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Governo, pronto a eliminare la pensione di reversibilità

Lunedì, 22 Gennaio 2018

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Quando si parla di giustizia(?), i parlamentari sono capacissimi di metterla in atto. Togliendo, questa volta, alle vedove. Ancora una volta non si rendono conto che è arrivato il tempo della redistribuzione dei beni. Di quelli che li hanno.

di Marina Crisafi - Il Governo vuole far cassa sulla pelle delle vedove, andando a toccare anche la pensione di reversibilità. È questo l’allarme lanciato dal segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti che, sulle colonne dell’Huffington Post, denuncia l’arrivo di un disegno di legge delega del Governo alla commissione lavoro della Camera, contenente un punto molto controverso che andrebbe ad incidere appunto sul diritto alla pensione di reversibilità.

Spiegato con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.

Ciò significa letteralmente che l’accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all’Isee e quindi al reddito familiare, andando a ridurre inevitabilmente il numero delle persone che continueranno a veder garantito questo diritto.

Com’è noto, infatti, l’asticella dell’Isee è molto bassa (fissata spesso a redditi da fame) e per superarla, facendo saltare tutti i benefici, basta poco.

Per fare un esempio, è sufficiente che una donna anziana viva ancora con suo figlio che percepisce anche un piccolo reddito da lavoro per far saltare il diritto o che la stessa donna decida di condividere la casa con un’amica (magari vedova titolare di pensione) per rendere meno grama la vecchiaia per perdere la reversibilità. A contribuire all’Isee è anche la casa: la vedova che vive nella dimora coniugale rimarrebbe così con la casa ma senza alcun reddito.

Ad essere colpite, com’è evidente, saranno soprattutto le donne, principali beneficiarie della prestazione in quanto aventi un’età media più alta rispetto agli uomini. Donne che sarebbero – afferma Pedretti “doppiamente colpite” perché oggi hanno una pensione media inferiore a quella degli uomini e che “in futuro rischiano di impoverirsi ulteriormente”.

Sinora per loro la reversibilità costituiva una piccola certezza su cui contare.

Sinora appunto. Perché se dovesse passare così com’è il ddl andrebbe a demolire un diritto individuale che diventerebbe inaccessibile per centinaia di migliaia di soggetti.

“Questo non è solo profondamente ingiusto – prosegue Pedretti – ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato”.

In parole povere, una sorta di “rapina legalizzata” ai danni degli italiani che si augura possa essere oggetto di ripensamento nella discussione che si aprirà a breve in commissione lavoro.

Intanto i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno inviato al Governo una lettera per sollecitare un tavolo di confronto.

Casa Italia, una (non) soluzione per i terremoti

Mercoledì, 23 Agosto 2017

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Il terremoto che ha colpito Ischia rinnova l’incubo. A quasi un anno esatto da Amatrice.

Quello che è successo mette in luce un grande interrogativo: come reagirà questa volta il governo? L’interpellato prova a rispondere e la linea, dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda al segretario del Pd, Matteo Renzi, è la stessa di un anno fa: puntare su Casa Italia. “Dobbiamo correre di più su Casa Italia”, twitta Renzi poche ore dopo che a margine del Meeting di Rimini il ministro aveva affermato: “Dobbiamo lavorare sul progetto Casa Italia, mettendoci ancora più risorse”.

Ma il progetto, annunciato con grande enfasi il 25 agosto 2016 dall’allora premier Renzi sull’onda dell’emotività dopo il terremoto che ha fatto 299 vittime nel Centro Italia, vive una fase di stagnazione evidente. Poche risorse stanziate, dodici mesi dove gli incontri e le consultazioni con le istituzioni locali, le organizzazioni professionali e le associazioni imprenditoriali, sindacali e ambientaliste hanno dato vita a risultati risibili.

Sull’onda emotiva del sisma si rispolvera un progetto celebratissimo, ma mai partito, arenato tra molte lungaggini e poche risorse. Un anno dopo, l’unica casa che finora ha prodotto (quasi) è un nuovo Dipartimento a Palazzo Chigi.

Fuor di metafora, dove si prenderebbero i denari per abbattere mezza penisola e ricostruirla antisismica? Si sia seri. In Italia non esistono fondi per mandare in pensione in un tempo giusto (non quello attuale che fa finire la carriera a cadaveri di settantenni che stanno in piedi per caso!); non esistono fondi per eliminare la disoccupazione giovanile (perché, quella vecchierella ce la teniamo o non esiste?); la scuola è deficitaria e si è ancora – nemmeno ai tempi del duce! – a contribuire per la carta igienica; gli ospedali sono privi del personale numericamente giusto (quando succedono casini, molti invocano la ‘malasanità’, che a volte ci può essere, senza rendersi conto che, nella stragrande maggioranza dei casi è colpa di una dirigenza incapace e che continua a riscuotere stipendi da califfo!); le carceri sono strapiene con individui collegati a un destino segnato e malamente consigliate (molte ‘ong’ carcerarie dovrebbero finirla di mettere idee malsane nella testa dei detenuti che pensano di uscire fuori e fare gli artisti: pittori, scrittori, musicisti, cantanti, etc. Basterebbe dar loro le basi per fare il falegname, il commesso, il ciabattino, il ragioniere, etc.).

La soluzione? Cambiare la società. Non si sfugge. Bisogna che ognuno faccia quello che i propri neuroni gli permettano. Con lo stesso stipendio per tutti. Non bisognerebbe mandare i propri figli all’università con la speranza che non facciano la vita da operaio sfruttato che fai tu: bisognerebbe mandarli perché hanno l’indole adatta a dirigere e non perché, domani, bacchettino quelli come… te stesso, oggi!

Comunque e per tornare al tema principe, una società livellata su un’economia individuale decente avrebbe tutti i soldi necessari a buttare giù le case ataviche e ricostruirle antisismiche. E, per favore, non andate al mare in tempo di votazioni. Scegliete il meno peggio, almeno.

I tagli che penalizzano il 2017

Domenica, 22 Gennaio 2017

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Il bilancio 2017 della presidenza del Consiglio annota i nuovi stanziamenti previsti: 45 milioni di euro per il G7 di Taormina, 201 milioni per il personale (7 in più rispetto al 2016), 90 milioni in più per i contenziosi. E persino 100mila euro destinati a iniziative per «valorizzare e diffondere» il tema delle riforme costituzionali e istituzionali, come se il Referendum non avesse mandato a casa Renzi.

Intanto, nell’anno precedente, ci sono stati i tagli riservati al budget della Protezione civile, più povera nel 2017 di ben 71 milioni di euro.  Ovviamente, i tagli (che non salvano niente, escluso la salvaguardia degli stipendi di chi gestisce) vanno in tutte le direzioni.

Si va dal costo di gestione dei trasporti aerei (sforbiciata da cinquecentomila euro: 1,8 milioni nel 2016, 1,3 quest’anno) alla spesa per comunicazioni e telecomunicazioni d’emergenza, scesa da miseri 50mila ad appena 20mila euro. Centomila euro vengono risparmiati sull’acquisto, noleggio e gestione dei mezzi di trasporto.

Tra gli interventi sparisce del tutto la previsione di un fondo per la prevenzione del rischio sismico, che pure in Italia pare concreto. E invece dai 44 milioni di euro previsti nel 2016 si passa a zero nel bilancio di previsione 2017 (anche se la voce dovrebbe semplicemente finire trasferita nei bilanci del ministero dell’Ambiente, stando alla nota preliminare).

Colpi di rasoio anche sulle spese per investimenti: vanno da 5 milioni a zero euro le spese per realizzare «interventi infrastrutturali connessi alla riduzione del rischio sismico», e cala di altri 9 milioni il «fondo per le emergenze nazionali», che passa da 249

A Varsavia si difende la Costituzione

Sabato, 17 Dicembre 2016

 

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In Polonia, i manifestanti radunati davanti al palazzo presidenziale chiedono al capo dello Stato di proteggere la costituzione da una serie di misure del governo – ritenute anti-democratiche – mentre la crisi politica nel Paese si fa sempre più profonda.

Una folla di duemila persone sta protestando al grido di “libertà, uguaglianza e democrazia”, agitando le bandiere polacca ed europea. Il partito, che in questi mesi ha aumentato la spesa sociale, rimane popolare tra molti polacchi, in particolare tra coloro che vivono fuori delle città.

Le proteste degli ultimi giorni sono divampate a seguito del piano del governo di limitare l’accesso ai giornalisti ai lavori del Parlamento, una mossa considerata anti-democratica dagli oppositori e fanno seguito alla manifestazione di ieri sera davanti al Parlamento.

Ecco il nuovo(?) Governo

Lunedì, 12 Dicembre 2016

Alle 20, il governo Gentiloni, giurerà di fronte al presidente della Repubblica. E’ il numero 64 della storia repubblicana. Il presidente del consiglio incaricato ha sciolto la riserva e ha comunicato la lista dei ministri che lo affiancheranno nell’esecutivo. Il popolo italiano ha votato. Non è stato capito. L’affetto per la vecchia guardia è forte. Come si fa a interrompere la catena che parte da Napolitano, Monti, Fornero e Renzi? E’ stata una stagione splendida per la politica italiana. Per loro, ovviamente.

Crisi di governo a causa della responsabilità!

Giovedì, 8 Dicembre 2016

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Renzi ha chiamato tutti i partiti alla responsabilità.  Che significa? E’, va da se, una boutade. A parte il fatto che chiamare i partiti alla ‘responsabilità’, faccia venire il dubbio che i suoi millle giorni di potere siano stati all’insegna dell’irresponsabilità – e magari è proprio così – per dare possibilità di esercitare la responsabilità, bisognerebbe fare spazio: cosa che a uno come lui, nemmeno passa per la testa. Comunque, l’ex(?) premier ha dichiarato: “Elezioni subito dopo la Consulta con l’Italicum modificato dalla Corte, o un governo di tutti”. Matteo Renzi si chiama fuori da tutto, anche dalla delegazione Pd che andrà sabato alle consultazioni. Nel partito democratico aleggia lo spettro di una rottura con i renziani, che tentano di convincere il leader ad accettare un reincarico, mentre una maggioranza trasversale del partito guarda al Capo dello Stato per un governo di larghe intese, anche senza Matteo Renzi, che arrivi fino al 2018.

Terminati i Mediterranean Dialogues

Sabato, 3 Dicembre 2016
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I tre giorni di incontri internazionali ad altissimo livello, promossi dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), si sono chiusi nella capitale. Si sta parlando dei Mediterranean Dialogues. Un forum del quale la Rai era media partner dell’evento. Per il ministro Paolo Gentiloni, “il Mediterraneo non è un guaio, un condensato di crisi da cui, se possibile, stare alla larga”, ma piuttosto “un paradosso geopolitico”. “E’ contemporaneamente la zona del mondo in cui diversi livelli di tensione si stanno intrecciando e al tempo stesso la zona dove, se riusciamo a governarlo, creiamo un contesto che può avere risvolti positivi in tutto il pianeta”, ha detto Gentiloni.

Pensioni: notizie precise?

Domenica, 16 Ottobre 2016

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Non cela fa. Non ce la fa a star zitto il governo Renzi. Continua a mandar fuori notizie sulle pensioni. Imprecise. Così, nessuno ci capisce niente. E potrà dire che lui ha fatto, ha riformato, ma che le avversità dovute alla Guerra di Troia non erano superabili. Anzi, che gli elefanti di Annibale hanno rallentato tutto: passare le Alpi in questa stagione proibitiva non poteva portare a risultati.

Così, per accedere all’Ape agevolata bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se si è lavoratori attivi. Lo ha riferito il segretario confederale della Uil Domenico Proietti al termine dell’incontro governo-sindacati a Palazzo Chigi iniziato alle 8 di stamattina. Su questi “livelli minimi” il sindacato sta ancora discutendo per cercare di abbassarli. Inoltre per poter accedere al “Ape social”, ovvero l’anticipo pensionistico senza penalizzazione, il tetto fissato dal governo nella legge di Bilancio è di 1.350 euro lordi. Secondo lo stesso Proietti, l’ipotesi è ancora lontana dalle posizioni del sindacato: “Noi pensiamo che questo tetto debba essere un pò alzato” è stato il suo commento. Pronta anche la replica via Twitter della Cgil: ”Il governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per l’Ape social. Gli antibiorici a Matteo Renzi non fanno effetto”. Giudizio critico: ma per favore!