse chi. Confondevo i nomi. Adesso non più. Paolo è quello bravo. Luca è quello che litiga con Gasparri.

 

(Articolo scelto sulla rete – di Aldo Grasso – da Pietro Usai)

Golzi dei Matia

Venerdì, 14 Agosto 2015

 

Articolo di massimoalbertini in data 14-08-2015

 

Golzi era nella sua casa di Bordighera quando è stato aggredito da un infarto mortale. Il batterista era in vacanza, nell’attesa di entrare in una nuova stagione concertistica che lo avrebbe portato ancora una volta in contatto coi suoi fan o semplici estimatori. A proposito di fan, il suo ultimo contatto recente risale all’8 agosto 2015. In questa data ha suonato con i Matia Bazar, la sua band di sempre, all’Outlet Village Cilento, a Eboli (SA). E’ stato il suo ultimo concerto. Poi, come già anticipato, un attacco di cuore lo ha ghermito nella sua casa di Via dei Colli a Bordighera, durante la notte tra il 12 e il 13 agosto 2015. Golzi aveva 63 anni.
Il batterista, ma anche arrangiatore e paroliere, è stato l’unico membro storico che ha funto da testimone nell’evoluzione dei Matia Bazar. Infatti, questa band ha visto nelle sue fila diversi musicisti. In estrema sintesi, il processo d’inserimento che fece approdare Giancarlo all’interno della formazione dei Bazar, è riducibile ad un percorso che vide i musicisti Piero Cassano e Carlo Marrale costituire il gruppo progressive/melodico dei Jet. Questi, dopo aver avviato il gruppo, nel 1975, con l’inserimento di Antonella Ruggiero e di Giancarlo Golzi, cambiarono il nome Jet in Matia Bazar. A questo punto i Matia Bazar, perlomeno la formazione più conosciuta,furono pronti: Giancarlo Golzi, Piero Cassano, Carlo Marrale, Aldo Stellitta e Antonella Ruggero.
Parlare di Golzi solo in ambito Matia Bazar, comunque sarebbe riduttivo. Infatti, il musicista iniziò la sua carriera con una band di alta fattura e legata, va da se, ad un’altra temperie storico-musicale. Il riferimento va al Museo Rosenbach, costituito da musicisti legati al rock prog anni settanta. Con loro incide l’album Zarathustra. In questo gruppo rimane fino al 1973. La loro casa discografica, negli anni novanta pubblicherà incisioni inedite che rispondono ai titoli di ‘Rarities, Live’72’. Nel 2000, con l’arrivo del nuovo millennio, Rosenbach si rimette insieme per pubblicare l’album ‘Exit’.
Golzi è l’ultima perdita di un gruppo che ha portato nel mondo il vessillo di una musica italiana alternativa. In ogni caso, alternativa al classico paradigma del bel canto: certo, i Matia Bazar erano melodici, ma l’attenzione agli stili musicali internazionali era ben presente. Infatti, oltre a Golzi, nel 1998 anche Aldo Stellitta fu purtroppo vittima di un problema di salute severo. Stellitta, lo ricordiamo brevemente, è il bassista che contribuisce a rendere famosi alcuni dei brani più popolari della band Bazar: in una lunga carriera di successi, Stellitta, Golzi e compagni passano da ‘Per un’ora d’amore’, ‘Stasera che sera’ e ‘Solo tu’ al techno pop di ‘Vacanze romane’, ‘Souvenir’ e ‘Ti sento’.

 

Al posto del lei perchè non ci diamo del té?

Domenica, 28 Giugno 2015

 

 

 

 
 
 
Il té di Kate e William con Brad e Angelina
 
È il tè party più bello della storia, anche se purtroppo non ci sono immagini per testimoniarlo. La coppia «reale di Hollywood», come la definisce People, che per primo ha dato la notizia, formata da Brad Pitt e Angelina Jolie, e le loro (vere) altezze reali britanniche, il principe William e la consorte Kate Middleton si sono incontrati a Kensington Palace per un té, venerdì pomeriggio. Si è trattata di una visita informale, nel corso della quale i quattro «hanno discusso dei loro interessi comuni», ha riferito un portavoce alla rivista americana.Angelina Jolie si trovava nella capitale britannica con il marito Brad, 52, e i figli, per partecipare a un pranzo ufficiale del Foreign & Commonwealth Office, in qualità di ambasciatrice per l’Alta Commissione sui rifugiati delle Nazioni Unite.Come scrive People, però, nonostante la tribù Jolie-Pitt fosse al completo in quel di Londra, solo i due attori hanno preso parte all’incontro a Kensington Palace con Kate e William. E anche il piccolo George ormai vera e propria star internazionale– ha mancato l’appuntamento con i due «colleghi» maggiori d’Oltreoceano.Neanche un anno fa, forse lo ricorderete, il premio Oscar Angelina Jolie, 40, fu insignita dalla regina Elisabetta del titolo onorifico di «Dama onoraria», in virtù del suo impegno contro gli stupri di guerra. Ma per fortuna in quell’occasione c’era un fotografo a immortalare il magnifico incontro.

(Da vanityfair.it)